23 Aprile 2006

Venerdì nella sede torinese della Coldiretti Regionale

Venerdì nella sede torinese della Coldiretti Regionale abbiamo tenuto una conferenza stampa insieme al Codacons ed alla Federconsumatori per denunciare i gravi fatti che stanno accadendo nel comparto latte piemontese. Giovedì prossimo saremo con i nostri rappresentanti in tutte le prefetture del Piemonte a denunciare che l`industria piemontese del settore si avvale (per quasi il 20%) di latte prodotto in frode alle regole comunitarie con un danno per l`erario di circa 130 milioni di Euro. In compenso i produttori onesti si sono visti ridurre il prezzo alla stalla di 100 vecchie lire al litro (circa il 15%) negli ultimi cinque anni. Aggiungiamo che giornalmente i consumatori, spesso senza saperlo, altre volte convinti dalla presunta comodità e soprattutto dal potere persuasivo della pubblicità comprano latte a lunga conservazione, latticini, formaggi con denominazioni blasonate dove però di italiano c`è solo il marchio! Sono infatti prodotti con latte proveniente da paesi della UE e anche extra UE cagliate e semilavorati congelati e altre tecniche della più sfrenata tecnologia casearia. Per finire tutti vogliono commercializzare sul mercato italiano dove ad esempio il latte fresco viene venduto in media a 35 centesimi in più che in altri paesi UE, ma, non paghi, in sede regionale giovedì la parte industriale ha proposto una ulteriore riduzione del prezzo alla stalla di 2 centesimi (40 vecchie lire) da 32 a 30 centesimi circa. Abbiamo sempre pensato che quando si parla dell`importanza dell`agricoltura, del territorio, del paesaggio, di una possibilità ai giovani di stare nel loro territorio, vi fosse un nesso tra l`enunciazione ed i fatti conseguenti. La vendita delle quote della Centrale del Latte di Alessandria e Asti da parte della provincia di Asti sacrifica l`ultimo gioiello di famiglia, dopo i terreni della Mercantile nel campo agricolo. Anche questa volta senza progetto, senza aver tentato una strada nuova per il ruolo della Centrale, senza aver tenuto minimamente conto del parere della rappresentanza agricola (almeno quella di Coldiretti). Non siamo fautori del pubblico in economia a tutti i costi, ma esempi non lontani come la Centrale del Latte di Torino ed il rapporto con una grande città che certo non ha produttori di latte, si sarebbero potuti esplorare. Il latte è l`alimento per i bambini, gli anziani, e la Centrale rappresenta anche una buona rete di vendita per altri prodotti. Alcuni imprenditori lavorano su prodotti nuovi, mercati nuovi, allevamenti nuovi: iniziative che possono rappresentare un futuro migliore per i giovani, nuovi prati a presidio del territorio ed una maggiore attenzione ai piccoli comuni. Vale la pena di sacrificare tutto questo?


*Presidente Coldiretti Piemonte.

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