Aperte le farmacie fiorentine
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fonte:
- la Repubblica
Aperte le farmacie fiorentine Così buona parte di quelle di Prato. In regione 80% di chiusure
Il Codacons chiede ai cittadini di segnalare chi è rimasto chiuso: “Lo denunceremo per interruzione di pubblico servizio“
Il fronte delle farmacie toscane si è spaccato il giorno dello sciopero contro il decreto Bersani. Tutti i bandoni di Firenze, e molti di quelli di Prato, ieri hanno aperto regolarmente malgrado gli inviti di Urtofar regionale, l`associazione di categoria che fa capo a Federfarma nazionale, all`astensione dal lavoro. E così, mentre in città come Siena, Grosseto e Arezzo si è registrata un`adesione tra il 90 e il 100% allo sciopero contro le decisioni del governo riguardo alla distribuzione dei medicinali da banco nei supermercati, nel capoluogo i clienti si sono reso conto della protesta solo perché qualche farmacista aveva messo dei cartelli di protesta sui banconi. Ovviamente anche dove si è scioperato sono rimaste aperte le farmacie di turno, che sono una percentuale compresa tra il 20 e il 30% del totale. A Firenze ad esempio si tratta di 40 negozi, di cui 21 sono comunali, su un totale di 117. La città è stata tra le poche in Italia dove la serrata non è avvenuta, assieme a Bologna, Trento e Bolzano. “Chiediamo ai cittadini di segnalarci chi è rimasto chiuso – dicono dal Codacons toscano – Lo denunceremo per interruzione di pubblico servizio“. Per oggi l`associazione propone il boicottaggio delle farmacie, invitando i consumatori ad acquistare medicinali solo in quelle comunali. Che il capoluogo avesse una posizione diversa dal resto della regione si è scoperto pochi giorni fa. All`assemblea nazionale, Urtofar di Firenze sembrava allineata al resto d`Italia. “E` vero, sia Prato che Firenze avevano votato all`unanimità per la serrata – spiega Fabio Franceschini, presidente della sezione toscana dell`associazione farmacisti – Dopo le assemblee locali c`è stato un cambiamento di linea dovuto a considerazioni successive che io in questo momento non conosco. L`importante è che a livello nazionale l`adesione sia stata superiore all`80%, a dimostrazione che la nostra categoria è particolarmente unita“. Il direttore regionale di Urtofar, Bartolomeo Bardelli, aggiunge: “E` un risultato buono anche perché si tratta di un`iniziativa mai fatta in passato. Il governo non ha concertato con i rappresentanti della categoria i provvedimenti contenuti nel decreto, mentre da parte nostra c`era disponibilità a trattare: lo dimostra il fatto che avevamo già avanzato proposte concrete su alcune questioni, come l`elenco dei prodotti per la grande distribuzione“. Domani a Roma ci sarà un consiglio di presidenza di Federfarma, venerdì sarà la volta di un`assemblea nazionale per inasprire la protesta. Chissà cosa decideranno a Firenze in quell`occasione. Intanto, riguardo a ieri, Urtofar provinciale spiega che non si è trattato di una frattura con il resto dell`associazione. “I nostri dubbi riguardano il metodo – spiega Marco Mungai Nocentini, presidente dei titolari di farmacia fiorentini – Non eravamo d`accordo con lo sciopero anche se condividiamo le ragioni della protesta, perché il decreto Bersani non ci piace. Non ci sono problemi con i nostri organi regionali, magari in futuro anche noi decideremo di fare sciopero, un tipo di protesta a cui nessuno è obbligato. La categoria resta unita“. Ma perché nessuno ha tenuto chiusa la serranda a Firenze? “Noi svolgiamo un servizio pubblico essenziale. Non ce la siamo sentita di privare i clienti della nostra presenza – prosegue Mungai Nocentini – Non bisogna scordarsi che abbiamo di recente fatto un accordo con la Asl per distribuire noi i farmaci acquistati dal servizio pubblico per malati con patologie gravi o rare. Si tratta di persone che hanno un rapporto di fiducia con il loro farmacista, che conosce i loro gravi problemi, e sa ad esempio quali altre medicine devono prendere. Siamo rimasti aperti anche per loro“. Sulla particolarità del servizio svolto, puntano i titolari di farmacia per spiegare perché non hanno scioperato. “Abbiamo deciso in un`assemblea – afferma il dottor Fabio Ara alla Farmacia del Galluzzo in via senese – Non vuol dire che siamo favorevoli al decreto Bersani. Il nostro è un servizio di pubblica utilità, ci è sembrato giusto non far mancare l`assistenza ai clienti“. Sono tutti sulla stessa linea. “Non siamo un negozio d`abbigliamento, abbiamo precise responsabilità“, dice Elisa Naldini, della Farmacia della Condotta. Al bancone qualcuno ha appeso un cartello per spiegare motivi della protesta. Secondo Alberto Ciardi della farmacia della Stazione: “Ormai è troppo tardi, dovevamo scioperare appena è stato fatto il decreto“. Anche Gabriele Formenti, titolare della farmacia Boscarino di via Sella, ieri ha aperto come tutti giorni la serranda del suo esercizio “per spirito di servizio“, ma i tono della polemica contro Bersani restano forti: “Il decreto non liberalizza nulla, serve solo a favorire il blocco economico della grande distribuzione a danno dei professionisti. Perché nessuno ricorda che la spesa farmaceutica in Italia è la più bassa d`Europa?“ E Gherardo Bologni, proprietario della farmacia della Nave in piazza Cure accusa il governo di ipocrisia. “hanno detto che il decreto è stato fatto anche per dare lavoro ai farmacisti disoccupati. Ma in realtà, di farmacisti disoccupati, non ce ne sono“.
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