Tango bond, una speranza c`è
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fonte:
- Panorama
L`Argentina ha fatto piangere 450 mila risparmiatori italiani. Quelli che hanno comprato i cosiddetti tango bond: le obbligazioni che, nel dicembre 2001, il governo di Buenos Aires ha dichiarato di non essere in grado di rimborsare. Da allora sono partite numerose iniziative: circa 120 mila risparmiatori hanno aderito al concambio proposto dall`Argentina (con un rimborso di circa il 30 per cento), altri 100 mila hanno venduto i titoli sul cosiddetto mercato grigio (cioè non ufficiale, dove sono scambiati tuttora a 30-32 contro 100 di valore nominale) oppure aderito a concordati con le banche.
Ma ne rimangono oltre 200 mila che possiedono circa 8 miliardi di euro in obbligazioni congelate dal governo di Buenos Aires e devono decidere entro il prossimo 27 aprile se aderire al ricorso che la Tfa, Task force Argentina dell`Abi (www.tfargentina.it), intende presentare a New York all`Icsid, l`organismo arbitrale della Banca Mondiale, contro la Repubblica Argentina.
CONSUMATORI CONTRO LA TASK FORCE
Ma conviene aderire, tramite la propria banca, al ricorso all`Icsid? L`iniziativa ha tempi lunghi: Nicola Stock, presidente della Tfa, ha detto che “ci vorrà più di un anno“. L`esito è incerto.
E, soprattutto, l`adesione all`arbitrato preclude altre azioni legali contro le banche che hanno venduto i titoli a risparmiatori spesso ignari del rischio che correvano.
Perciò le associazioni dei consumatori contestano l`azione della Tfa: in una nota congiunta otto organizzazioni (Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoutenti, Codacons, Confconsumatori, Federconsumatori, Unione nazionale Consumatori) sostengono che “attraverso il ricorso all`arbitrato le banche italiane uscirebbero indenni definitivamente dalla tempesta Argentina, non pagando nessun prezzo“.
La Tfa si difende sostenendo che c`è un`incompatibilità tecnica, legata alle regole Icsid, tra adesione all`arbitrato e altre iniziative legali.
Stock afferma che “non è possibile aderire all`iniziativa Icsid e contemporaneamente avviare altre azioni legali“, ma ribadisce anche che “chiunque dopo aver dato il mandato intenda cambiare idea e abbandonare l`arbitrato Icsid potrà farlo liberamente: basterà rivolgersi successivamente alla propria banca per rinunciare all`iniziativa e intraprendere azioni alternative ritenute più opportune“.
CONVIENE INTERROMPERE LA PRESCRIZIONE
Le associazioni dei consumatori però non ci stanno e invitano gli investitori a inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno interruttiva della prescrizione (il modello è disponibileanche sui siti internet delle associazioni, vedere tabella al piede) sia nei confronti della banca che ha venduto i titoli, sia nei confronti dell`Argentina.
Già: il problema è che secondo le associazioni di consumatori la Tfa vuole solo far perdere tempo e far scadere i termini della prescrizione, che secondo alcuni scatterebbe nel prossimo dicembre 2006, cioè 5 anni dopo il default dichiarato dall`Argentina.
L`avvocato mantovano Roberto Vassalle, esperto di cause in difesa dei risparmiatori, sostiene invece che “quando c`è un contratto di investimento, la domanda di risoluzione per inadempimento ha come prescrizione quella ordinaria, cioè dieci anni dalla data di acquisto dei titoli“.
CAUSE, MOLTE SENTENZE FAVOREVOLI
E la causa contro la banca? Sicuramente è possibile, ci sono già centinaia di sentenza favorevoli ai risparmiatori. L`Assorisp, una nuova associazione costituita nel novembre scorso, ha già avviato 350 cause ed è ottimista: “Finora il Tribunale di Roma ha dato ragione ai risparmiatori in oltre il 95 per cento dei casi, a Genova e Napoli le percentuali sono simili, a Milano le vittorie sono intorno al 75 per cento“, dice l`avvocato Eugenio Picedi Benettini di Genova, uno dei legali dell`Assorisp.
Vassalle, che ha più di 100 cause in corso contro le banche per l`Argentina, ha già ottenuto 24 vittorie e “purtroppo due sentenze non favorevoli, ma abbiamo già fatto appello“, dice l`avvocato.
“Abbiamo un migliaio di cause pendenti e già un centinaio di sentenze positive“, aggiunge Elio Lannutti, presidente dell`Adusbef, che accusa le banche di aver gettato sul lastrico soprattutto “povera gente, come i pensionati indotti a investire la loro liquidazione in strumenti rischiosissimi“.
QUANDO SI PUO` FARE CAUSA
In generale, i risparmiatori possono fare causa con migliori probabilità di vittoria ottenendo il risarcimento (capitale più interessi) se non hanno firmato alcuna carta in cui esonerano la banca dalle sue responsabilità e/o assumono conoscenza del rischio implicito dell`operazione.
In molti casi, sostiene l`Assorisp, l`ordine è stato dato solo al telefono: in questo caso, vale comunque la pena di fare causa. Mara Colla, presidente della Confconsumatori, consiglia in particolare l`azione legale ai risparmiatori che:
1) abbiano acquistato i bond durante o dopo il 1999;
2) non abbiano sottoscritto il relativo ordine di acquisto, anche se anteriore al 1999;
3) abbiano acquistato bond non non regolarmente registrati;
4) abbiano acquistato i titoli da Unicredit Banca, da Banca Intesa o da banche da questa incorporate, perché già sanzionate dal ministero dell`Economia.
Invece la Confconsumatori consiglia l`adesione all`arbitrato Icsid ai risparmiatori che hanno acquistato i tango bond prima del 1999, perché fino a tale data il rating dell`Argentina era ottimo e non giustifica azioni giudiziarie nei confronti delle banche. A meno che non si possa agire per altre ragioni.
Infatti, continua Mara Colla, “anche i risparmiatori che hanno acquistato i titoli prima del 1999, interessati a sottoscrivere l`adesione al ricorso proposto da Tfa, devono prima accertare se non esistano motivi fondati di ricorso contro le banche“. Conviene sempre contattare gli uffici legali delle associazioni, per verificare se ci si può avvantaggiare da sentenze favorevoli ad altri risparmiatori già emesse dai vari Tribunali italiani.
CAVILLI LEGALI E CORRETTE INFORMAZIONI
C`è poi, tra l`altro, anche un cavillo legale che riapre la speranza per chi ha investito in bond argentini. Su 113 emissioni, solo 13 “potevano essere legittimamente collocate ai privati: erano le sole provviste del prospetto Consob“, nota l`Assorisp. Queste 13 obbligazioni, con un ammontare di 4 miliardi di euro sui 14 investiti dai risparmiatori italiani, sono tutte emesse nel 1999: il 19 marzo, 26 aprile, 1 e 16 luglio, 21 ottobre, 9 e 26 novembre, 7 e 21 dicembre.
Per tutti gli altri tango bond, l`Assorisp sostiene che “anche se l`investitore dovesse aver firmato l`informativa sul rischio e sull`eventuale conflitto di interessi, il contratto d`acquisto che ha sottoscritto è nullo, in quanto il titolo che gli è stato venduto non poteva essere assolutamente collocato a privati“.
Francesco Avallone della Federconsumatori aggiunge: “Si può fare causa alla banca, in ogni caso, se i risparmiatori non sono stati informati correttamente sui rischi dei titoli argentini“. L`Assorisp nota anche che “la legge impone di informare chiunque (e quindi non solo, come si potrebbe essere portati a credere, le persone meno istruite, ma anche quelle con maggiori competenze in campo finanziario) in relazione ai rischi specifici che il singolo investimento proposto comporta“.
E proprio in questa direzione va una recente, interessante sentenza a Catania: racconta Lannutti che “persino un funzionario bancario, addetto all`ufficio titoli con oltre 35 anni d`esperienza, avendo comprato bond è stato integralmente rimborsato.
In tutto, abbiamo un migliaio di cause pendenti e già un centinaio di sentenze positive“.
COSTI E DOCUMENTI NECESSARI
Da notare che tutte le associazioni, grazie all`adesione di avvocati impegnati nella tutela dei risparmiatori, contengono i costi delle azioni legali alle banche: per esempio l`Assorisp annuncia che sarà richiesto soltanto il rimborso delle spese vive, già predeterminate in partenza, con il pagamento di un ?contributo unificato` (cui si aggiunge sempre una marca da 8 euro) che va da un minimo di 170 euro per le cause di valore fino a 26.000 euro, fino a un massimo di 1.110 euro per cause di valore superiore a 520.000 euro.
Per ogni causa da promuovere contro le banche, l`Assorisp ricorda che il risparmiatore dovrà fornire i seguenti documenti:
o fissati bollati o comunque contabili bancarie comprovanti l`acquisto dei titoli per cui si chiede il risarcimento (indispensabile)
o se possibile, ogni altro documento fornito dalla banca in relazione all`operazione eventualmente in possesso del risparmiatore (come contratti quadro, profili di rischio fatti sottoscrivere dalla banca, prospetti informativi firmati e quant`altro)
o i dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo dell`investitore.
Inoltre, tutte le associazioni richiedono l`iscrizione (costa di solito tra i 30 e 50 euro all`anno) che in genere può avvenire anche compilando una scheda che si trova nei loro siti.
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