Alla televisione di stato i suoi 18 mesi più difficili tra polemiche e fughe
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fonte:
- Messaggero Veneto
Diciotto mesi tutti in salita, tra difficoltà di rapporti all`interno e all`esterno dell`azienda Rai, in particolare col mondo della politica, defezioni illustri, crisi degli ascolti e qualche gaffe personale rimasta celebre. Quando Enzo Siciliano diventa il primo presidente della Rai dell`Ulivo (10 luglio 1996), i nemici politici, ma soprattutto quelli interni del famigerato partito Rai, lo accolgono sbandierando subito un`intervista in cui il neopresidente in tempi non sospetti ammetteva candidamente di non vedere mai la tv. L`arrivo del raffinato intellettuale in Rai coincide in realtà con una fase delicata di riordino legislativo del sistema delle telecomunicazioni e i problemi cominciano all`indomani della nomina e si intrecciano con quelli cronici del carrozzone Rai. Pochi giorni dopo la sua nomina, Siciliano inciampa nella prima intervista: a Repubblica (di cui però correggerà il titolo) sostiene che “il Parlamento blocca la Rai“ e scatena le prime polemiche lasciando intendere che direttori di rete e testate saranno rimossi. Subito dopo è la volta del caso Santoro, che Siciliano aveva in parte contribuito ad alimentare con la frase diventata celebre (e utilizzata dallo stesso Santoro per dare il titolo ad un suo libro di memorie e riflessioni sulla tv) “Michele chi?“. La struttura Temporeale, che Santoro dirigeva, viene soppressa nella riunione del cda che nomina i nuovi direttori e Santoro “chiede le scuse dell`azienda“. Nonostante un incontro tra Siciliano e Santoro, il conduttore di Temporeale abbandona la Rai per Mediaset con strascichi polemici. Quella di Santoro è la prima di una serie di defezioni e rinunce, tutte più o meno legate all` insofferenza o delusione dei protagonisti per il comportamento del nuovo cda: Rodolfo Brancoli lascia il Tg1, Nuccio Fava declina l`offerta di dirigere la Tgr, Renzo Arbore rifiuta l`incarico di direttore artistico della Radio (accettando poi quello di Rai International), Pippo Baudo torna a Mediaset e anche Lucia Annunziata (però per problemi di rapporti interni con la redazione del Tg3) è dimissionaria per 24 ore. Intanto la Rai ha anche perso per la prima volta un incontro della nazionale di calcio (Inghilterra-Italia su Tmc). Inizia anche una vera e propria colluttazione dialettica tra il presidente della Commissione di Vigilanza, Francesco Storace, e lo stesso Siciliano, che, un anno dopo la sua nomina, conterà 158 lettere di protesta a vario titolo inviategli dall`esponente di Alleanza Nazionale. Ma il problema principale per Siciliano in Rai (“troppo poeta per guidare un cavallo“, è la battuta di Emilio Fede) è legato agli ascolti, proprio nel momento in cui la concorrenza diventa più intraprendente. Raiuno si vede superata da Canale 5 nella sfida dei varietà del sabato e nel preserale (è la prima volta), mentre fallisce l`esperienza dell`informazione in prima serata con Novantotto e il Tg1 viene insidiato dal Tg5, che il 14 gennaio 1998 lo sorpassa (non era mai successo). Alcune scelte, ispirate dal presidente e certamente in linea col ruolo di servizio pubblico, non danno risultati d`ascolto soddisfacenti (la diretta del Macbeth dalla Scala: minimo storico di Raiuno in prima serata, 1.186.000, share 5,51, ma con un`opera durata circa quattro ore). Tra una polemica sulla trasparenza degli stipendi dei dipendenti Rai (che comunque Siciliano giudica in qualche caso “immorali“), una contestata apparizione di Roberto Benigni al Tg1 nel ruolo di spalla del conduttore (che in futuro, per la verità, sarà ripetuta più volte) e i contrasti su Radio Parlamento, ci si mette anche il Codacons: proprio nel giorno delle dimissioni di Siciliano (21 gennaio 1998) chiede al presidente della Rai 25 miliardi di lire per i danni subiti dalla Lotteria Italia a seguito del flop di Fantastico, lo spettacolo del sabato sera di Raiuno.
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