19 Aprile 2006

Ogni anno nelle casse statali 35 miliardi dal caro-greggio

ROMA – Ogni centesimo di sconto fiscale sulla benzina costerebbe allo Stato poco meno di 500 milioni di euro. Questi i numeri su cui i prossimi esponenti del governo dovranno ragionare prima di decidere interventi a favore dei consumatori. Il problema non è solo contabile, ma politico: forti la pressione perché il futuro governo intervenga sul prezzo della benzina. Sul banco degli imputati il prelievo fiscale che pesa per il 60% del prezzo finale del carburante e in questi anni è persino aumentato come ricorda il Codacons: “Il governo Berlusconi, ha aumentato per ben tre volte le imposte sulla benzina: il 1° ottobre le accise variano da 0,520 a 0,542 euro/litro per la benzina e da 0,382 a 0,403 euro/litro per il gasolio. A dicembre 2003 a 0,559 euro/litro solo per la benzina; a febbraio 2005 l`imposta sui carburanti passa a 0,564 euro/litro per la benzina e a 0,413 euro/litro per il gasolio“. Il tutto mentre l`Iva al 20% si è applicata su prezzi più alti per l`aumento del prezzo della materia prima. Una consistente riduzione dei consumi, specie per il passaggio massiccio del parco automobili verso il diesel, ha ridotto l`entità complessiva delle entrate: 35,4 nel 2004 e 36,1 miliardi nel 2005 (24,5 miliardi dalle accise, 11,6 dall`Iva). Su questa base il Codacons chiede una riduzione di 20 centesimi. Nel centrosinistra si ragiona sui margini d`intervento: “Chiediamo che si tutelino in via prioritaria i consumatori. Quindi, nessun nuovo aumento di bollette“ ammonisce il presidente dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio. Ma si attende di capire la realtà dei conti pubblici: sul carburante interventi sull`Iva sono vietati dall`Ue la riproposizione dello sconto fiscale del 2000 sulle accise (35-50 lire litro, quindi 2-3 centesimi di euro) significa rinunciare a 1-1,5 miliardi recuperabili dall`aumento dell`Iva nel probabile caso il prezzo al dettaglio continui a salire. Allo sconto fiscale potrebbe aggiungersi un`accelerazione della liberalizzazione dei gestori. E nel lungo periodo viene confermato l`obiettivo di incentivare l`affrancamento dal petrolio incentivando fonti rinnovabili come i pannelli solari e l`eolico. Ipotesi che rimarranno tali a lungo e nel frattempo gli italiani si preparano a fare i conti con gli aumenti: secondo Legambiente: “la quotazione record dell`oro nero che provocherà nel prossimo anno un aggravio stimato di 153 euro nei conti degli italiani, che già nel 2005 spendevano in media 2343 euro a famiglia di costi energetici. Il conto della bolletta petrolifera italiana potrebbe rincarare quest`anno di altri 4 miliardi, incidendo del 2% sul Pil nazionale e raggiungendo per il 2006 quota 25 miliardi di euro“. Secondo l`Adoc invece: “Con un aumento del prezzo del greggio fino a 90 dollari al barile le famiglie pagheranno, in un anno, più di 234 euro per la sola benzina che costerà 1,6 euro a litro“. Dubbi anche dal mondo produttivo: la Cia, confederazione italiana agricoltori denuncia un aumento del 15% dei costi pari a 70 milioni di euro che si aggiungono ai 250 milioni di euro in più spesi l`anno scorso rispetto al 2004. Il Presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini stima: “Da febbraio 2004 a febbraio 2006 i continui rincari del petrolio hanno fatto lievitare del 35,3% il costo dei prodotti energetici“.

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