La prof è tornata alle sue classi del severi
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fonte:
- Il Mattino di Padova
Pronta a tornare, un giorno o l`altro, nello Yemen, ma non a rimborsare le spese allo Stato per la sua liberazione: “Ho già pagato abbastanza“. Sono le 8,58 quando Camilla Ramigni varca la soglia dell`istituto Severi a Mortise. Accompagnata dal figlio Andrea, la professoressa viene subito accolta dalla preside della scuola Blandina Santoianni e quindi accerchiata a festa dai suoi ragazzi delle classi 1A, 1D e 2D. Mazzi di fiori, rose rosse, abbracci di sincera felicità e commozione da parte degli studenti. “Sono qua, non vedevo l`ora“ le sue prime parole. Avvolta in un giaccone verde militare, esprime la sua grande emozione attraverso gli occhi lucidi in un viso ancora tirato e provato dai cinque interminabili giorni del sequestro in Yemen. Non vedeva dunque l`ora di rientrare al lavoro, la Ramigni: lo confermano la puntualità e il passo deciso con cui si è presentata sull`atrio del Severi, dove insegna da settembre scorso dopo l`esperienza all`Einaudi. Accerchiata dai colleghi, abbraccia la preside e avanza spedita verso l`auditorium, dove ad attenderla ci sono gli studenti delle sue tre classi. Uno a uno, se li abbraccia e bacia tutti, quasi a ristabilire un contatto umano forzatamente interrotto. E` la sua stessa voce a riaccendere il ritmo della quotidianità: “Sono emozionata – dice Camilla Ramigni – e il fatto che abbia voluto subito rientrare in classe è giustificato dalla voglia di tornare in fretta alla normalità. Sento il bisogno di rimettermi in gioco, sfruttando il lavoro come terapia“. Poi la punzecchiatura che le toglie per un attimo il sorriso: il Codacons ha chiesto un risarcimento di 600 mila euro per i soldi spesi dallo Stato per la loro liberazione. Cosa risponde la Ramigni? “Non rispondo. So solo che lo Yemen è un Paese che merita di essere visitato perché è splendido e popolato da gente splendida. Chi ci ha sequestrato è gente che non ha modelli di riferimento alternativi. Solo sciabola, pugnale e mitra. E a chi chiede un risarcimento da parte nostra, rispondo che penso di avere già pagato abbastanza sulla mia pelle“. Sono pochi secondi quelli in cui la vena di amaro scolpisce lo sguardo di Camilla, poi ci pensano i ragazzi e l`intero corpo docente della scuola ad allontanare i fantasmi. Sotto il palco dell`auditorium, gli studenti della 1A le portano una rosa rossa a testa. E lei si scioglie definitivamente: “Vi ringrazio tutti, durante il sequestro ci sono state ore e attimi di vero e proprio terrore. Ma ho sentito che voi mi pensavate, e anche se qualsiasi cosa che immaginavo veniva regolarmente sconfessata dalla realtà che succedeva, non ho mai avuto paura di non poter ritornare. Grazie ancora, di cuore“.
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