IL PRIMATO DEL CONSUMATORE
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fonte:
- Corriere della Sera
IL PRIMATO DEL CONSUMATORE
Il conflitto vero è fra chi opera nella concorrenza e chi no
Chissà se fra i due Poli emergerà un minimo di coincidenza
Una nuova bussola per chi governerà
Avrebbe senso porre, esplicitamente, l` interesse dei consumatori al centro dell` agenda della politica economica italiana? Si potrebbe addirittura considerarlo un test chiave, una bussola, per valutare gli specifici interventi prospettati e per esprimere un giudizio complessivo sul programma di ciascuna forza politica?
Sta finalmente prendendo corpo, anche in Italia, una corrente di opinione che porta a rispondere «sì» a entrambe le domande. Ne sono indice le prese di posizione di autorevoli economisti – su queste colonne in particolare Francesco Giavazzi – e l` apparire di primi segnali in tal senso nei documenti di alcune parti politiche. Affinché un orientamento di fondo all` interesse dei consumatori possa prevalere sul piano culturale e, soprattutto, vincere le forti resistenze che sempre si frappongono alla sua traduzione in atto, sarà utile prepararsi ad affrontare un dibattito simile a quello che si è sviluppato in Europa qualche anno fa, con particolare asprezza da parte di esponenti politici ed economici di Germania e Francia. L` obiezione base è del tipo: «Perseguire l` interesse dei consumatori come linea guida della politica economica? Ma siamo matti? Oggi ogni sforzo deve essere diretto a sostenere i produttori, non i consumatori. Il problema è quello della competitività delle nostre imprese, di fronte alla forte (e a volte sleale) concorrenza internazionale. È importante, certo, che le imprese e i lavoratori si impegnino al massimo, ma i pubblici poteri devono accompagnarli con una politica che, se necessario, sia pronta a concedere sussidi adeguati e qualche protezione nei confronti dell` estero (penetrazione di prodotti esteri o acquisizioni da parte di imprese estere) e sia cauta nel promuovere, all` interno, la concorrenza e le liberalizzazioni.
Certo, queste potrebbero essere nell` interesse dei consumatori, ma non dimentichiamoci che i consumatori sono in gran parte anche lavoratori e che per consumare bisogna aver prodotto». È una posizione che sembra di puro buon senso. Ma essa è stata quasi sempre usata allo scopo (e comunque nella maggior parte dei casi ha avuto la conseguenza) di conservare settori o imprese poco efficienti. I Paesi nei quali questa posizione è prevalsa più spesso negli anni scorsi sono stati appunto la Francia, la Germania e non di rado l` Italia. In Paesi come la Gran Bretagna, l` Irlanda o gli stessi Stati Uniti l` attenzione dei pubblici poteri all` interesse dei cittadini-consumatori è molto maggiore, molto inferiore è il peso «politico» delle organizzazioni degli imprenditori e dei lavoratori, così come è ben minore la propensione dei pubblici poteri a cedere alle pressioni di questa o quella categoria, ad esempio nei servizi pubblici, quando si contrappongono l` interesse specifico della categoria e l` interesse dei cittadini-utenti. Una conseguenza merita di essere sottolineata. Nei Paesi nei quali le politiche pubbliche sono più sensibili agli interessi dei «produttori» (imprese e sindacati), la competitività delle imprese e la creazione di posti di lavoro tendono a essere inferiori a quelle che si osservano nei Paesi che, orientando le proprie politiche pubbliche agli interessi dei consumatori, sembrano più ostili al mondo dei produttori. La spiegazione è semplice: creando, nell` interesse dei consumatori, un ambiente economico più aperto e competitivo, quei Paesi creano anche le condizioni perché le imprese (nazionali ed estere) che vi operano diventino più efficienti. La comparazione tra Francia e Germania da un lato e Gran Bretagna dall` altro è eloquente. In Italia, si registrano segni incoraggianti. Sia i sindacati che le organizzazioni imprenditoriali appaiono da qualche tempo più consapevoli dell` importanza della concorrenza, dalla quale in definitiva traggono vantaggio non solo i consumatori ma anche la generalità delle imprese e dei lavoratori. Di particolare interesse è l` insistenza della Confindustria per una vigorosa politica a favore della concorrenza, che pure può non incontrare, almeno nel breve periodo, l` entusiasmo della totalità delle imprese aderenti. Probabilmente, le maggiori organizzazioni imprenditoriali e sindacali vedono sempre più chiaro l` emergere di un conflitto nuovo: non più quello classico tra capitale e lavoro, quanto piuttosto un conflitto tra, da una parte, il capitale e il lavoro operanti nei settori esposti alla concorrenza e gli stessi consumatori e, dall` altra, il capitale e il lavoro capaci di fruire di rendite in quanto operanti in settori protetti.
Nella misura in cui tali protezioni derivano da azioni dei pubblici poteri (ad esempio, fissazione di tariffe dei servizi professionali) o da loro omissioni (ad esempio, insufficienti interventi pro-concorrenziali nel settore energetico o della distribuzione commerciale), sia i consumatori sia le imprese (e i loro lavoratori) che sono utenti di quei servizi sono gravati da una tassa occulta. E` , in qualche modo, un altro «cuneo», come quello fiscale e contributivo che è determinato da tasse e contributi palesi. E` importante affrontare il tema del cuneo fiscale e contributivo. Non meno importante è affrontare quello del cuneo da rendite. Tanto più che questo può essere ridotto senza problemi di copertura per il bilancio pubblico, ma semplicemente con appropriate modifiche nella politica della regolazione e della concorrenza. Nel programma dell` Unione, presentato ieri da Romano Prodi, si trovano indicati, tra l` altro, interventi specifici di notevole rilievo in tema di assetto concorrenziale dei mercati e di liberalizzazioni. Ad esempio, la liberalizzazione sembra essere completa per quanto riguarda la distribuzione commerciale, i farmaci e i taxi. Per quanto attiene ai servizi professionali, il «fuoco» appare concentrato sulle condizioni di accesso, sui prezzi e sulla pubblicità: una linea che appare ragionevole, e coerente con quanto suggerito dalla Commissione europea, e che evita l` attacco frontale, non essenziale e che sarebbe controproducente, agli ordini professionali come tali, ma che va al cuore di ciò che è essenziale. E` facile immaginare le forti resistenze che tali provvedimenti, che ben si iscrivono in un orientamento a favore dei consumatori e della competitività, incontrerebbero in sede di realizzazione. Sarà importante vedere che cosa precisamente sarà indicato, in tema di concorrenza e liberalizzazioni, nel programma della Casa delle Libertà. Chissà se emergerà – senza che si sia neppure ricercato quell` accordo esplicito su pochi punti essenziali, suggerito su queste colonne il 3 gennaio scorso – un minimo di coincidenza tra i propositi delle due parti contendenti? In ogni caso, se la «bussola» dell` interesse dei consumatori verrà sempre più tenuta presente dall` opinione pubblica, chi chiede il voto per governare e chi poi governerà farà bene a non trascurarla.
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