15 Aprile 2006

Ultimatum della Ue sulle carte di credito: “Troppi profitti“


Altolà al bengodi delle banche: con un attacco senza precedenti per intensità e determinazione, la commissaria europea all`Antitrust, l`olandese Neelie Kroes, ha inviato un messaggio ultimativo alle banche e alle società di otto Paesi che emettono carte di pagamento (Visa, Mastercard, bancomat), tra i quali l`Italia, per “mettere le loro proposte sul tavolo allo scopo di ripristinare le condizioni di concorrenza: è finito il paradiso“; Bruxelles ha dato dieci settimane di tempo per concludere una consultazione tra banche, consumatori e altre parti interessate, dichiarandosi pronta ad adottare misure specifiche. “Le banche stanno facendo troppi profitti – recita il messaggio del commissario Kroes – è c`è bisogno di un`azione a favore della concorrenza: non ho nulla contro il profitto, ma qui sono in discussione gli interessi della libera competizione e dei consumatori“. Dall`Italia il il presidente dell`Antitrust Antonio Catricalà si è detto “contentissimo“ che anche Bruxelles abbia adottato una linea di tutela dei consumatori, anche noi stiamo facendo il nostro dovere con grande attenzione. Catricalà ha aggiunto che però in Italia non sarebbero state riscontrate anomalie, “ma se le noteremo potremmo aprire un procedimento“. Ma secondo il Codacons le cose non starebbero proprio così: “Nel settore delle carte di pagamento gli interessi sono già elevatissimi, ai danni dei consumatori, quando si va in rosso“, e sono eccessive le varie commissioni e i costi a carico dei possessori di tali carte. “La carte di pagamento – prosegue l`associazione di tutela dei consumatori – dovrebbero essere totalmente gratuite per gli utenti, in quanto già gli esercenti versano delle commissioni al momento degli acquisti con tali strumenti da parte dei consumatori. Invece i loro costi risultano altissimi come sostenuto anche dall`Antitrust Ue“. Mastercard e Abi: la concorrenza c`è già. La battaglia sui costi delle carte di pagamento si preannuncia molto accesa. Al rapporto Kroes hanno replicato per primi da Mastercard avvertendo che se fossero ridotte le commissioni sugli esercenti “attraverso un intervento regolatorio“, come immaginato da Kroes, che di fatto le ha etichettate come tasse, si tradurrebbe in un incremento dei costi di gestione a carico dei cittadini europei. Mastercard, che dà la sensazione di non voler cedere di un millimetro, ha fatto sapere che sta esaminando il documento con i rilievi dell`Antitrust e si pronuncerà nei termini indicati, ma ha ribadito anche che è impegnata “da sempre per un mercato competitivo“. Sulla stessa onda l`Abi, associazione dei banchieri italiani, secondo cui “in Italia c`è forte concorrenza e, per quanto riguarda le carte di debito, il pagobancomat si posiziona tra i livelli più bassi a livello di costi sia per i commercianti che per i titolari“. Tuttavia secondo Bruxelles il Belpaese si trova nel gruppo sotto tiro, probabilmente in odore di misure antitrust nel caso in cui “dal mercato“ non arrivino indicazioni per ripristinare le regole della concorrenza. Della comitiva fanno parte Finlandia, Portogallo, Belgio e Austria. L`anomalia rispetto alle regole della concorrenza sta nel fatto che “un paio di banche e un paio di società emittenti di carte di pagamento, cioè Visa e Mastercard, stanno approfittando della loro posizione (oligopolistica) per proteggersi“, è la tesi della Kroes. Commissioni fino al 650%, prodotti più cari del 2,5%. Lo scenario dipinto dalla responsabile dell`Antitrust europeo è di una condizione del mercato delle carte di pagamento completamente sbilanciato a favore delle società emittenti e delle banche e a sfavore degli utilizzatori-consumatori, in particolare le imprese minori, cioè i dettaglianti. Un dato per tutti: la commissione richiesta per entrare nel circuito delle carte di pagamento può variare fino al 500% per le Visa e fino al 650% per la MasterCard. Le commissioni per accettare le carte in realtà “tassano“ le vendite al dettaglio perché vengono fatturate dalle banche a ogni operazione: ciò comporta un aumento dei prezzi al dettaglio che arriva anche al 2,5% dell`importo totale delle spese di consumo. Non solo: le società non bancarie difficilmente riescono a competere con le banche “storicamente in posizioni di forza“ che si associano per negoziare con i dettaglianti un`offerta unica che deve valere per tutti.

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