1 Giugno 2006

Il caro petrolio inchioda l`inflazione al 2,2%

Il caro petrolio inchioda l`inflazione al 2,2%

Preoccupano i possibili rincari dovuti all`aumento dei prezzi alla produzione

TRAINO-ENERGIA L`inflazione non dà segni di discesa e, complice il caro greggio, a maggio resta inchiodata al 2,2% allo stesso livello di aprile. Non bastano i listini virtuosi degli alimentari nè i cali registrati dall`ortofrutta a tamponare gli effetti dei costi petroli- feri in continuo rialzo: i prezzi al consumo restano stabili e quelli alla produzione crescono del 5,5%, l`incremento più alto mai registrato dal dicembre 2000. Lo comunica l`Istat, che proprio alla vigilia della stagione estiva riserva ai vacanzieri una brutta sorpresa: l`impennata del trasporto marittimo, che vede salire dell`8,6% i prezzi dei traghetti rispetto a maggio dell`anno scorso. Colpa, ovviamente, dei maggiori esborsi per il carburante. Gli energetici, infatti, subiscono a maggio un aumento tendenziale del 10,7%, senza il quale l`inflazione si attesterebbe all`1,6%: la benzina verde cresce del 3,2% rispetto ad aprile e del 9,8% rispetto all`anno precedente, mentre il gasolio lievita rispettivamente del 2,9% e dell`11,1%. Un traino contro il quale poco possono fare gli alimentari, saliti in un anno solo dell`1%, anche grazie ai cali tendenziali registrati dalla frutta fresca (meno 5,6%) e dagli ortaggi (meno 3,3%). Tornano invece a salire i prezzi del pollame, che al passare della paura per l`aviaria crescono su aprile dell`1,2%, pur mantenendo la cifra negativa rispetto allo stesso mese del 2005 (meno 6,3%). Ma altri aumenti sarebbero in arrivo: secondo l`Isae, infatti, ci si deve attendere “qualche rialzo nei prossimi mesi“, a causa delle “spinte rilevanti“ provenienti dai servizi. D`accordo anche il Ref, secondo cui “gli incrementi dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali si stanno lentamente spostando a valle della catena produttiva: prima interessavano solo il settore energia, ora si stanno trasferendo anche sui beni intermedi“. Per questo nel 2006 l`inflazione media dovrebbe attestarsi al 2,2%, oltre il 1,9% registrato nel 2005. Una conferma arriva anche da Confcommercio, che rileva la necessità riscontrata finora dalle imprese della distribuzione “di contenere gli aumenti, assorbendo i maggiori costi derivanti dai trasporti e dall`energia, per non deprimere una domanda al consumo ancora molto contenuta“. Insomma, il ritocco dei listini potrebbe essere in agenda. Secondo il Codacons, invece, le stime dell`Istat andrebbero riviste già oggi al 7-8%, a causa delle “tensioni nel settore energetico, con la benzina schizzata alle stelle, le ricadute su prezzi e bollette, e i fortissimi aumenti nei prezzi delle primizie, con le ciliegie al livello record di 10 euro al chilo“.

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