L`odissea della lettera-lumaca
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fonte:
- la Repubblica
I consumatori denunciano: ancora tanti i ritardi e i furti le poste italiane
ROMA – La signora Enza G. non avrà mai i suoi cavallini di piombo. A meno che non prenda treno o aereo e vada a ritirarli in Germania, nel negozietto per collezionisti dove qualche mese fa li ha ordinati e pagati. E non riceverà nemmeno quelle due tazze di porcellana che dalla Baviera le avevano spedito a casa, un paese alle porte di Milano. Mai arrivate a destinazione neanche quelle. La signora Enza ha protestato, ha fatto reclamo, ha cercato inutilmente di riavere i suoi soldi ma alla fine si è arresa. Se la ricorda bene la telefonata del mercante tedesco di miniature: “Per posta, pacchi in Italia non ne mandiamo più“. A quanto pare se ne perdono tanti. A volte spariscono per sempre e a volte si svuotano lungo misteriosi e tortuosi cammini. Per non parlare degli inesorabili ritardi, alcuni di settimane e altri di mesi. Le Poste italiane nel 2006 sono decisamente più veloci di un tempo. Ma sempre troppo lente. Per fare 236 chilometri una lettera può metterci anche 13 giorni, 9 in più di quelli assicurati dallo standard di qualità dell`azienda. Come è capitato a una busta con francobollo da 0,45 euro, imbucata a Follonica (provincia di Grosseto) e indirizzata al centro di Roma. E per farne 429 di chilometri, una lettera partita da Bari per posta “prioritaria“ con francobollo da 0,60 euro è arrivata sempre a Roma una settimana dopo. Un rallentamento triplo rispetto alla tabella di marcia garantita. Prove di trasmissione eseguite sul territorio nazionale dal Codacons, un test del coordinamento delle associazioni per la tutela dei diritti di utenti e consumatori che misura l“`andatura“ di un plico ai giorni nostri. Storie di ordinario e straordinario disordine italico della cartacea corrispondenza, eredità pesante di un`epoca dove Posta significava posto e posto voleva dire raccomandazione, clientela, saccheggio di denaro pubblico e feudo di boss politici, un carrozzone mangia soldi trasformato negli ultimi anni in una megacompagnia bancaria e finanziaria che tenta d`uscire dalle sue sabbie mobili. Ma con le lettere, al momento sembra che non ci sia proprio niente da fare. E neppure coi pacchi. Almeno stando ai rilevamenti e alle segnalazioni ricevute da varie organizzazioni che danno voce a quei cittadini senza protezione, migliaia di lamentele che si inseguono dal Friuli alla Sicilia. Il servizio classico che ha tra i suoi “prodotti“ raccomandate o assicurate o colli da spostare da una parte all`altra della penisola farebbe ancora vittime, annientate da lungaggini, affogate da una macchina burocratica implacabile. Un po` per colpa del territorio “accidentato“ (l`Italia è lunghissima e tanti i luoghi difficili da raggiungere) e un po` per il lascito del passato, la lettera fatica sempre a rispettare l`orario. Le Poste sostengono il contrario. In verità di recente è cambiato molto, anche se sulle vantate o reali efficienze del nuovo corso ci sono opinioni assai diverse persino fra le stesse associazioni a difesa dei consumatori. Il Codacons – quello del monitoraggio sui ritardi nei recapiti – ha inviato un esposto all`Autorità Antitrust per pubblicità ingannevole, accusando l`azienda di “scorretta informazione“ sui tempi di consegna della corrispondenza. Minaccia una denuncia per truffa alla magistratura, minaccia anche di chiedere al ministero per le Comunicazioni la revoca della concessione per la distribuzione di lettere a Poste italiane. è davvero così disastrato questo servizio in Italia? “In generale è migliorato notevolmente, le mancanze più evidenti si registrano ormai solo sui pacchi“, risponde Antonio Bosco, responsabile del settore Poste e Telecomunicazioni di Adiconsum. E spiega: “Fino a pochi anni fa era una moria, valanghe di esposti per i plichi persi. Poi hanno preso la situazione di petto inglobando le ditte che gestivano la distribuzione e oggi c`è sicuramente un altro standard. Stranamente si perdono ormai solo pacchi a contenuto tecnologico“. Quelli con dentro computer, cellulari, videogiochi, tv a schermo piatto. Ufficialmente censiti come “danneggiamenti“, il sospetto è che siano veri e propri furti. Ogni tanto la polizia postale arresta qualcuno, un anno fa a Milano sono stati denunciati 40 impiegati che rubavano di tutto: dagli assegni circolari ai rimborsi delle assicurazioni, dalle offerte dei fedeli di Padre Pio alle penne stilografiche. Dati totali e ufficiali sui furti non ce ne sono, ciascuna associazione raccoglie i suoi. “Ma sono sicuramente diminuiti rispetto a prima anche grazie alla collaborazione dell`azienda“, ammette Maurizio Masciopinto, direttore della Divisione investigativa della polizia delle Comunicazioni. “Alla signora Enza però il pacco non è arrivato per ben due volte“, racconta Francesca Arnaboldi, presidente della Confconsumatori lombarda. è lei che rivela la vicenda dei cavallini di piombo e delle tazze mai giunte a destinazione. Alla Confconsumatori lombarda arrivano circa 150 segnalazioni l`anno di “disguidi“ e in tutta la regione sono 17 le associazioni a difesa dei diritti dei cittadini legalmente riconosciute. Qualche settimana fa non sono state recapitate a Milano “assicurate“ a una decina di associati proprio alla Confconsumatori, erano tutti parti lese al processo per il crac Parmalat. La “ricevuta di ritorno“ di una raccomandata spedita a metà novembre 2005 da Confconsumatori all`assessorato comunale ai servizi sociali di Milano, è stata consegnata la settimana scorsa, dopo tre mesi e mezzo. Le cronache riportano ogni giorno di piccoli scandali postali, la puntata del 3 febbraio di Mi Manda Rai3 ha ricordato le vicende delle “occasioni perdute“. Una ragazza sarda che non ha avuto la sua borsa di studio per una raccomandata “parcheggiata“ un mese intero nell`ufficio postale di Maracalogonis, un uomo di Chiavari che per una lentezza di Postacelere ha rischiato di uscire dalla lista d`attesa per un trapianto ai reni, una nonna di 100 anni che non ha mai ricevuto un telegramma d`auguri inviato da Firenze 12 mesi prima. Casi limite. Ma quanti ce ne sono? “La verità è che le Poste sono oggi un ibrido tra la vecchia azienda piena disservizi e quella nuova che cerca di reggere la competizione sul mercato soprattutto sul versante dei prodotti finanziari. è in piena fase di riorganizzazione“, dice Emilio Miceli, segretario generale del sindacato dei lavoratori della Comunicazione della Cgil. E aggiunge il sindacalista: “Le sue disfunzioni rimangono e la rendono ancora lontana da standard accettabili, per migliorare dovrebbe tagliare i legami con la politica“. Ci vuole tempo e pazienza. Come per lettere e pacchi.
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