30 Aprile 2006

LA TESTIMONIANZA DI UNA VITTIMA

LA TESTIMONIANZA DI UNA VITTIMA “Promettevano guadagni facili ma sto ancora pagando i debiti“



“Sto ancora pagando le rate del finanziamento che ho contratto per entrare nell`affare“. A più di quattro anni di distanza dal suo ingresso nell`organizzazione piramidale per la commercializzazione del “tubo tucker“ un bresciano tra le parti offese (preferisce restare anonimo) sta ancora pagando un`ottantina di euro al mese per saldare il debito contratto con la banca: “Quando ho deciso di entrare nell`affare – racconta – non avevo i diecimila euro richiesti per l`acquisto di un tubo e l`ingresso nell`organigramma aziendale. Ma non c`è stato alcun problema: alla convention c`erano già pacchetti-finanziamento pronti. È bastata una firma e la copia di una busta paga per avere i soldi che mi servivano e finire in un pasticcio. Sto ancora pagando – prosegue il bresciano – e sono anche stato costretto a rinegoziare il tasso, perchè stavo versando uno sproposito di interessi“. Dovrà pagare rate per un altro paio d`anni. Come ha fatto il bresciano, operaio in una fonderia a finire invischiato in quella che secondo la procura di Rimini altro non è stata che una maxi truffa che ha coinvolto migliaia di persone? “È stato grazie (lo pensavo allora, non adesso) a un amico – continua nel racconto la parte offesa, che grazie al Codacons e all`assistenza legale offerta dal movimento si costituirà parte civile nel procedimento che sta per prendere il via a Rimini -. Lui era tra i promoter della società. “C`è mezzo di guadagnare qualche soldo“ mi ha detto “vieni a Vicenza alla convention, vedrai con i tuoi occhi““. Il bresciano non lascia cadere l`occasione: lavora in fonderia, l`imponibile a fine anno non è di quelli da capogiro e ben venga qualche soldo in più. “Non sono stato ingordo – ricorda – ma cercavo un`occasione per migliorare la qualità di vita mia e della mia famiglia. Promettevano mari e monti, pareva che il guadagno fosse lì, a portata di mano. E a portata di tutti. L`ambiente poi era effervescente: musica, gente che ballava, pareva una festa più che un incontro di lavoro. Pareva che tutti fossero al settimo cielo: si investivano dei soldi, ma bastava introdurre nuovi soci, portare nuovi acquirenti per rientrare quasi subito di quanto sborsato e salire nel livello piramidale della società puntando verso il vertice. Mi sono lasciato tentare e mi sono buttato. Anche se non avevo tutti i soldi che servivano“. Con l`investimento finanziato dalla banca di 10 mila euro il bresciano acquista uno dei tubi venduti come miracolosi. “L`obiettivo era quello di proporre il tubo alla fonderia in cui lavoravo – continua -. Il titolare dell`azienda era interessato. In fonderia se andava bene ne volevano almeno cinquanta pezzi. Per la fonderia sarebbe stato un investimento consistente, ma il risparmio sarebbe stato interessante. E il guadagno per me altrettanto“. Ma il tubo una volta montato non funziona: la sua presenza è del tutto ininfluente, il risparmio di energia non c`è. “Ma non solo – continua la vittima della Tucker truffa – i tecnici promessi non ci sono, l`assistenza non esiste“. Ed è a questo punto che il bresciano comincia a nutrire i primi sospetti sulla credibilità dell`operazione. I sospetti si fanno ancora più fondati (“ma non sapevo cosa fare“) dopo un altro meeting a cui partecipa e dove ha modo di vedere all`opera il motore dell`intera operazione, Mirco Eusebi, l`imputato numero uno della procura di Rimini. “Un imbonitore nato, una specie di santone – continua-. Ha tenuto un discorso morale, di fede, ma in modo assolutamente strumentale. Lui parlava, o meglio imboniva e tanti dei presenti parevano invasati. Non sono stato alla tenuta che c`era in Toscana, ma c`è stato un amico. E lì la gente veniva addirittura legata, maltrattata. Si consumavano vere violenze fisiche“. “Quando è scoppiato lo scandalo tante cose mi sono apparse chiaramente – conclude il bresciano vittima della truffa -. Non c`era alcun prodotto credibile che potesse far guadagnare: gli unici a mettere in tasca dei soldi sono stati gli inventori dell`affare. O meglio, della truffa“. Da allora il bresciano se ne sta alla larga da qualsiasi buon affare che gli propongono gli amici. “Meglio lavorare in fonderia, finire di pagare le rate del mio finanziamento e accontentarsi di quello che si ha“.

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