Il petrolio di record in record: è a 74 dollari
-
fonte:
- Il Mattino
Inarrestabile petrolio. Ha ritoccato di nuovo il massimo storico. Proprio il Brent, la qualità trattata in Europa, ha sfondato quota 74 dollari, salendo a 74,22. È il record di tutti i tempi. L?oro ha seguito a ruota, volando fino al primato di 644,75 dollari. Era da un quarto di secolo che non raggiungeva una vetta simile. Anche sulle piazze asiatiche siamo a un passo dai 74 dollari. A offrire validi motivi alle manovre speculative è stato lo scoppio di un?autobomba in Nigeria. È esplosa in una caserma provocando due morti. È il triste presagio che le tensioni internazionali sono destinate a gravare pesantemente sulle quotazioni di una delle materie prime fondamentali per lo sviluppo dell?economia. La Nigeria, sesto esportatore mondiale di petrolio e primo produttore in Africa, svolge infatti un ruolo da protagonista sul mercato del greggio. E la situazione nel paese diventa sempre più complessa. I guerriglieri separatisti Mend, che hanno rivendicato l?attentato, annunciano che il gesto di ieri è stato «più simbolico che strategico». E minacciano nuovi attacchi nelle prossime settimane a «obiettivi importanti delle compagnie energetiche» e contro persone. È questo senz?altro un ulteriore motivo di preoccupazione che si aggiunge al nodo della minaccia nucleare da parte dell?Iran. «Reprimeremo con forza ogni aggressione, da qualsiasi parte provenga». Così Teheran ha replicato agli Stati Uniti intenzionati a far ricorso al diritto all?autodifesa. L?utilizzo del petrolio come arma politica, non caratterizza comunque solo la politica iraniana. In Venezuela, il presidente Chavez ha ventilato l?ipotesi che il prezzo possa raggiungere i 100 dollari. E ha minacciato di bruciare tutti i pozzi della nazione nel caso in cui gli States decidano di attaccare il paese. Sull?economia mondiale aleggia il fantasma degli choc petroliferi. Vengono subito alla mente quelli più recenti dell?86 e degli anni ?88 e ?89. Ma si potrebbero rivedere anche i prezzi record del 1980. Ci stiamo avvicinando a grandi passi alla soglia degli 80 dollari. Se venisse superata, secondo gli esperti l?economia mondiale, oggi in espansione, potrebbe invertire questo trend. In termini reali, cioè tenendo conto del?erosione del valore causata dall?inflazione, gli 80 dollari al barile sono stati superati solo nel 1980, innescando uno choc petrolifero in tutti i paesi consumatori che patirono le conseguenze dei rincari. Rispetto al futuro non è affatto ottimista l?amministratore delegato dell?Eni, Paolo Scaroni. Nel suo intervento alla commissione Industria, ricerca ed energia del Parlamento europeo ha sottolineato che i prezzi alti continueranno. Il costo del barile – ha sostenuto Scaroni – sarà superiore ai 50 dollari al barile per i prossimi due, tre anni». Le cause di questa impennata sarebbero legate principalmente alla situazione internazionale collegata all?Iran. Anche se, a parere di Scaroni, la recente impennata sarebbe dovuta più alla «speculazione finanziaria», che a un vero e proprio squilibrio tra domanda e offerta. E l?effetto caro-greggio continua a farsi sentire sui costi della benzina. Api e Ip, con l?aumento della verde a 1,354 euro al litro, hanno aggiornato il massimo assoluto. I consumatori invocano così un intervento dell?Antitrust. La denuncia è che in Italia i prezzi dei carburanti sono ai livelli più alti d?Europa. «Nel nostro Paese – fa notare il Codacons – gli aumenti delle quotazioni del petrolio sembrano avere un impatto maggiore rispetto agli altri partner europei».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: Benzina, brent, carburanti, greggio, paolo scaroni, Petrolio, Prezzi
