2 Febbraio 2006

Paniere Istat, più peso alla spesa dei bimbi

Paniere Istat, più peso alla spesa dei bimbi

Via al sesto restyling: dieci nuove entrate e otto voci uscite. Critiche dai consumatori

Roma – Il sesto restyling del paniere Istat suscita reazioni contrastanti. C`è chi dice che era arrivato da tempo il momento di far uscire alcuni prodotti obsoleti. Altri invece polemizzano con la scelta delle new entry. La cosa certa è che le abitudini degli italiani sono cambiate e continuano a cambiare rapidamente. La novità più rilevante riguarda comunque lo spazio e l`attenzione che viene riservata quest`anno ai bambini. Entrano infatti a far parte del nuovo paniere 2006 la felpa e i jeans da bambino, il latte in polvere per i neonati (prodotto che non era mai stato considerato nei panieri precedenti). In tutto sono dieci le nuove entrate e otto le uscite. A giudicare dalle proposte che hanno elaborato gli esperti dell`Istat, responsabili del paniere, sono le abitudini alimentari a cambiare più rapidamente di altre, oltre all`abbigliamento e appunto alla predominanza del tema infantile. Per quanto riguarda i consumi alimentari, gli esperti dell`Ufficio centrale di statistica hanno sentenziato la fine (come consumo di massa evidentemente) del caciocavallo o di altri formaggi, tipo il brie. Anche il provolone, una volta molto presente nella cucina degli italiani, viene considerato dagli esperti statistici sul via del tramonto. O comunque non sarebbe così gettonato da giustificare la sua permanenza nel paniere che contribuisce alla determinazione dei prezzi. Le organizzazioni dei consumatori si dicono quantomeno perplesse. “Non capiamo a cosa serva aggiungere o togliere una manciata di voci – dicono i responsabili di Intesaconsumatori – quando i problemi veri del paniere riguardano le modalità delle rivelazioni dei prezzi e i pesi assegnati a ciascuna voce“. La critica di Intesaconsumatori è molto pesante, dunque, per due motivi. Il primo riguarda il grado di rappresentatività dell`organizzazione. Intesaconsumatori raccoglie infatti le più diffuse organizzazioni, da Adoc all`Adusbef, dal Codacons alla Federconsumatori. L`altro elemento riguarda il merito. Non si tratta infatti di diversificare i prodotti che cambiano con la velocità delle trasformazioni del gusto, quanto di stabilire i “pesi“ adatti. Questa parte del discorso si lega dunque anche alle polemiche che si sono sviluppate nei mesi passati sulla differenza (e la distanza) tra l`inflazione reale e quella programmata. Le organizzazioni dei consumatori criticano poi anche le scelte suoi prodotti. Proprio per la velocità delle trasformazioni, si dovrebbe avere – paradossalmente – più prudenza, perché prodotti che vengono considerati obsoleti alla fine non lo sono o comunque potrebbero tornare rapidamente “di moda“. “Ha poco senso – dicono quelli di Intesaconsumatori – far uscire beni ancora largamente acquistati dagli italiani, come provolone, caciocavallo, bigiotteria e noleggio vhs, per sostituirli con voci che non riguardano certo la generalità dei consumatori“. Le organizzazioni fanno anche qualche esempio: sono stati inseriti prodotti come la pasta filata, il formaggio stagionato di produzione locale, il latte in polvere per i neonati che non sono sempre prodotti così di massa come si vorrebbe far credere.

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