3 Marzo 2006

La Bce alza i tassi al 2,5%: “Rischi per i prezzi“

La Banca centrale europea ha deciso un nuovo aumento dopo quello di dicembre: il costo del denaro sale al livello più alto da tre anni. Trichet: “L`economia è in forte ripresa“

La Bce alza i tassi al 2,5%: “Rischi per i prezzi“

Francoforte lascia la porta aperta a una nuova stretta monetaria. L`euro vola a quota 1,20 dollari

MILANO La Bce (Banca centrale europea) aumenta il costo del denaro dello 0,25%, portando il tasso di sconto al 2,50%. Il rialzo dei tassi ha spinto l`euro sul mercato dei cambi: la moneta unica ha raggiunto un picco di 1,20 sul dollaro, livello record da tre settimane in qua. L`aumento di un quarto di punto è la seconda stretta monetaria in tre mesi dopo quella dello scorso 1 dicembre (quando i tassi erano saliti dal 2% al 2,25%). Allora il presidente della Bce, il francese Jean-Claude Trichet, aveva di fatto messo la parola fine alla politica monetaria espansiva che aveva tenuto il costo del denaro ai minimi storici per circa un anno e mezzo. Con la decisione presa ieri si riportano i tassi ai livelli di tre anni fa. Però, al di là delle considerazioni statistiche, non è la decisione di ieri a spaventare i mercati. Invece i timori arrivano dalle parole di Trichet che non ha chiuso la porta a identici interventi in futuro. “Siamo pronti a monitorare molto da vicino la situazione – dice – per assicurare la stabilità dei prezzi“. Insomma, è ancora l`inflazione a far paura. Il rialzo dei prezzi è, da sempre, il “grande nemico“ di tutte le banche centrali e, appena l`inflazione fa capolino all`orizzonte, quando le condizioni generali lo consentono, i tassi vengono rialzati. Ora il tasso di crescita dei prezzi al consumo, in Europa, è del 2,3%. “Ma l`obiettivo – dicono alla Bce – è di assicurare che l`inflazione non superi il 2%“. Che cosa mette in guardia la banca centrale? Il prezzo del petrolio (che potrebbe trasmettersi ai prezzi al consumo), ulteriori aumenti delle tasse e anche un aumento dei salari. Se si dovessero verificare queste tre condizioni, assolutamente non impossibili, aumenterebbe il costo della vita e diminuirebbe la crescita in atto. La Bce stima che, nell`area Ue, il Pil crescerà nel 2006 fra l`1,7% e il 2,5% e nel 2007 fra l`1,5% e il 2,5%. Avvertita l`Europa dei rischi che può correre, la Bce sostiene che “guardando avanti, restano in atto le condizioni affinchè prosegua l`espansione economica“. Le autorità di Francoforte controllano da vicino anche il prezzo del petrolio. Se il prezzo sale e l`euro dovesse indebolirsi sul dollaro, per l`Europa sarebbero dolori. Per quest`anno si stima il petrolio a 66,10 dolalri al barile (prezzo medio) mentre per l`anno prossimo il prezzo potrebbe salire a 67,50. La decisione di ieri, tra l`altro, riduce la differenza fra il costo del denaro negli Usa (al 4,50%) e in Europa (2,50%). Gli analisti dicono però che, entro fine anno, i tassi arriveranno al 3,25% in Europa e al 5% negli States. Molte le critiche alla decisione della Bce. L`Unice, l`organizzazione degli industriali europei, invita la Banca centrale ad essere “cauta nelle sue decisioni future“. Perchè? “La ripresa – è la spiegazione – esiste, ma è fragile“. Il viceministro alle attività produttive, Urso, dice che “l`aumento del costo del denaro sottrae ossigeno alla ripresa“ e aggiunge che “il problema, in Europa, non è l`inflazione ma la crescita“. “Così facendo – continua Urso – si continua a rafforzare l`euro e questo è un freno alle esportazioni dell`industria italiana ed europea. Bisognava attuare politiche monetarie che favorissero il ritorno alla parità fra euro e dollaro. Invece si va nella direzione opposta. Questo squilibrio viaggia di pari passo con l`apprezzamento della moneta cinese, cresciuta del 40% lo scorso anno“. Il viceministro dell`Economia, Baldassarri, parla invece di “masochismo“ mentre il Codacons dice che la decisione “avrà effetti sul mercato della casa, perchè aumenteranno i prezzi delle abitazioni e degli affitti“.

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