12 Maggio 2006

I crack segnano il territorio

EMILIA ROMAGNA – Da Parmalat a Stayer una montagna di debiti non onorati che supera i 16 miliardi

I crack segnano il territorio

Il caso Bipop Carire è costato ai reggiani 5 miliardi Ad Argenta 10mila i creditori Coopcostruttori

BOLOGNA – Terra fertile per i crack finanziari, quella emilianoromagnola: Parmalat e Giacomelli sono solo la punta di un iceberg di oltre 15 miliardi di debiti non onorati, che negli ultimi tre anni ha messo in ginocchio fiducia e portafogli di migliaia di piccoli risparmiatori da Piacenza a Rimini. Meno al centro dei riflettori, ma non per questo meno traumatici per chi ne acquistò le azioni, sono stati i default finanziari della parmense Arquati ( crack da 100 milioni), della bolognese Cto ( 25 milioni) e della ferrarese Stayer ( 10 milioni di debiti), tutte e tre delistate tra il 2004 e il 2005. Per non parlare degli obbligazionisti rimasti a bocca asciutta di Bipop Carire ( il gruppo in cui confluì, nel 1999, la Cassa di risparmio di Reggio Emilia, al centro due anni dopo di un crack da 10 miliardi con 73.500 risparmiatori coinvolti, secondo stime Adusbef) e degli 8.300 creditori “ a rischio“ di La Veggia, altro gruppo reggiano, attivo nel packaging, il cui bond da 100 milioni è scaduto nel novembre 2004 e alle prese ora con l`imminente scadenza dei due anni di amministrazione controllata, senza però ancora alcuna soluzione prospettata per rientrare in bonis ( così come è riuscito con successo a due altre emiliane con pesanti bond, Italtractor e Fantuzzi). E non si può scordare il buco da un miliardo di euro lasciato nel Ferrarese a 10mila creditori dalla Coopcostruttori di Argenta. Difficile stimare l`impatto che i crack di aziende quotate o non con sede in regione hanno avuto sulle finanze dei risparmiatori emiliano romagnoli, se non facendo riferimento alle azioni legali e conciliative portate avanti dalle associazioni di difesa dei consumatori sul territorio. “ Calcoliamo che solo a Reggio Emilia lo scandalo Bipop Carire sia costato 5 miliardi di euro “ , rimarca Giorgio Salsi, presidente del Comitato reggiano risparmiatori piccoli azionisti Bipop Carire, 5.300 associati ( un terzo emiliani) di cui 1.800 costituitisi parte civile nel processo penale che sta per ripartire a Milano. “ Dopo quattro anni dal passaggio in Capitalia, oltre tre di andamenti positivi in Borsa e nonostante la richiesta di un tavolo di conciliazione alla capogruppo- continua – le famiglie tuttora si ritrovano con una perdita pari al 42,3% dell`investimento iniziale, secondo nostri calcoli su un panel di 120 casi “ . Il default del colosso alimentare Parmalat, schiacciato nel 2003 da 14,5 miliardi di debiti e che ha trascinando nel baratro 145mila risparmiatori resta il più scottante, anche perché a ridosso di altri 1.125 milioni di euro in bond non rimborsati a 35mila persone da Cirio ( azienda “ locale“ con gli stabilimenti piacentino e modenese). Se gli ex obbligazionisti di Collecchio possono sperare ora di recuperare almeno un quarto dell`investimento iniziale essendo diventati azionisti del gruppo tornato in Borsa il 6 ottobre scorso, poche chance restano ai 6.500 risparmiatori coinvolti nell`altro clamoroso crack, quello riminese di Giacomelli: 625 milioni di passivo, 100 milioni di credito chirografario e nessun asset da vendere per risarcire i creditori. Ma almeno l`acquisizione, il mese scorso, da parte della Champion Europe permetterà agli oltre 500 dipendenti della catena sportiva di continuare a lavorare ( a differenza di quanto successo a Cto e Stayer, che hanno chiuso i battenti). Tremila ( l` 85% del dato nazionale) le procure legali raccolte in regione da Federconsumatori per costituirsi parte civile o avviare azioni contro banche nel caso Parmalat ( oltre a 300 istanze di conciliazione con Banca Intesa) e altre 400 per Giacomelli. Adicosum, nei 14 sportelli regionali, ha captato più di 300 domande di conciliazione tra Parmalat, Giacomelli e Cirio ( sulle 2.200 a livello nazionale) e ha avviato circa 2.500 domande di insinuazione al passivo del gruppo di Collecchio. Un altro migliaio le cause del fascicolo Parmalat che – in mancanza di una legge nazionale sulla cross action – sta portando avanti in regione Confconsumatori ( una quarantina, molte chiuse transattivamente, quelle per Giacomelli). Codacons ha puntato più sulle azioni in tribunale ( oltre 200 in regione) che sulle conciliazioni ( poche decine le istanze), mentre sono 250 le pratiche sul tavolo della Legaconsumatori emiliano romagnola per vagliare la possibilità di azioni giudiziarie e altrettante sono arrivate sulla scrivania di Parma dell`Adusbef. Ma il dato più indicativo su come la vicinanza fisica alla fonte dei dissesti non coincida con un maggior numero di risparmiatori “ traditi“ è quello del Comitato ParmalatBond dei clienti Sanpaolo Imi: su 42.642 aderenti in Italia, appena 1.865 ( il 4,37%) sono emiliano romagnoli, così come sui 515 milioni di euro di somme contestate, solo 20,5 competono all`area tra Piacenza e Terni.

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