16 Luglio 2006

Viadotti autostradali senza protezione: a Terni una sentenza condanna l`Anas

Viadotti autostradali senza protezione: a Terni una sentenza condanna l`Anas. Questo verdetTo potrebbe essere determinante anche negli altri processi in corso in vari tribunali italiani. Primo fra tutti è il caso di Sergio Cianti che dal 1998 combatte affinché la Società Autostrade sia riconosciuta colpevole della mancanza di reti fra le due carreggiate dell`autostrada in località Marzabotto, dove in un banale incidente il 26 settembre 1998 perse la vita suo figlio Diego. “Con una sentenza che per tanti versi non ha precedenti in Italia – spiega l`avvocato Federico Alfredo Bianchi di Roma – il Giudice monocratico di Terni ha condannato per omicidio colposo funzionari Anas, ritenendoli responsabili per il decesso dei giovani Vittori e Vesprini. Il reato omissivo improprio è stato accertato in quanto l`Anas, nel tratto di strada ove si è verificato l`incidente, all`uscita di una galleria, sul raccordo Terni-Orte, direzione Orte in corrispondenza di un viadotto, ha omesso di segnalare e/o prevenire con idonei mezzi una precisa situazione di grave pericolo per l`incolumità pubblica. In buona sostanza il viadotto, a livello strada, era suscettivo di ingannare gli utenti, dando la consapevolezza che le due carreggiate fossero continue. In realtà si tratta di due impalcature distinte, pertanto scavalcare il guard rail, quale unica via di fuga, per accedere sull`altra carreggiata comportava l`inevitabile conseguenza di cadere nel vuoto, quanto meno in assenza di idonee reti di protezione, quelle stesse per cui il responsabile della Toscana per l`Associazione Europea Familiari e Vittime della Strada, Sergio Cianti, si batte da anni con successo“. L`avvocato Bianchi nel processo, ha patrocinato il Codacons mentre per l`associazione di Cianti è coordinatore giustizia e all`epoca dell`incidente di Terni la Onlus non era stata ancora costituita e pertanto non poteva avere ingresso nel giudizio, non potendo rivendicare alcun danno “a posteriori“ quale parte civile. “La sentenza – conclude Bianchi – consente di recuperare e di dare grande momento alla funzione general-preventiva della pena, ponendo, quanto meno, d“ora in poi, tutti gli enti gestori delle strade di fronte alla consapevolezza che tale precedente vale a minare quella stessa certezza di impunità alla base di tante, troppe omissioni ed inadempienze e, per l`effetto, di tante tragedie sulla strada“. La vicenda giudiziaria di Sergio Cianti (assistito dall`avvocato Simone Zani) ora è approdata alla Corte Costituzionale. Dopo l`assoluzione della Società Autostrade, la Procura di Bologna aveva impugnato la sentenza e presentato ricorso. Alcuni meccanismi legislativi però potrebbero impedire un nuova imputazione degli assolti. La Corte scioglierà il nodo.

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