6 Luglio 2006

LINEA SOFT DEI PANIFICATORI, DIALOGO CON BERSANI

LINEA SOFT DEI PANIFICATORI, DIALOGO CON BERSANI/ANSA




CONSUMATORI, NON CI SI ASPETTA CALO DEI PREZZI









(ANSA) – ROMA, 5 lug – (di Maria Gabriella Giannice) I

panificatori scelgono la linea soft dopo che dal Ministero per

lo Sviluppo Economico sono arrivati segnali di “apertura e

interesse“ per le loro proposte.

“Vorremmo evitare momenti di forza“ afferma Edvino Jerian,

presidente della Federazione Italiana Panificatori (Fippa),

l`associazione più antica e rappresentativa del settore che

oggi ha avuto un incontro “positivo“ al Ministero. “Abbiamo

riscontrato interesse e attenzione per le nostre proposte“ ha

detto Jerian uscendo dall`incontro dove la Fippa ha chiesto: la

denominazione di `pane fresco` per quello cotto nelle 24 ore, il

riconoscimento del nome di Panificio solo per chi il pane lo

produce davvero, la creazione di un “responsabile di

panificio“ a garanzia della sicurezza e della qualità del pane

prodotto.

Anche dalla Assipan, consociata con Confcommercio, che ieri

aveva annunciato lo stato dell`agitazione e la convocazione di

un direttivo straordinario, arrivano segnali di cautela. “I

nostri associati sono molto responsabili – afferma il segretario

nazionale Umberto Di Punzio – non vorremmo arrivare all`uso

della forza“. E anche loro hanno le loro controproposte da fare

al Ministro, innanzitutto “differire“ l`entrata in vigore

delle disposizioni che li riguardano e ottenere per i panifici

la possibilità di somministrare alimenti e bevande al pubblico.

Di “liberalizzazione guidata“ parla Angelo Roncacci,

responsabile del settore alimentare e dei panificatori per

Confartigianato, che aggiunge “Di fatto la legge del `56 per i

suoi meccanismi impediva l`apertura di nuove imprese. Per

evitare questo problema già le Camere di Commercio di alcune

Regioni per concedere le autorizzazioni necessarie alla licenza

di panificazione adottavano dei criteri che andavano verso la

liberalizzazione attuata dal decreto. Ora quello che noi

chiediamo è l`obbligo di una `qualificazione professionale` per

chi vorrà aprire un nuovo panificio“.

Se al momento i cittadini possono stare certi che il pane

fresco nella panetterie non mancherà, molto incerto è invece

il possibile calo dei prezzi del pane come effetto della

liberalizzazione. Questo bene primario fino al `93 era

calmierato e quando venne tolto il calmiere il settore esulto`,

esultarono molto meno i consumatori che videro la michetta

lievitare non solo nel forno ma anche sugli scaffali. Ciò

accadde soprattutto nelle grandi città, con evidenti differenze

fra città e piccoli centri, fra nord e sud. Poi ad aumentare

ancora il costo arrivò l`euro e dal 2001 al 2006 il prezzo

medio del pane aumentò del 38% passando da 1,80 euro al Kg ai

2,49 euro (dati Codacons ma la cifra è confermata anche dalla

Federazione Italiana Panificatori che parla di oscillazioni fra

i 2-3 euro al chilo).

Le associazioni dei consumatori non credono che ci possa

essere un significativo calo dei prezzi del pane: “Se un calo

del prezzo finale ci sarà – afferma Paolo Martinello presidente

di Altroconsumo – lo si potrà riscontrare soprattutto nei

piccoli centri dove ci sono solo uno o due panificatori. Nelle

grandi città non dovrebbero registrarsi grandi cambiamenti“.

Per Carlo Rienzi del Codacons, che dalle ultime

liberalizzazioni ha calcolato per i consumatori un risparmio a

famiglia di circa 1.600 euro, lascia il pane fuori dalla voce

risparmio: “la ciriola costerà sempre lo stesso“ afferma

sicuro “molto probabilmente diminuiranno i prezzi dei pani

elaborati e quindi costosi rendendoli così disponibili anche

per le classi meno abbienti“. Brioche salate per tutti,

insomma. Se Maria Antonietta l`avesse saputo.

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