Il tifoso ha imparato a usare la piazza
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fonte:
- Il Resto del Carlino
FIRENZE, nel caldo a piombo di mezza estate, ha l`aria di una città in sollevazione, o tale melodrammaticamente sembra a chi fiorentino non è: dai binari di Campo di Marte ai campi elisi di Coverciano la protesta del tifo viola – per schieramento di forze in campo e per acume logistico – è diventata il paradigma della ribellione al primo grado della sentenza calciopolitana. Una forma di lotta simile a quella degli operai in vertenza, di una categoria lavorativa in lotta, come se il tifare in un certo senso fosse un mestiere e come tale avesse il diritto allo sciopero e nello sciopero trovassero spazio forme di lotta robuste, in aperta piazza. Tutto già visto, per altre vertenze, compresi i cittadini, spaventati e disserviti, che si trovano loro malgrado, nel mezzo del fortunale. Con il Codacons a suggerire ricorsi e a consolare. IL TIFOSO s`organizza, dunque, e non solo in curva, nel porzionato cosmo dello stadio: il salto “culturale“ è sensibile anche se, nell`Italia che contesta per categorie sindacali o corporative in solidale sinergia, la gente del tifo fa per sè e per tre, ma solo in funzione dei propri colori e il resto dell`iride calcistica faccia come crede. Salvo sporadici casi, qui la solidarietà di classe non esiste nè avrebbe senso. La sentenza in primo grado della giustizia sportiva, che condanna la Fiorentina alla B, con grave scorno, a rimorchio, di punti penalizzanti, ha però una caratteristica nuova: il metodo di lotta rimpiazza i furenti velleitarismi e diviene speculare, imitabile, pietra (speriamo non più lanciata) di paragone. Lotta di classe pallonara. Come il lavoratore canonico, che sciopera per l`aumento. Solo che qui non c`entra il salario, ma le sorti di una squadra appetto alla giustizia sportiva. Fino a ieri la rivolta del tifoso aveva conosciuto altri momenti sovracuti, tutti però riconducibili a uno stile da sommossa manzoniana (“pane e giustizia“) ma già lo scorso anno due sollevazioni, pur differenti per clima interno e contenuti, si erano distinte per metodo e strategia pseudo sindacale: quella del Messina che rischiava l`esclusione dalla serie A portò al blocco dello Stretto e dei traghetti: i disagi, come si dice in questi casi per gli scioperi tradizionali, furono notevoli. L`altra grande rabbia tifosa in vertenza fu quella del Genoa, in corteo di fabbrica dal Ferraris al Bisagno: la retrocessione in C fu la causa scatenante. PIÙ SIMIL-SINDACALE e raccolta quella del vecchio cuore juventino, sfilata elastica e nostalgica per le vie di Torino, coi veterani nell`avanguardia, uno spontaneo servizio d`ordine gestito da vecchi e illustri pedatori trascorsi a fior di bianconero. E oggi, ecco le variabili indipendenti, le rivolte fiorentine: forse, per numero di partecipanti, più tumultuose di quelle dei Ciompi e molto più Cobas. Un ulteriore salto di qualità potrebbe avvenire con una saldatura tra tifosi di diverse fedi calcistiche, una vertenza unitaria contro la giustizia sportiva. Come se questa fosse mera controparte. Sarebbe un pesante deragliamento di logica, una pericolosa deriva del vivere civile.
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