A novembre prezzi al 2,2% Oggi la Bce aumenta i tassi: mutui più cari
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fonte:
- Il Manifesto
Un bel mese, quello di novembre, ha anticipato ieri l`Istat: i prezzi al consumo sono rimasti fermi. Nel senso che rispetto a ottobre non c`è stato nessun aumento e nei confronti del novembre 2004 la variazione tendenziale è stata del 2,2%, uguale a quella del mese precedente. Il dato definitivo lo conosceremo tra una quindicina di giorni. Nel frattempo, come al solito, le reazioni delle associazioni dei consumatori sono state furibonde. Per Intesaconsumtori l`inflazione reale per le famiglie a redditi più bassi raggiungerebbe addirittura il 22%. Intanto una cosa appare certa: oggi la Bce deciderà il primo rialzo dei tassi di interesse dopo oltre due anni. L`aumento dovrebbe essere limitato a uno 0,25%, ma gli effetti si faranno sentire immediatamente sui mutui a tasso variabile. Per molte famiglie una nuova stangatina sul potere d`acquisto. L`indice provvisorio dei prezzi al consumo diffuso ieri dall`Istituto di statistica è, nel dato generale, di facile lettura. Ci dice che in novembre i prezzi sono rimasti inchiodati sia per l`indice Nic (i prezzi per l`intera collettività) sia per l`indice armonizzato (quello utilizzato per i confronti internazionali). L`unica differenza che il dato tendenziale del Nic mostra una variazione del 2,2%, mentre per quello armonizzato la variazione tra novembre dello scorso anno e il novembre 2005 è del 2,4%. Tutto sommato poca roba. A frenare i prezzi in novembre sono stati, dopo che negli scorsi mesi erano schizzati alle stelle, i prezzi dei prodotti petroliferi: per la benzina verde l`Istat segnala una diminuzione del 5,4%, mentre il prezzo del gasolio sarebbe diminuito del 4,3%. Nel complesso, osservano gli esperti dell`Istituto, i prezzi per l`insieme dei prodotti energetici hanno registrato un flessione congiunturale del 2,2%, ma un incremento tendenziale del 9,8%. Su base annuale gli incrementi più forti di spesa si sono registrati per il capitolo “bevande alcoliche e tabacchi“ con un aumento del 7,3%; in forte crescita (5,8%) la spese per “abitazione, acqua, elettricità e combustibili“ e quelle per i trasporti in aumento del 4,1%. Una variazione tendenziale negativa (-4,0%) si registra, invece, per le spese del capitolo “comunicazioni“. Spulciando tra i dati Istat salta agli occhi un incremento non enorme (1,2%) nei “servizi sanitari e spese per la salute“. Nel solo mese di novembre il prezzo dei medicinali è salito del 2,5%. Che fine ha fatto la promessa di Storace di una diminuzione dei prezzi dei farmaci che avrebbero dovuto applicare su base volontaria le farmacie? Dando per scontata l`esattezza dei dati Istat (ma le osservazioni di Intesaconsumatori sono fondate) cosa frena la crescita dei prezzi? Per alcune associazioni dei produttori e per molti analisti la causa è tutta nella bassa domanda che sembra non trovare gli stimoli necessari neppure dalla ripresa di fiducia dei consumatori segnalata dall`Isae. I basi consumi per la prima volta stanno obbligando la distribuzione a impegnarsi in un duro contenimento dei prezzi al consumo, soprattutto quelli dei prodotti alimentari. In pratica tutte le grandi catene di distribuzione (non solo le Coop) segnalano che i prezzi dei prodotti alimentari negli ultimi dodici mesi sono addirittura diminuiti. I dati Istat sono contestati da Intesacondumatori che raggruppa alcune delle principali associazioni di difesa dei consumatori. Per Intesaconsumatori l`inflazione reale “per le categorie con reddito pari a 1.50 euro al mese è compresa tra il 6,4% e l`8,6%“. E aggiunge: “la situazione peggiora però se si considerano i redditi minimi fino a 516 euro – i pensionati – per i quali l`inflazione reale è al 22%“. Oggi intanto sarà il grande giorno a Francoforte: è atteso l`aumento del tasso di riferimento (fermo da oltre due anni al 2%) da parte della Bce. L`amento è stato anticipato dal mercato: ieri a un asta (per le banche) di rifinanziamento il tasso è salito al 2,40% dal precedente 2,17%. I primi effetti dell`aumento della Bce si faranno sentire sui tassi variabili dei mutui. Secondo uno studio diffuso ieri dal centro studio sintesi l`aumento di 0,25% si tradurrà in un maggiore esborso medio per le famiglie di 180 euro l`anno. L`aumento dei tassi (soprattutto quello atteso per i prossimi mesi) dovrebbe provocare una frenata al mercato immobiliare (e non è male) e di quello borsistico.
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