LINEA SOFT DEI PANIFICATORI, DIALOGO CON BERSANI
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fonte:
- Ansa
CONSUMATORI, NON CI SI ASPETTA CALO DEI PREZZI
(ANSA) – ROMA, 5 lug – (di Maria Gabriella Giannice) I
panificatori scelgono la linea soft dopo che dal Ministero per
lo Sviluppo Economico sono arrivati segnali di “apertura e
interesse“ per le loro proposte.
“Vorremmo evitare momenti di forza“ afferma Edvino Jerian,
presidente della Federazione Italiana Panificatori (Fippa),
l`associazione più antica e rappresentativa del settore che
oggi ha avuto un incontro “positivo“ al Ministero. “Abbiamo
riscontrato interesse e attenzione per le nostre proposte“ ha
detto Jerian uscendo dall`incontro dove la Fippa ha chiesto: la
denominazione di `pane fresco` per quello cotto nelle 24 ore, il
riconoscimento del nome di Panificio solo per chi il pane lo
produce davvero, la creazione di un “responsabile di
panificio“ a garanzia della sicurezza e della qualità del pane
prodotto.
Anche dalla Assipan, consociata con Confcommercio, che ieri
aveva annunciato lo stato dell`agitazione e la convocazione di
un direttivo straordinario, arrivano segnali di cautela. “I
nostri associati sono molto responsabili – afferma il segretario
nazionale Umberto Di Punzio – non vorremmo arrivare all`uso
della forza“. E anche loro hanno le loro controproposte da fare
al Ministro, innanzitutto “differire“ l`entrata in vigore
delle disposizioni che li riguardano e ottenere per i panifici
la possibilità di somministrare alimenti e bevande al pubblico.
Di “liberalizzazione guidata“ parla Angelo Roncacci,
responsabile del settore alimentare e dei panificatori per
Confartigianato, che aggiunge “Di fatto la legge del `56 per i
suoi meccanismi impediva l`apertura di nuove imprese. Per
evitare questo problema già le Camere di Commercio di alcune
Regioni per concedere le autorizzazioni necessarie alla licenza
di panificazione adottavano dei criteri che andavano verso la
liberalizzazione attuata dal decreto. Ora quello che noi
chiediamo è l`obbligo di una `qualificazione professionale` per
chi vorrà aprire un nuovo panificio“.
Se al momento i cittadini possono stare certi che il pane
fresco nella panetterie non mancherà, molto incerto è invece
il possibile calo dei prezzi del pane come effetto della
liberalizzazione. Questo bene primario fino al `93 era
calmierato e quando venne tolto il calmiere il settore esulto`,
esultarono molto meno i consumatori che videro la michetta
lievitare non solo nel forno ma anche sugli scaffali. Ciò
accadde soprattutto nelle grandi città, con evidenti differenze
fra città e piccoli centri, fra nord e sud. Poi ad aumentare
ancora il costo arrivò l`euro e dal 2001 al 2006 il prezzo
medio del pane aumentò del 38% passando da 1,80 euro al Kg ai
2,49 euro (dati Codacons ma la cifra è confermata anche dalla
Federazione Italiana Panificatori che parla di oscillazioni fra
i 2-3 euro al chilo).
Le associazioni dei consumatori non credono che ci possa
essere un significativo calo dei prezzi del pane: “Se un calo
del prezzo finale ci sarà – afferma Paolo Martinello presidente
di Altroconsumo – lo si potrà riscontrare soprattutto nei
piccoli centri dove ci sono solo uno o due panificatori. Nelle
grandi città non dovrebbero registrarsi grandi cambiamenti“.
Per Carlo Rienzi del Codacons, che dalle ultime
liberalizzazioni ha calcolato per i consumatori un risparmio a
famiglia di circa 1.600 euro, lascia il pane fuori dalla voce
risparmio: “la ciriola costerà sempre lo stesso“ afferma
sicuro “molto probabilmente diminuiranno i prezzi dei pani
elaborati e quindi costosi rendendoli così disponibili anche
per le classi meno abbienti“. Brioche salate per tutti,
insomma. Se Maria Antonietta l`avesse saputo.
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