Il tasso di crescita dei prezzi è sceso al 2,1% dal 2,2%
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fonte:
- Il Tempo
Complice la frenata dei prodotti alimentari, il tasso di crescita dei prezzi è sceso al 2,1% dal 2,2% di gennaio. Il calo è però una magra consolazione: l?allerta sul caroprezzi rimane infatti alta, soprattutto per i rischi legati ai costi sempre più alti dell?energia. Da gas, elettricità, combustibili e carburanti arrivano infatti le più significative spinte al rialzo. E anche sul fronte dei prezzi alla produzione, è ancora l?energia a rappresentare un?emergenza per le imprese. A salvaguardare i consumatori da aumenti eccessivi è stato soprattutto il rallentamento degli alimentari, in particolare di quelli non lavorati, con diminuzioni diffuse sia per la frutta che per gli ortaggi. Un vero e proprio crollo, in tempi di allarme aviaria, è stato quello del prezzo del pollame, sceso del 5,8% rispetto a febbraio dello scorso anno. Tutti cali bilanciati però dalle impennate dei tabacchi (+5% sul 2005) e dei prezzi dei prodotti energetici, aumentati dello 0,9% in un mese e del 10,8% in un anno. In particolare il gas ha messo a segno un +10,4% annuale e un +1% mensile e i combustibili liquidi (in pratica il gasolio da riscaldamento) un +14,6% annuale e un +0,9% mensile, trascinando il comparto abitazione a un +6% rispetto a febbraio scorso. Come conseguenza del caroenergia sono aumentati anche il capitolo trasporti, con una variazione tendenziale di +4,3% (+5,6% per il trasporto aereo) e i prezzi dei carburanti con incrementi anche questo mese a due cifre per la benzina verde (+10,8%) e il diesel (+13,1%). Le dinamiche non sono molto diverse per i prezzi alla produzione, rilevati dall?Istat a gennaio. In un solo mese, cioè rispetto a dicembre 2005, l?incremento per il settore energetico è stato del 3,8%, e in un anno del 22,1%. Un vero e proprio boom quello del prezzo alla produzione del metano, con un +37,4% annuale registrato proprio in coincidenza con lo scoppio della crisi del gas. Da qui l?allarme delle associazioni di categoria che temono i contraccolpi dei rialzi dei costi dell?energia. Se la dinamica dell?inflazione sembra ormai «sostanzialmente sotto controllo», per Confcommercio non vanno però sottovalutati i forti incrementi del comparto energetico, che rappresentano la vera «criticità» per imprese e consumatori. Stesso ragionamento per Confesercenti che, lodando il comportamento «virtuoso» delle pmi del commercio, chiede un intervento «urgente» sul problema energetico che rappresenta un rischio per lo sviluppo di tutta l?economia italiana. A farne le spese sono però in prima linea i consumatori, che, calcolano Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, in un anno hanno speso 140 euro in più solo per fare benzina.
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