21 Giugno 2006

A Milano è boom di locali etnici ma solo 280 su 400 sono iscritti all`Epam

MILANO A Milano i ristoranti etnici sono poco più di 400. Di questi 280 sono iscritti all`Epam, l`associazione provinciale dei pubblici esercizi. Ogni anno aprono di nuovi ristoranti che offrono piatti tipici di ogni parte del mondo, in base alle mode e ai flussi migratori. Ce ne sono per tutti i gusti vietnamiti, eritrei, arabi, cingalesi, giapponesi, tailandesi, indiani, e – non ultimi – cinesi. Spesso questi ristoranti passano di mano in mano, di famiglia in famiglia e, con il cambio di gestione, il più delle volte cambiano anche i dipendenti. “Al personale di questi ristoranti non viene data sempre l`opportuna formazione. Per questo chi viene a contatto con gli alimenti non è sempre in grado di trattarli nel modo appropriato“, racconta Alfredo Zini, presidente del gruppo ristoratori dell`Epam. L`associazione organizza corsi di formazione e aggiornamento biennali obbligatori. Visto il successo della moda del pesce crudo l`Epam ha organizzato il mese scorso un corso sul tema rivolto ai ristoratori, in collaborazione con l`Asl. “Spesso, purtroppo, a disertare sono proprio gli stranieri“, commenta Zini. Ad andare per la maggiore oggi sono proprio i ristoranti giapponesi, quelli che offrono sushi – a base di pesce crudo e riso – e sashimi – di pesce o molluschi crudi. “Il punto è che un pesce che ci viene servito oggi è stato pescato tra le 24 e le 36 ore prima e per questo andrebbe smaltito dal ristoratore non più tardi di 24 ore dopo l`acquisto“, spiega Zini. Ciononostante sono diversi i ristoranti che, per seguire la moda si reinventano e diventano “fusion“. Non pochi gli esempi in città di locali che espongono la scritta “specialità italo-giapponesi“ o l`insegna “ristorante cinese-giapponese“. Oggi il 30% dei consumi alimentari avviene fuori casa. Se per l`80% dei consumatori nella scelta del ristorante incide soprattutto il fatto che quel locale offra prodotti o piatti tipici per gli altri è più importante il prezzo. “Il mercato viene fatto dai consumatori ma la richiesta di ristoranti cinesi è in calo. I ristoranti fusion, invece, rispondono all`esigenza di un folto gruppo di clienti che a tavola amano mangiare sia pizza che specialità etniche, per accontentare tutti i commensali“, aggiunge Zini. Ma come tutelarsi? “Diffidare dei carrelli con cibi freddi, conservati a lungo a temperatura ambiente, specie se con gelatine, creme, maionese, mascarpone, salse e uova. E attenzione che negozianti e camerieri non tocchino gli alimenti con le mani. E se poi il negoziante serve i clienti ma sta anche alla cassa, chiamate i vigili! “, ricorda il Codacons che chiede maggiori controlli. “In estate triplicano i casi di disturbi gastrointestinali causati da alimenti contaminati. L`ampiezza del fenomeno è tale, si stimano 100mila casi all`anno, che dovrebbe destare maggiore attenzione e preoccupazione. Le norme ci sono: chi mette in vendita cibi contaminati commette un reato punibile con la reclusione da sei mesi a tre anni. Forse a mancare sono maggiori controlli“.

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