A New York il greggio termina la sua corsa quasi sotto i 72 dollari, dopo essere salito a un massimo
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fonte:
- Gazzetta del Sud
ROMA Prezzo del petrolio in forte calo. A New York termina la sua corsa quasi sotto quota 72 dollari, dopo essere salito in giornata a un massimo di 74,99 dollari, non lontano dal record storico di 75,35 dollari, toccato il 24 aprile. A far calare il prezzo del petrolio sono state le scorte settimanali Usa, salite più del previsto, specie quelle di benzina. Al Nymex il Light crude ha chiuso in discesa di 2,31 dollari a 72,25 dollari. Giù di 1,99 dollari anche il Brent, che a Londra è quotato 72,63 dolari, dopo essere salito in giornata a 74,97 dollari, toccando di nuovo il record storico raggiunto martedì scorso I prezzi della benzina però restano sotto pressione anche se l`Eni “ha deciso di sospendere l`aumento dei prezzi dei carburanti sulla rete Agip, che sarebbero dovuti andare in vigore da oggi nella misura di 3 centesimi di euro sulla benzina e di 2 sul gasolio. L`ondata di rialzi dopo quelli arrivati nel weekend che hanno fatto segnare nuovi massimi di 1,369 per la benzina e di 1,239 per il diesel ha riguardato molti dei marchi presenti sulla rete italiana. E mentre la Federconsumatori fa i conti del caro-greggio, stimando in 479 euro a famiglia l`aggravio per l`impennata dell`oro nero tra carburanti, bollette della luce e del gas da più parti si torna a chiedere un intervento fiscale. Per attenuare l`impatto sulle tasche degli automobilisti delle fiammate del barile. Tornando all`incidenza fiscale a rifare i conti sul peso (circa il 60% del costo finale per gli automobilisti) sui prezzi dei carburanti è l`Istituto Bruno Leoni che stima in quasi 35 euro la cifra che “brucia“ in tasse per ogni pieno da 55 euro di un`auto a benzina di media cilindrata. L`Istituto che lancia l`iniziativa “Stop Accise“, chiede così al nuovo Governo “un immediato intervento sulle accise: le imposte sui carburanti afferma costano agli italiani, in proporzione al reddito, più che agli altri europei, poiché quelle su un pieno di benzina al mese per un`auto di media cilindrata equivalgono al 2,65% del nostro Pil pro capite, contro il 2,25% dei francesi, il 2,33% dei tedeschi, l`1,79% degli svedesi. Solo i portoghesi sostiene l`istituto pagano più di noi (4,61%)“. Una stangata che incide anche sulle abitudini degli italiani: secondo il Codacons infatti la maggior parte degli automobilisti fa rifornimento per una cifra di 10, 20 euro mentre solo uno su cinque fa il “pieno“ quando si ferma al distributore. “Pesa fortemente il fattore psicologico, ossia la paura di vedersi il portafogli svuotato in un sol colpo a causa del pieno“, spiega l`associazione dei consumatori parlando di “filosofia della riserva: gli automobilisti, specie i giovani, utilizzando sempre più spesso i self-service, e raramente superano la metà del serbatoio“. Mentre la benzina ha sfondato sulle strade italiane la soglia psicologia delle 2.650 lire del vecchio conio segnando il record di 1,369 euro al litro. Comunque la quota 1,4 euro per litro non è poi così distante. In virtù dei differenziali previsti per alcuni tipi di impianti un pieno di un`auto di medio-alta cilindrata vola così anche ad oltre 70 euro. E, in alcune regioni li supera. Come in Campania e Molise dove sono in vigore differenziali decisi dagli Enti locali in seguito al taglio dei trasferimenti nazionali per la sanità: un incremento dell`accisa che ha portato prezzi al consumo ad essere più alti di 0,030 euro rispetto a quelli consigliati dalle compagnie ai propri gestori nel resto d`Italia. Nazionalizzazioni. “Anche io nazionalizzerò le risorse naturali. Se sarò eletto non esproprierò le compagnie straniere, ma chiederò la rinegoziazione dei contratti“. Lo ha detto, secondo la edizione on line del quotidiano di Lima “la Republica“, il candidato nazionalista alla presidenza del Perù Ollanta Humala. “Rispetterò le leggi, ma utilizzerò i meccanismi offerti dal sistema democratico per difendere gli interessi nazionali“, ha aggiunto Humala. L`ex colonnello della lista Unione per il Perù, che ha fatto il pieno di voti al primo turno con il 30,72% (a sei punti di distanza dal socialdemocratico Alan Garcia arrivato secondo), ha commentato la decisione del vicino Evo Morales di nazionalizzare gli idrocarburi boliviani confermando quanto aveva già annunciato più volte, anche se con meno enfasi: nazionalizzerà anche lui le grandi risorse del sottosuolo peruviano. Il Perù è ricco di giacimenti di petrolio e di gas, molti dei quali ancora inesplorati.
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