7 Luglio 2006

Tessere facili e fondi pubblici ecco il business sui consumatori

Tessere facili e fondi pubblici ecco il business sui consumatori
In Sicilia operano una ventina di associazioni per la tutela dei cittadini e si dividono un milione di euro

Bastano pochi iscritti per ottenere il finanziamento La Regione avvia un censimento degli enti



Ogni associazione ha il suo statuto che la differenzia dalle altre. Ma quasi tutte si riconoscono in un denominatore comune: presidenti e segretari non cambiano praticamente mai. I più longevi sono al comando da oltre dieci anni. Da quando cioè la Regione ha varato la legge che riconosce le onlus dei consumatori. E proprio tramite la Regione tredici associazioni si sono spartite lo scorso anno 1.228.472 euro per una serie di iniziative destinate alla difesa dei consumatori. Il finanziamento è la quota parte che spetta alla Sicilia dei ricavi delle multe elevate contro le aziende che hanno violato la legge sulla concorrenza e sono state sanzionate dal garante. Il budget, trasferito alla Regione, è servito soprattutto a foraggiare campagne di informazione presentate dalle associazioni. Campagne che in molti casi si sono risolte nella stampa di depliant e nella loro distribuzione. “Noi abbiamo allestito una vera iniziativa di informazione e formazione contro le truffe – spiega Calogero Vizzini, responsabile regionale della Federconsumatori – Siamo andati in molte scuole superiori a istruire i ragazzi che presto debutteranno nel mondo degli adulti“. Per questa iniziativa la Federconsumatori, che in Sicilia conta 1.761 iscritti e che storicamente è vicina alla Cgil, ha ottenuto 66.340 euro. Sicilia consumatori, che di iscritti ne dichiara appena 307, si è invece accaparrata 46.370 euro per la diffusione della cucina sana grazie al progetto “Impariamo a mangiare“. Sono bastati 113 iscritti alla Confconsumatori per guadagnarsi la giusta visibilità e ottenere così, per le attività di sportello, 43.033 euro. Quello che veramente conta, per entrare nel giro, è il numero degli iscritti che, in fondo, non devono nemmeno essere tanti. Se le organizzazioni di consumatori per essere riconosciute a livello nazionale hanno bisogno di un numero di associati pari allo 0,5 per mille della popolazione, in Sicilia è sufficiente un elenco di cento persone. E con cento iscritti si può anche entrare a far parte del Consiglio regionale dei consumatori utenti (Crcu). Organo, fra le centinaia creati dalla Regione, che mette assieme le onlus e che è stato presieduto finora dal deputato forzista Salvo Fleres. Il Crcu è scaduto dalla fine del `94 e per essere rinnovato la Regione ha avviato ben due censimenti delle organizzazioni. Il primo screening presentato al presidente Salvatore Cuffaro nel novembre scorso è rimasto lettera morta, adesso ne è in corso un altro. Da alcuni mesi se ne occupa la dirigente Maria Castri che spiega: “Continuano ad arrivare richieste di adesione al Crcu per questo ci è sembrato opportuno verificare nuovamente il mondo delle associazioni“, e poi bisogna anche tenere conto di una recentissima sentenza del Consiglio di Stato che si ricollega proprio al monitoraggio delle onlus. “Non bisogna dimenticare – sottolinea Castri – che la politica dei consumatori sta tanto a cuore al presidente Cuffaro“. Effettivamente il governatore è particolarmente attento all`argomento e soprattutto ai suoi attori protagonisti. All`inizio della campagna elettorale, il segretario nazionale del Codacons, Francesco Tanasi, aveva annunciato di volersi candidare alla presidenza della Regione. Poi ha cambiato idea appoggiando Cuffaro. Appena quattro giorni fa, ha ottenuto un posto da componente del Consiglio regionale del turismo. è l`unico rappresentante dei consumatori siciliani ma della sua candidatura lampo dice: “Mi sono ritirato dalla corsa per Palazzo d`Orleans perché entrambi gli schieramenti mi hanno promesso che avrebbero fatto di più per i consumatori. Cuffaro ha garantito maggiori attenzioni di tutti“. Al di là dei progetti dello scorso anno e di quelli che verranno finanziati nell`anno in corso, molte associazioni coltivano il desiderio di essere stabilizzate economicamente: “Alcune organizzazioni – afferma Tanasi – ritengono che sia necessario erogare fondi sufficienti a effettuare servizi sempre più puntuali e costanti“. Le organizzazioni, in teoria, dovrebbero sopravvivere con i proventi degli associati. Per iscriversi si pagano mediamente 25 euro all`anno ma il problema è il rinnovo delle tessere: “Capita spesso che chi chiede aiuto per un torto subito, per esempio da una compagnia telefonica, si iscriva con piacere ma l`anno successivo, risolto il problema, voglia tirarsi indietro – racconta Andrea Pace, presidente provinciale dell`Unione nazionale consumatori – Noi proponiamo con 8 euro in più rispetto ai 26 della tessera, la tutela legale per qualsiasi problema“. Per essere appetibili, oltre che credibili, insomma, le organizzazioni si sono inventate le offerte “acchiappa utenti“ proprio come le aziende che ogni giorno tengono al centro del mirino.

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