17 Febbraio 2006

Il prezzo giusto via sms? E` polemica



CAMPIGLIA. Quanto è giusto pagare per un chilo di arance o di zucchine? Presto i consumatori, andando a fare la spesa, potranno chiedere e ottenere la risposta inviando, gratuitamente, un semplice sms con il proprio telefonino. E se il commerciante ci sta marciando l`utente potrà segnalarlo immediatamente, sempre con un messaggino. Questo almeno è il progetto, presentato in questi giorni dal ministero delle Politiche agricole e forestali in collaborazione con Intesa consumatori, che permetterebbe di conoscere in tempo reale i prezzi medi di 50 prodotti ortofrutticoli. “Si tratta di un`azione demagogica – sostiene il presidente della Confesercenti del Tirreno Tino Marchionni – che crea inutili contrasti senza risolvere i problemi, si vuole distrarre l`attenzione della gente dal fallimento di una politica economica che ha messo le famiglie in crisi già nella terza settimana del mese. Dire che il responsabile del caro vita è il commerciante di frutta è ridicolo. Perché non si concentra l`attenzione sulla vera radice del problema, ovvero sulla crescita dei prezzi dei servizi pubblici e dei prodotti energetici, bancari e assicurativi“? Il ministero precisa che la risposta all`sms conterrà il prezzo medio di vendita, rilevato giornalmente, suddiviso in tre macroaree regionali e il prezzo medio nazionale all`origine e all`ingrosso aggiornato settimanalmente. Il progetto prevede che le rilevazioni vengano effettuate in circa mille esercizi commerciali tra discount, ipermercati, mercati, supermercati e negozi al dettaglio. Quanto ai prezzi all`origine e all`ingrosso, saranno forniti settimanalmente dall`istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, l`Ismea. “Comunicare il prezzo medio non significa nulla – dice Marchionni – non accerta quale sia il prezzo giusto finale che i consumatori possono pagare con tranquillità al commerciante. Il prezzo finale che troviamo sui banchi dell`ortofrutta è il risultato di una serie di fattori: non tutti i servizi hanno gli stessi costi di gestione, l`occupazione del suolo pubblico è diversa da città a città e inoltre è necessario un confronto tra tutti i livelli di produzione a partire dal prezzo all`ingrosso“. Ma la Confesercenti, studiando i dati dell`Ismea vuole anche difendere il settore ortofrutticolo: “Crea perplessità il fatto – conclude Marchionni – che l`Ismea riportava, fino al 2005, la composizione del prezzo della filiera. E i dati raccolti dimostravano che quest`ultima era suddivisa all`incirca in quote uguali per le tre fasi della produzione, ingrosso e dettaglio relative al settore ortaggi, mentre per il settore frutticolo era pari al 40% per le prime due e al 20% per il dettaglio“.

Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this