10 Luglio 2006

Aperte le farmacie fiorentine

Firenze “Siamo un servizio pubblico essenziale, non possiamo far mancare la nostra presenza ai cittadini“
Aperte le farmacie fiorentine Così buona parte di quelle di Prato. In regione 80% di chiusure
Il Codacons chiede ai cittadini di segnalare chi è rimasto chiuso: “Lo denunceremo per interruzione di pubblico servizio“

Il fronte delle farmacie toscane si è spaccato il giorno dello sciopero contro il decreto Bersani. Tutti i bandoni di Firenze, e molti di quelli di Prato, ieri hanno aperto regolarmente malgrado gli inviti di Urtofar regionale, l`associazione di categoria che fa capo a Federfarma nazionale, all`astensione dal lavoro. E così, mentre in città come Siena, Grosseto e Arezzo si è registrata un`adesione tra il 90 e il 100% allo sciopero contro le decisioni del governo riguardo alla distribuzione dei medicinali da banco nei supermercati, nel capoluogo i clienti si sono reso conto della protesta solo perché qualche farmacista aveva messo dei cartelli di protesta sui banconi. Ovviamente anche dove si è scioperato sono rimaste aperte le farmacie di turno, che sono una percentuale compresa tra il 20 e il 30% del totale. A Firenze ad esempio si tratta di 40 negozi, di cui 21 sono comunali, su un totale di 117. La città è stata tra le poche in Italia dove la serrata non è avvenuta, assieme a Bologna, Trento e Bolzano. “Chiediamo ai cittadini di segnalarci chi è rimasto chiuso – dicono dal Codacons toscano – Lo denunceremo per interruzione di pubblico servizio“. Per oggi l`associazione propone il boicottaggio delle farmacie, invitando i consumatori ad acquistare medicinali solo in quelle comunali. Che il capoluogo avesse una posizione diversa dal resto della regione si è scoperto pochi giorni fa. All`assemblea nazionale, Urtofar di Firenze sembrava allineata al resto d`Italia. “E` vero, sia Prato che Firenze avevano votato all`unanimità per la serrata – spiega Fabio Franceschini, presidente della sezione toscana dell`associazione farmacisti – Dopo le assemblee locali c`è stato un cambiamento di linea dovuto a considerazioni successive che io in questo momento non conosco. L`importante è che a livello nazionale l`adesione sia stata superiore all`80%, a dimostrazione che la nostra categoria è particolarmente unita“. Il direttore regionale di Urtofar, Bartolomeo Bardelli, aggiunge: “E` un risultato buono anche perché si tratta di un`iniziativa mai fatta in passato. Il governo non ha concertato con i rappresentanti della categoria i provvedimenti contenuti nel decreto, mentre da parte nostra c`era disponibilità a trattare: lo dimostra il fatto che avevamo già avanzato proposte concrete su alcune questioni, come l`elenco dei prodotti per la grande distribuzione“. Domani a Roma ci sarà un consiglio di presidenza di Federfarma, venerdì sarà la volta di un`assemblea nazionale per inasprire la protesta. Chissà cosa decideranno a Firenze in quell`occasione. Intanto, riguardo a ieri, Urtofar provinciale spiega che non si è trattato di una frattura con il resto dell`associazione. “I nostri dubbi riguardano il metodo – spiega Marco Mungai Nocentini, presidente dei titolari di farmacia fiorentini – Non eravamo d`accordo con lo sciopero anche se condividiamo le ragioni della protesta, perché il decreto Bersani non ci piace. Non ci sono problemi con i nostri organi regionali, magari in futuro anche noi decideremo di fare sciopero, un tipo di protesta a cui nessuno è obbligato. La categoria resta unita“. Ma perché nessuno ha tenuto chiusa la serranda a Firenze? “Noi svolgiamo un servizio pubblico essenziale. Non ce la siamo sentita di privare i clienti della nostra presenza – prosegue Mungai Nocentini – Non bisogna scordarsi che abbiamo di recente fatto un accordo con la Asl per distribuire noi i farmaci acquistati dal servizio pubblico per malati con patologie gravi o rare. Si tratta di persone che hanno un rapporto di fiducia con il loro farmacista, che conosce i loro gravi problemi, e sa ad esempio quali altre medicine devono prendere. Siamo rimasti aperti anche per loro“. Sulla particolarità del servizio svolto, puntano i titolari di farmacia per spiegare perché non hanno scioperato. “Abbiamo deciso in un`assemblea – afferma il dottor Fabio Ara alla Farmacia del Galluzzo in via senese – Non vuol dire che siamo favorevoli al decreto Bersani. Il nostro è un servizio di pubblica utilità, ci è sembrato giusto non far mancare l`assistenza ai clienti“. Sono tutti sulla stessa linea. “Non siamo un negozio d`abbigliamento, abbiamo precise responsabilità“, dice Elisa Naldini, della Farmacia della Condotta. Al bancone qualcuno ha appeso un cartello per spiegare motivi della protesta. Secondo Alberto Ciardi della farmacia della Stazione: “Ormai è troppo tardi, dovevamo scioperare appena è stato fatto il decreto“. Anche Gabriele Formenti, titolare della farmacia Boscarino di via Sella, ieri ha aperto come tutti giorni la serranda del suo esercizio “per spirito di servizio“, ma i tono della polemica contro Bersani restano forti: “Il decreto non liberalizza nulla, serve solo a favorire il blocco economico della grande distribuzione a danno dei professionisti. Perché nessuno ricorda che la spesa farmaceutica in Italia è la più bassa d`Europa?“ E Gherardo Bologni, proprietario della farmacia della Nave in piazza Cure accusa il governo di ipocrisia. “hanno detto che il decreto è stato fatto anche per dare lavoro ai farmacisti disoccupati. Ma in realtà, di farmacisti disoccupati, non ce ne sono“.

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