Il maschilismo delle donne
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fonte:
- La Stampa
Eppure ne succedono di cose quest`estate. Belle e brutte, da discuterne mangiando l`anguria finché albeggia. Ma niente da fare, i casi Gregoraci-Sottile e D`Amico-Moggi continuano a dividere e appassionare. Gli uomini, soprattutto. E siccome noi ragazze ci si era un attimo distratte, ecco che Gad Lerner ci richiama all`ordine: “La verità – denuncia dalle pagine di “Vanity Fair“ – è che questo Paese mundial patisce una débâcle della presenza e del pensiero femminista. Avete voi sentito levarsi qualche voce forte e organizzata delle donne che lavorano in Rai, sulle schifezze di Vallettopoli? Avete letto denunce o proposte di segno femminista sulle prime pagine dei giornali?“. Beh, Gad, hai ragione. Non esiste un pensiero femminista forte e organizzato sul caso Gregoraci. E` una lacuna, ce ne si rende conto; ma nel dubbio tra prendere sul serio le proposte del Codacons (contratti trasparenti per le veline), riesumare le vecchie care tecniche sessantottine del “teatro guerriglia“ per attaccare i provini di Pupo e liberare le sorelle sfruttate, chiedere al ministero per le Pari Opportunità di vigilare sui compensi percepiti da Costantino o Daniele Interrante, il dibattito s`è un po` arenato, e s`è finito per credere che il pensiero della magistratura andasse benissimo. Molestie senza portafoglio Certo, c`è la questione del mobbing, e qui ha ragione Lerner a invocare normative più severe. Ma poi. Di cosa parliamo quando parliamo di mobbing? Mica sempre di molestie sessuali. Quelle, certe volte sono il meno. Non è che il problema più pressante delle donne che lavorano sia sfuggire agli agguati dei colleghi o alle avances dei superiori. Certo succede, chi non può vantare almeno un tentato palpeggiamento alla macchinetta del caffè da parte di un capufficio? Uno sguardo lascivo, un invito in barca di un ad persino meno brutto di Salvo Sottile e meno pasticcione di Alessandro Moggi? Ma è su altre questioni – stipendi, carriere, portafogli, attribuzioni di responsabilità, visibilità – che si constata ogni giorno l`eventuale (certificata) inadeguatezza italiana. Lì, con quel po` di neuroni che la calura non ha messo ko, sarebbe preferibile indirizzare la riflessione, femminile e non. Magnifica preda Sarà che il caldo manda in confusione e le sentenze estive della Corte Costituzionale non aiutano a chiarire le idee, ma davvero non si capisce perché gli uomini della nostra vita continuino a entusiasmarsi al caso Ilaria D`Amico. Ammirata non tanto, e come sarebbe giusto, per aver dato un`eccellente prova professionale durante i Mondiali, quanto per aver mandato in bianco il figlio di Moggi. Anche lì, Gad e tutti: cos`ha fatto di così straordinario l`ottima Ilaria? Ha accettato un passaggio a casa, sì è purtroppo ritrovata a Parigi anziché Milano (con gli aerei succede), s`è attovagliata perché bisogna pur nutrirsi, se n`è andata a dormire (ovvio, sola), il mattino dopo s`è fatta riaccompagnare e, s`immagina, ci avrà sghignazzato un po` su con le amiche; le quali, se sono ragazze di cuore, avranno persino provato un moto di tenerezza per quello sganassa di Alessandro. Mica è dovuta intervenire la Cassazione. Bon. Si potrebbe cambiare discorso, in ufficio come alle cene tra amici? Altrimenti tocca dire che il pensiero femminile, seppur debole e disorganizzato, un`ideuzza in proposito ce l`avrebbe. Non sarà che il caso D`Amico, oltre a ringalluzzire tutti i machi sprovvisti di aereo personale (Vallettopoli avrà mica turbato solo le femmine), riattiva una fantasia maschile dura a morire? Sai la conquista difficile, l`osso duro, la preda che si sottrae, quella che te la fa penare e alla fine non te la dà? Ecco, a questo punto non si vorrebbe essere nei panni di Ilaria D`Amico. Temiamo per lei un`estate un po` così, affollata di cascamorti in utilitaria.
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