10 Gennaio 2006

Giusto pagare 600 mila euro per “salvare“ Enzo e Patrizia?

GLI OSTAGGI IN YEMEN La richiesta danni del Codacons scatena la polemica

Giusto pagare 600 mila euro per “salvare“ Enzo e Patrizia?

MILANO – Liberati, ma con obbligo di rimborso- Dopo l`esposto alla Corte dei conti da parte del Codacons, che vorrebbe i cinque ostaggi italiani dello Yemen costretti a restituire allo Stato le somme spese per riportarli a casa, la polemica si infiamma. A versare acqua sul fuoco provvede il pm Giulio Benedetti, che coordina il pool ambiente e lavoro della procura milanese. “La Corte dei conti si occupa dei pubblici funzionari: a chi dovrebbero essere chiesti indietro, i soldi spesi, al ministro e ai poliziotti e carabinieri che sono intervenuti nello Yemen-“. Dottor Benedetti, però c`è chi sostiene che se un turista sceglie dei Paesi a rischio, non può pretendere poi di essere “salvato“ a spese della comunità. “Ma in punto di diritto non può esserci discussione. I nostri connazionali rapiti nello Yemen sono senza alcun dubbio parti offese di un reato commesso nei confronti di cittadini italiani all`estero, è il codice che prevede che in questo caso la procura di Roma sia competente per l`apertura di un fascicolo. E così è avvenuto“. Dunque le diverse attività intraprese dalla polizia giudiziaria e dai funzionari italiani all`estero sono di fatto contemplate dalla legge- “L`art. 55 del codice di procedura penale stabilisce, per l`appunto, che la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, “prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova“ e così via… Dunque tutto quanto è stato fatto per liberare i cinque italiani e riportarli in patria rientra evidentemente in questa previsione di legge, in questo dovere dello Stato nei confronti di un proprio cittadino“. Anche se questo cittadino è stato per lo meno imprudente- L`avvocato Marco Maria Donzelli, presidente del Codacons di Milano, non la pensa così. “Questi italiani si sono spinti in una situazione di pericolo, sembra proprio che qualcuno vada a cercarsela. Non si trattava di attività umanitaria o professionale, se qualcuno per incoscienza o superficialità provoca un danno alle casse dello Stato dovrebbe essere poi chiamato a risponderne“. Anche se il danno, comunque, lo subisce pure lui- “Se un escursionista si avventura in montagna in piste o percorsi rischiosi e non autorizzati, poi dovrà rimborsare le attività di soccorso. Questo caso mi sembra analogo“. Ma nello Yemen i nostri connazionali non sono finiti in un burrone, sono stati sequestrati dai banditi. Non è diverso- “Ma se l`Autorità italiana ordina o raccomanda di non avventurarsi in un certo Paese, quella raccomandazione avrà necessariamente un valore giuridico. Quando l`estate scorsa il ministero degli Esteri sconsigliò i viaggi nei Paesi a rischio terrorismo, i biglietti aerei vennero rimborsati ai passeggeri proprio in forza di quella raccomandazione…“ Un ragionamento che però non convince il pm Benedetti. “Una cosa è il principio di diritto, un`altra la valutazione di opportunità al momento di scegliere la mèta di un viaggio. E poi, ripeto, si tratta comunque di cittadini parti lese di un delitto. Sono stati tenuti per giorni prigionieri coi fucili puntati. hanno subito un trauma che si porteranno dietro per tutta la vita. Come si può chiedere loro un rimborso per le spese sostenute dallo Stato-“ Per l`avvocato Donzelli, si può: “I principi generali del diritto dovrebbero portare a questo, dal momento che gli italiani hanno contravvenuto ad una raccomandazione dell`Autorità, quella di non avventurarsi in un Paese straniero ritenuto a rischio“. Il procuratore Benedetti è di opinione opposta. “Il cittadino paga le tasse e ha diritto di essere assistito dallo Stato, in base alla legge, anche quando subisce un reato su territorio straniero. Questo principio non può essere messo in dubbio“.

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