23 Luglio 2006

CASO SLA, TROPPI INCOMPETENTI SOLO IN CERCA DI NOTORIETA`

SANITA` E DINTORNI CASO SLA, TROPPI INCOMPETENTI SOLO IN CERCA DI NOTORIETA`

Il caso del 65enne modenese affetto da sclerosi laterale amiotrofica, in gravi condizioni cliniche, che si rivolge ai giudici e alle autorità sanitarie per ottenere il farmaco Igf-1, il cui costo annuale per paziente si aggira intorno ai 141.000 mila euro, sta creando nella nostra provincia un dibattito che – sia pure in proporzioni del tutto diverse – richiama alla mente tutti gli aspetti negativi della vicenda della terapia Di Bella. Il problema risale al 21 giugno scorso, quando il giudice non ha concesso il nullaosta per avviare l`iter presso il Ministero della Sanità per ottenere gratuitamente il farmaco, non ritenendo sufficientemente comprovata la sua efficacia. Il fatto che i giudici di Vicenza, Napoli, Lamezia Terme, Messina, Vibo Valentia, Termini Imerese abbiano invece deciso di erogare a scopo compassionevole l`Igf-1 a pazienti nelle condizioni simili a quelle del signor G.B. ha provocato reazioni di protesta, con interventi a dir poco discutibili, anche se motivati da un grande senso di solidarietà. In attesa che mercoledì, nel reclamo presentato dal legale e dal medico del paziente, il giudice tutelare possa ribaltare l`ordinanza, allineandosi alle altre esperienze nazionali, Galli del Codacons e in particolare l`assessore Caldana hanno sollecitato interventi adducendo argomentazioni che, oltre ad esulare dalle loro conoscenze e competenze, rischiano ancora una volta di confondere l`opinione pubblica. Caldana infatti, sollecita l`intervento del sinsaco, nella sua veste di presidente della conferenza socio sanitaria, chiedendo addirittura un suo intervento diretto presso la direzione sanitaria dell`Ausl, arrivando a sostenere: “Non riesco proprio a capire le ragioni del rifiuto dell`Ausl di Modena, verso un caso così importante… l`unica ipotesi che posso fare è quella di una impuntatura per ragioni di principio“, e arriva a sostenere che senza questa cura, della quale allega i presunti vantaggi scientifici, quest`uomo morirebbe. Dal canto suo Andrea Guerzoni, direttore sanitario della nostra Ausl, pur sottolineando la necessità di trovare una risposta (sia pur compassionevole) in questi tristi casi, non può che continuare a sostenere l`unica, e a mio avviso corretta risposta che una Usl possa dare in casi simili. “Non essendo ancora comprovata l`efficacia dell`Ifg-1, specialmente in una fase tanto avanzata della malattia non possiamo far altro che attenerci al parere del Tribunale“. L`altra faccia della medaglia in situazioni come questa (ripetiamo: Di Bella simili) riguarda i giudizi non richiesti e da incompetenti sull`efficacia di certi farmaci, giudizi pronunciati da personaggi in cerca di pubblicità. L`intervento in merito infatti di Paolo Nichelli, direttore del dipartimento di Neuroscienze della nostra università e tra i ricercatori più noti a livello europeo in queste malattie, non avrebbe dovuto lasciar spazio ad altri interventi: se è comprensibile per chi si trovi in gravi condizioni cercare risposte dappertutto, è però dovere dei medici e dei massmedia – sostiene Nichelli – dare informazioni corrette e complete. Purtroppo piaccia o no, l`Igf-1 non è un farmaco nuovo: è un ormone già usato in altre sperimentazioni e non valido in questi casi. Non è cioè un farmaco, ci sentiamo di sottolineare, salvavita. Non si può perciò chiedere a questo farmaco soluzioni e risposte che non può dare. Ancora una volta “Sanità e dintorni“, in totale accordo con Nichelli e con Guerzoni dell`Ausl mette in guardia contro le illusioni e le speranze attribuite a farmaci in condizioni disperate. E` perciò al giudice tutelare, dottor Stanzani, che devono rivolgersi le varie attenzioni, sollecitando ad ascoltare più il linguaggio della coscienza quando in questi casi quello della scienza tace.

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