PETROLIO: PREZZI ANCORA IN FIAMME, BRENT SFONDA 74 DLR
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fonte:
- Ansa
MA A NEW YORK RIPIEGA DA MASSIMI, FIDUCIA SU SCORTE USA
(ANSA) – ROMA, 20 apr – Ancora un altro record per il prezzo
del petrolio: in Europa il greggio ha sfondato l`ennesima
soglia, quella dei 74 dollari al barile. Le tensioni
internazionali continuano infatti ad aggravarsi, scaricandosi
sui prezzi del barile. Il Brent, la qualità di riferimento per
il vecchio continente, più costosa perché estratta dal Mare
del Nord, ha così toccato il nuovo massimo di 74,22 dollari,
cifra mai vista dall`inizio delle contrattazioni nel 1988.
Ma ad infiammarsi è stato anche il Light Crude, scambiato
sulla piazza di New York, salito fino a 72,49 dollari al barile.
Un prezzo ancora record che si avvicina pericolosamente alla
soglia degli 80 dollari, ritenuta dagli esperti di settore il
limite dopo il quale l`economia mondiale, oggi in espansione,
potrebbe invertire rotta. In termini reali, adeguati
all`inflazione, spiega l`agenzia Reuters, gli 80 dollari al
barile furono superati infatti solo nel 1980, innescando uno
choc petrolifero in tutti i paesi consumatori che patirono le
conseguenze dei rincari. Nonostante i ripetuti allarmi, gli
attuali livelli di prezzo non sembrano invece aver compromesso
la crescita che prosegue a ritmi sostenuti in Cina, secondo
consumatore di greggio al mondo, ma anche nel resto del mondo
(proprio ieri il Fondo monetario ha indicato in +4,9% l`aumento
del pil mondiale nel 2006).
Con la domanda a questi livelli, i prezzi rimarranno quindi
ancora alti. E ad esserne convinto è anche il numero uno
dell`Eni, Paolo Scaroni, secondo il quale, nei prossimi due-tre
anni, sarà difficile vedere il barile scendere sotto i 50
dollari. Nell`immediato, le tensioni tra Iran e Stati Uniti
potrebbero anzi complicare ulteriormente le cose, ha
sottolineato l`amministratore delegato, facendo crescere ancora
i costi dei rifornimenti.
Oltre al fronte iraniano rimane peraltro aperto quello della
Nigeria, dove oggi sono tornati a colpire in maniera sanguinosa
i guerriglieri separatisti del delta petrolifero del Niger, con
un`autobomba che ha fatto due morti e numerosi feriti.
L`utilizzo del petrolio come arma politica è ancora più
evidente in Venezuela, dove il presidente Chavez ha minacciato
di bruciare tutti i pozzi della nazione nel caso in cui gli
Stati Uniti decidessero di attaccare il paese (ipotesi
immediatamente respinta da Washington).
A migliorare, invece, sono le prospettive di
approvvigionamento negli Stati Uniti: dopo l`allarme sulle
scorte assorbito ieri dal mercato, oggi è prevalsa la
convinzione che gli stock americani saranno sufficienti per far
fronte alla domanda estiva di carburanti. Nel corso degli scambi
sulla piazza di New York i prezzi si sono quindi sgonfiati
rispetto ai massimi della mattinata, scendendo sotto i 72
dollari.
I rialzi di questi giorni si fanno però sentire sui prezzi
della benzina, anche oggi ritoccati all`insù, superando 1,35
euro al litro. I prezzi consigliati nei distributori Api e Ip
(al momento i più cari della penisola) sono arrivati a 1,354
per la verde e a 1,225 per il diesel. Livelli che secondo il
Codacons pongono l`Italia al top tra i paesi più cari d`Europa.
E che secondo Federconsumatori costeranno agli italiani 232 euro
in più. (ANSA).
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