Prezzi: paniere nuovo, inflazione sempre più alta
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fonte:
- La Padania
L?Istat cambia le carte in tavola: fuori i vhs, dentro i bed & breakfast. Ma i rincari restano sottostimati
L?Istat cambia le carte in tavola, anzi sulla tavola (e non solo) degli italiani. Ma i conti nelle tasche dei consumatori non tornano.
L?Istituto nazionale di statistica ha modificato il paniere per la rilevazione dei prezzi al consumo. Ma a quale realtà corrisponde la nuova lista dei prodotti da monitorare? Non agli acquisti quotidiani delle famiglie italiane. Che continuano a subire aumenti superiori ai dati rilevati dall?istituto.
AUMENTI AL 2,2%? «REALTÀ VIRTUALE»
Poco più di un mese fa, al 31 dicembre 2005, il tasso d?inflazione annuo è stato stimato al 2%. A gennaio di quest?anno è già salito al 2,2%, con un incremento su base mensile dello 0,2%. Colpa soprattutto del settore energia, che nel giro di un solo mese ha sospinto verso l?alto l?inflazione. La componente energetica, attestata al 9,1% a dicembre 2005, è salita al 10,6% nel gennaio 2006 (con un incremento su base mensile dell?1,2%) facendo ricadere aumenti significativi su trasporti e abitazione.
Eppure è ancora poco. Così poco che Intesaconsumatori non esita a parlare di una «realtà virtuale» fotografata dall?Istat: una realtà ben lontana da quella vissuta e sperimentata quotidianamente dai consumatori italiani che ogni giorno mettono mano al portafogli per far fronte a spese alimentari e non, pieni di carburante, rate, bollette, scadenze varie. E che, scontrini e fatture alla mano, si trovano a fronteggiare aumenti più cospicui.
Secondo l?associazione dei consumatori, insomma, la recente operazione di restyling del paniere operata dall?istituto di statistica sarebbe insufficiente a cogliere la reale proporzione dei rincari che si abbattono sulle tasche degli italiani.
PRODOTTI ELIMINATI MA SOLO IN TEORIA
La stima del 2,2% del tasso ufficiale d?inflazione emerge sulla base di un paniere parzialmente rinnovato: sono entrati dieci prodotti (ananas, bed & breakfast, apparecchio per i denti, latte in polvere per neonati, felpa e jeans per bimbi, pigiama per donna, formaggi a pasta filata, formaggi stagionati di produzione locale, ricotta) e ne sono usciti otto (noleggio videocassette, sostituite dai dvd, bigiotteria, tessuti da uomo e da donna, body femminile, brie, provolone, caciocavallo), per un totale di 562 voci.
Ma questa statistica – denuncia Intesaconsumatori – non è uno specchio fedele dei bisogni dei consumatori. E produce una realtà fittizia. I prodotti eliminati dal paniere, infatti, entrano ancora abbondantemente nei nostri carrelli della spesa. Laddove quelli che ne hanno preso il posto (con l?eccezione del dvd, più diffuso del suo progenitore, l?ormai obsoleta videocassetta) non sono significativi della spesa che generalmente entra nelle case dei consumatori.
È inoltre per lo meno curioso che il latte in polvere entri nel paniere dell?Istat proprio adesso che il suo costo è diminuito, dopo il… polverone sollevato dalle associazioni dei consumatori quando il suo prezzo era molto dilatato rispetto al costo applicato sul mercato europeo.
Il problema tuttavia non è limitato alla sola scelta dei prodotti da inserire nel paniere. Per dare una stima che rispecchi quello che è realmente l?aumento del costo della vita subìto dalle famiglie, è necessario modificare il peso dei diversi segmenti di prodotti nel paniere. Infatti, pur mantenendo il suo primato fra le diverse categorie merceologiche, il settore alimentare ha visto ancora scendere il proprio peso (al 2,5%). Peccato però che tutti i giorni gli italiani per mangiare debbano fare la spesa. Mentre il peso dell?Rc auto, voce onerosa nel bilancio delle famiglie, sale di poco: appena dall?1,2 all?1,3%. Senza contare che forse prevedere panieri diversificati per le diverse tipologie di consumatori servirebbe a mettere ancora meglio a fuoco, con maggiore aderenza, la situazione.
ESCLUSI GENERI DI PRIMA NECESSITÀ
Ciò che tuttavia stupisce di più è che per calcolare il tasso d?inflazione si tiene conto di ?prodotti? come l?apparecchio per i denti o la vacanza in bed and breakfast, quando dal 2001 (ossia l?ultimo anno di vita della lira) al 2005 i generi non di prima, ma di primissima necessità hanno visto il loro costo lievitare a dismisura. Ad esempio l?affitto di casa, aumentato del 66 per cento, o l?acqua minerale (voce rincarata nella misura dell?81% al litro) o il vino (il cui prezzo al litro si è impennato del 120%). Per non parlare di patate e pomodori, aumentati rispettivamente dell?86 e del 398% al chilo in soli quattro anni. In rincari di tale portata, il tasso ufficiale d?inflazione c?entra poco o nulla.
Insomma, i prezzi dei prodotti di base della spesa italiana continuano nella loro inesorabile ascesa. Mentre il tasso d?inflazione viene calcolato in base a formaggi stagionati di produzione locale, apparecchi per i denti e noleggio di dvd. Oltre al danno, per noi consumatori, la beffa. Che avvertiamo bruciante soprattutto quando ci fermiamo al distributore per fare il pieno all?automobile. E lì sono dolori, con la benzina verde e il gasolio (il cui aumento si attestava al 31 dicembre intorno al 10% annuo) balzati rispettivamente a +12,1 e +12,3% rispetto a gennaio 2005.
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