La rivolta dei taxi: l`11 luglio è sciopero
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fonte:
- Il Mattino
Sciopero. Niente taxi. Per un giorno intero. L`11 luglio non contate sulle auto bianche. I sindacati di categoria sfidano chiunque a trovarne uno solo in servizio in giro per le città. Il popolo dei tassametri ha scelto la protesta generale per dire no alla liberalizzazione delle licenze voluta dal ministro dello Sviluppo, Pierluigi Bersani, ma sulla quale ogni Comune dovrà dire la sua. Il dissenso è stato immediato con i primi blocchi di venerdì a Torino e a Milano. Ma ora Unica-Cgil, Cisl-Taxi, Ugl-Taxi, Ata-Casa, Ait e Cna-Fita hanno deciso di alzare i toni dei no. E hanno organizzato per mercoledì a Roma – oltre all`assemblea nazionale – un corteo che partirà da piazza della Repubblica e arriverà a piazza Venezia. “Abbiamo chiesto una convocazione a Bersani – spiega Nicola Giacobbe, segretario generale della Unica-Cgil – e speriamo di essere ricevuti“. Insomma, quel che proprio non va giù ai tassisti è lo stop al divieto di cumulo delle licenze. L`articolo 6 del provvedimento spiega che i soggetti assegnatari dei nuovi titoli non possono cederli separatamente dalla licenza originaria. I proventi derivanti dall`assegnazione delle nuove licenze, pero, sono ripartiti, in misura non superiore all`80% e non inferiore al 60%, tra i titolari di licenza taxi dello stesso comune che mantengono una sola licenza. In ogni caso – continua il decreto – i titolari di licenza devono esercitare il servizio personalmente o avvalersi di conducenti iscritti nel ruolo, il cui contratto di lavoro subordinato deve essere trasmesso all`amministrazione vigilante entro le ore 24 del giorno precedente il servizio. I Comuni possono poi anche rilasciare titoli autorizzatori temporanei, non cedibili, per fronteggiare eventi straordinari. Come dire che, alla fine, chi comprerà altre licenze oltre quella di cui è già titolare contribuirà a dare una sorta di indennizzo agli altri colleghi che invece non possono permettersi più autorizzazioni. L`obiettivo del ministro Bersani – spiegano dal suo ministero – è aumentare l`offerta dando un impulso all`occupazione e incrementando il turismo. Ma i tassisti non sono d`accordo. “Con questo decreto – commenta Maurizio Longo, responsabile nazionale della Cna-Fita – viene meno il principio un uomo, una macchina, e si dà la possibilità a un unico soggetto di gestire più licenze, aprendo così la strada all`industrializzazione del servizio. Una strada già battuta all`estero, anche in Europa – aggiunge Longo – e che non ha funzionato: i primi a essere scontenti sono i clienti“. “A Roma – aggiunge Carlo Bologna, presidente della Ait, l`associazione italiana tassisti – sono sei anni che non aumentiamo i tassametri. E i costi di gestione di un taxi si aggirano tra i 14 mila e i 15 mila euro l`anno“. “Noi – aggiunge ancora Nicola Giacobbe – di aumentare le tariffe non abbiamo parlato affatto in questa fase. Semmai, per quanto riguarda Roma, da tempo chiediamo di renderle più trasparenti“. Insomma, secondo i sindacati, il taxi deve rimanere a gestione familiare anche consentendo che la stessa vettura sia utilizzata dal figlio del titolare della licenza. I tassisti spiegano che da tempo hanno chiesto all`amministrazione pubblica di discutere questo aspetto insieme a quello della pianificazione della mobilità territoriale e delle corsie preferenziali che si tradurrebbero in maggiore velocità e in minori costi. Ma ora – avvertono – potendo gravitare più vetture intorno a un solo titolare di licenza si otterrà l`effetto di far lievitare i costi e quindi le tariffe per la clientela in cambio di un`occupazione precaria. Il fronte dei consumatori, invece, è molto soddisfatto: “Finalmente misure dalla parte di cittadini“ commenta il Codacons che invita il governo “a non cedere ai ricatti che sicuramente le lobbies delle categorie interessate dalla liberalizzione metteranno in campo“. La Confartigianato infine avverte: “Occhio ai cartelli, questo è un settore alto rischio oligopoli“.
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