L`Antitrust chiede chiarezza sui tassi decisi dalle banche
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fonte:
- Il Secolo XIX
L`Abi respinge le accuse dei consumatori: “Non siamo un cartello“
Roma L`Antitrust mette in discussione il diritto delle banche di modificare unilateralmente le condizioni dei conti correnti, lasciando al cliente come unica via d`uscita la chiusura del conto. Sollecitato dalle denunce delle associazioni di consumatori, che lamentano “un generalizzato e orchestrato“ aumento del costo del denaro, il presidente dell`Authority per la concorrenza, Antonio Catricalà, ha detto ieri che l`Antitrust potrebbe fare una segnalazione nell`ambito dell`indagine conoscitiva sui costi dei conti correnti bancari a governo e parlamento. Secondo Catricalà, bisognerebbe modificare l`articolo 118 del Testo Unico bancario, che consente agli istituti di credito di cambiare a propria discrezione le condizioni del contratto. Una modifica, secondo il presidente dell`Authority, si imporrebbe anche per la delibera Cicr che stabilisce che per le comunicazioni alla clientela vale la pubblicazione delle modifiche sulla Gazzetta Ufficiale. “Bisogna che il rapporto contrattuale con la banca – ha spiegato Catricalà parlando a margine di un convegno al Cnel sulla riforma degli ordini professionali – sia, come tutti gli altri rapporti, su un piano assolutamente paritario tra risparmiatore e banca. Mi sembra assurdo che ci sia una posizione di forza che consente alle banche di cambiare autonomamente le condizioni di contratto e comunicarle in maniera molto vaga e generica sulla Gazzetta“. L`Autorità farà quindi “una segnalazione nell`ambito dell`indagine conoscitiva sui costi dei conti“. Nell`ambito della stessa indagine si cercherà anche di “approfondire in che modo queste variazioni avvengono, se avvengono in modo coordinato oppure se ciascuna banca decide effettivamente in modo autonomo“. Alla domanda se c`è il sospetto di un cartello tra le banche, Catricalà ha risposto: “Andremo a vedere, perché stranamente avvengono tutte lo stesso giorno“. Immediata la replica dell`Abi, l`associazione delle aziende di credito, che si è sentita sotto accusa. “L`Abi non organizza cartelli sui prezzi dei prodotti e dei servizi e tutte le accuse in questo senso vanno respinte come infondate e diffamatorie“, afferma una nota che cita, per smentire le accuse, “la grande varietà di prodotti e servizi, e soprattutto dei relativi prezzi, che ogni giorno i clienti trovano allo sportello, su internet o via telefono per gestire il proprio denaro“. L`Associazione bancaria ricorda, però, che le banche “sono il canale di trasmissione della politica monetaria: gli aumenti sono quindi la normale e naturale conseguenza dell`indicazione data in questo senso dalla Bce“. Secondo l`Abi il ritocco dei tassi di interesse sta avvenendo, comunque, con tempi e modalità del tutto differenti da banca a banca, “a ulteriore testimonianza della forte concorrenza che contraddistingue il settore“. Per quanto riguarda la modifica delle condizioni contrattuali, le banche si si trincerano dietro la procedura prevista dalla legge, che prevede la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e l`invio dell`informazione al cliente con il primo estratto conto successivo, con la possibilità di recedere alle vecchie condizioni. Adusbef e Codacons, invece, plaudono a Catricalà. E chiedono anche che venga cancellata “l`odiosa voce “spesa per chiusura conto corrente“ che obbliga il correntista intenzionato a cambiare banca a versare un balzello che si aggira mediamente intorno ai 100 euro“.
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