19 Gennaio 2006

Il caso Vacma, partono un esposto e un`indagine su quanto costa

Genova In un esposto presentato al commissariato di polizia Centro e indirizzato alla procura della Repubblica, il presidente di Assoutenti Liguria Furio Truzzi chiede di valutare se costituisce reato il disagio provocato agli utenti per le vicende legate al pedale Vacma contestato dai ferrovieri. Truzzi, assistito dall` avvocato Giuseppe Gallo, sottolinea nell`esposto che gli utenti dei treni hanno subito gravi disagi e devono essere tutelati. Agli atti dell`inchiesta condotta dalla magistratura genovese c`è anche una relazione dell`Asl ritenuta molto importante perché era stata l`Azienda Sanitaria locale di Genova a giudicare il meccanismo dannoso per la salute dei lavoratori e ad intimare a Trenitalia di disattivarlo. Nel dicembre scorso la polizia ferroviaria aveva inviato un dettagliato rapporto sulla questione alla procura della Repubblica di Genova dopo una serie di denunce presentate negli uffici della Polfer dagli utenti del trasporto ferroviario ligure, in particolar modo pendolari, in seguito alle soppressioni dei treni. Il procedimento del quale si occupa il sostituto procuratore Mazzeo per ora è a carico di ignoti e l`ipotesi di reato è quella di interruzione di pubblico servizio. Nell`incontro che il presidente della Assoutenti Liguria ha avuto con il pm Mazzeo, si è parlato anche degli alti costi del Vacma. A questo proposito Furio Truzzi sostiene: “Il Vacma costa molto. Ogni sistema montato sui locomotori costa alle Ferrovie 200 mila euro. Tenendo conto che in Liguria dovrebbero esserne montati un centinaio, i costi arriveranno a circa 20 milioni di euro“. Intanto non si placano le proteste per i continui disservizi dei treni italiani. Questa volta nel mirino ci sono le carrozze fredde sull`interregionale delle 17,56 che da Bologna arriva a Genova. I pendolari si sono immediatamente rivolti alle associazione dei consumatori per denunciare l`accaduto. Ad accogliere le lamentele dei passeggeri dell`interregionale è inizialmente Bruno Barbieri, vicepresidente nazionale del Codacons, il quale spiega che “gli utenti, dopo aver aspettato il treno a causa del ritardo, hanno dovuto viaggiare con l`impianto di riscaldamento spento, con gravi danni alla loro salute“. Alcuni pendolari, infatti, sono rimasti a casa dal lavoro per le conseguenze del viaggio al freddo. “Non solo: per dare ancora più sapore alla disavventura“, continua Barbieri “il capotreno ha errato ad indicare con l`interfono che il treno su cui si stava viaggiando era quello diretto a Ravenna, creando il panico tra i viaggiatori che in realtà dovevano scendere a stazioni intermedie sulla tratta. A questo punto il capotreno è stato costretto a percorrere l`intero convoglio per informare che la comunicazione passata all`interfono era sbagliata“. Trenitalia esprime la sue scuse ai clienti, spiegando che “il ritardo in partenza di 13 minuti è stato determinato dalle pesanti ripercussioni generate dall`occupazione di oltre due ore della stazione di Bologna, avvenuta da parte di manifestanti nella mattinata. Inoltre“, continua Trenitalia, “il ritardo di molti treni in partenza fra le 10,30 e le 13 ha avuto conseguenze sugli altri servizi che quegli stessi convogli avrebbero dovuto svolgere nel corso della giornata, causando inoltre la congestione del nodo di Bologna che in questo periodo, tra l`altro, può contare su un numero inferiore di binari, cinque dei quali interessati dai lavori di costruzione della nuova stazione sotterranea“.

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