21 Aprile 2006

PETROLIO: PREZZI ANCORA IN FIAMME, BRENT SFONDA 74 DLR

PETROLIO: PREZZI ANCORA IN FIAMME, BRENT SFONDA 74 DLR/ANSA




MA A NEW YORK RIPIEGA DA MASSIMI, FIDUCIA SU SCORTE USA









(ANSA) – ROMA, 20 apr – Ancora un altro record per il prezzo

del petrolio: in Europa il greggio ha sfondato l`ennesima

soglia, quella dei 74 dollari al barile. Le tensioni

internazionali continuano infatti ad aggravarsi, scaricandosi

sui prezzi del barile. Il Brent, la qualità di riferimento per

il vecchio continente, più costosa perché estratta dal Mare

del Nord, ha così toccato il nuovo massimo di 74,22 dollari,

cifra mai vista dall`inizio delle contrattazioni nel 1988.

Ma ad infiammarsi è stato anche il Light Crude, scambiato

sulla piazza di New York, salito fino a 72,49 dollari al barile.

Un prezzo ancora record che si avvicina pericolosamente alla

soglia degli 80 dollari, ritenuta dagli esperti di settore il

limite dopo il quale l`economia mondiale, oggi in espansione,

potrebbe invertire rotta. In termini reali, adeguati

all`inflazione, spiega l`agenzia Reuters, gli 80 dollari al

barile furono superati infatti solo nel 1980, innescando uno

choc petrolifero in tutti i paesi consumatori che patirono le

conseguenze dei rincari. Nonostante i ripetuti allarmi, gli

attuali livelli di prezzo non sembrano invece aver compromesso

la crescita che prosegue a ritmi sostenuti in Cina, secondo

consumatore di greggio al mondo, ma anche nel resto del mondo

(proprio ieri il Fondo monetario ha indicato in +4,9% l`aumento

del pil mondiale nel 2006).

Con la domanda a questi livelli, i prezzi rimarranno quindi

ancora alti. E ad esserne convinto è anche il numero uno

dell`Eni, Paolo Scaroni, secondo il quale, nei prossimi due-tre

anni, sarà difficile vedere il barile scendere sotto i 50

dollari. Nell`immediato, le tensioni tra Iran e Stati Uniti

potrebbero anzi complicare ulteriormente le cose, ha

sottolineato l`amministratore delegato, facendo crescere ancora

i costi dei rifornimenti.

Oltre al fronte iraniano rimane peraltro aperto quello della

Nigeria, dove oggi sono tornati a colpire in maniera sanguinosa

i guerriglieri separatisti del delta petrolifero del Niger, con

un`autobomba che ha fatto due morti e numerosi feriti.

L`utilizzo del petrolio come arma politica è ancora più

evidente in Venezuela, dove il presidente Chavez ha minacciato

di bruciare tutti i pozzi della nazione nel caso in cui gli

Stati Uniti decidessero di attaccare il paese (ipotesi

immediatamente respinta da Washington).

A migliorare, invece, sono le prospettive di

approvvigionamento negli Stati Uniti: dopo l`allarme sulle

scorte assorbito ieri dal mercato, oggi è prevalsa la

convinzione che gli stock americani saranno sufficienti per far

fronte alla domanda estiva di carburanti. Nel corso degli scambi

sulla piazza di New York i prezzi si sono quindi sgonfiati

rispetto ai massimi della mattinata, scendendo sotto i 72

dollari.

I rialzi di questi giorni si fanno però sentire sui prezzi

della benzina, anche oggi ritoccati all`insù, superando 1,35

euro al litro. I prezzi consigliati nei distributori Api e Ip

(al momento i più cari della penisola) sono arrivati a 1,354

per la verde e a 1,225 per il diesel. Livelli che secondo il

Codacons pongono l`Italia al top tra i paesi più cari d`Europa.

E che secondo Federconsumatori costeranno agli italiani 232 euro

in più. (ANSA).

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