21 Marzo 2006

Trapianto negato, liste d?attesa sotto accusa

Trapianto negato, liste d?attesa sotto accusa




«Durante l?ultimo ricovero le condizioni del paziente si erano aggravate, tanto che dal trentottesimo posto in lista era passato al quinto: qui in Veneto questo significa un?attesa di circa tre mesi, molto inferiore alla media nazionale che per i trapianti di fegato è di circa un anno e mezzo». All?indomani del suicidio di Pietro Terminiello, il muratore di Massa Lubrense che si è tolto la vita lanciandosi dal terzo piano dell?ospedale di Sorrento dove era ricoverato di ritorno dall?ennesimo, inutile viaggio della speranza a Padova, prevalgono sgomento e amarezza fra i medici che lo avevano in cura. Ma si accendono anche le polemiche, di fronte agli ostacoli drammatici di fronte ai quali si trovano gli ammalati in attesa di trapianto. Perchè il dramma di Pietro, che si è concluso nel peggiore dei modi, è il dramma di tutti: il calvario di chi è impegnato fisicamente e psicologicamente in una doppia lotta, contro la malattia e contro il tempo. Bisogna sopravvivere, sperando che l?organo compatibile arrivi più in fretta della fine. «Era già stato programmato un nuovi controllo fra sei settimane», dice oggi il direttore del Centro regionale trapianti del Veneto, Claudio Rago, ricordando che Terminiello era stato preso in carico dall?Azienda ospedaliera di Padova il 13 maggio 2004 e iscritto in lista a settembre 2005. E sull?operato dei medici veneti non esprime alcuna riserva il direttore del Centro nazionale trapianti, Alessandro Nanni Costa, che parla di «grande dramma umano» a fronte di una situazione che pure «era stata gestita nel miglior modo possibile». Costa parla di «tragedia umana che ci vede solidali e vicini alla famiglia di quest?uomo», ma ritiene che «il gesto estremo» sia stato dettato «più da una condizione di disperazione personale, a fronte di una attesa per il trapianto ridotta a pochi mesi». «Dispiacere» esprime il professor Davide D?Amico, direttore del dipartimento scienze chirurgiche e trapianti dell?Università di Padova, che ha fatto sapere di «non capire cosa possa essere successo», in quanto il paziente «con gruppo sanguigno A era nelle prime posizioni» per il trapianto. È di un anno e mezzo l?attesa per un trapianto di fegato, a fronte di 1.500 pazienti. Un?attesa minore rispetto ad altri interventi e questo grazie a tecniche d?avanguardia che è possibile applicare, prima lo ?split liver? (l?utilizzo di un fegato per due interventi) ma anche il trapianto da donatore vivo. Per questo in 10 anni i trapianti di fegato sono raddoppiati: 1.100 nel 2005. Inoltre, la sopravvivenza a cinque anni dall?intervento è al 75%, l?Italia tra le prime al mondo. Il problema delle liste di attesa, in ogni caso, continua ad essere una nota dolente: in media servono 2,99 anni per il rene, 1,53 anni per il fegato, 2,14 anni per il cuore, 2,41 anni per il pancreas, 1,84 anni per il polmone. Ciò anche se il nostro Paese si conferma ai vertici della classifica europea per donazioni e qualità dei trapianti. Nel 2005 i donatori effettivi in Italia sono stati 21 per milione di persone, come l?anno precedente. A livello regionale, invece, il quadro è più variato; in generale, si nota un incremento nelle regioni del Centro-Nord e una diminuzione in quelle del Centro-Sud. In testa alla graduatoria dei donatori per milione di persone troviamo Liguria (40,7) ed Emilia Romagna (36,4). Tra le regioni sotto la media Umbria (15,7 donatori), Campania (13) e Lazio (12,3). «In Italia le liste d?attesa sono eccessivamente lunghe, non solo per visite specialistiche, ma anche per interventi importanti. L?unica possibilità è quella di istituire indennizzi diretti in favore dei pazienti, in caso di ritardi eccessivi», afferma il Codacons. Sulla vicenda interviene anche Enzo Rivellini, consigliere di An primo firmatario della legge regionale contro le liste d?attesa: «È la sconfitta del sistema sanitario», dice Rivellini, secondo cui in Campania «il diritto alla salute è negato».


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