Il carovita è più elevato
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fonte:
- L`Unità
Prezzi in salita, mentre dopo la lieve boccata d`ossigeno di agosto riprende anche l`emorragia della produzione industriale, che a settembre cala dell`1% rispetto ad agosto, e dell`1,6% sull`anno precedente. Quanto al periodo gennaio-set- tembre, la flessione è del 2,1% sullo stesso periodo del 2004. Ennesimo crollo della produzione di autovetture: meno 17,5% a settembre su base annua. Tutti dati inferiori alle aspettative, mentre l`istituto economico Isae stima per l`ultimo trimestre dell`anno ancora una flessione, dello 0,4%. Per l`inflazione si tratta della conferma della stima preliminare: a ottobre l`indice è cresciuto dello 0,2% rispetto a settembre e del 2,2% su base annua. L`indice armonizzato, cioè rapportato al resto d`Europa, arriva al 2,6%, il valore più alto dal dicembre 2003. Pesano benzina, gasolio, oltre alle bollette di gas e luce. Gli aumenti congiunturali più significativi riguardano i capitoli abitazione, acqua, elettricità e istruzione (+1,2%), abbigliamento e calzature (+0,4%) e trasporti (+0,3%). Gli stessi capitoli trainano anche l`inflazione rispetto all`anno scorso, con l`aggiunta di tabacchi e bevande alcoliche, aumentate del 7,3%. “Una situazione molto preoccupante“, dice la segretaria confederale Cgil Marigia Maulucci. I dati dell`Istat sono tutti negativi, e per oggi è atteso l`ultimo sulla crescita del pil. “Sarebbe irresponsabile sottovalutare quello che accade – continua Maulucci – per gli effetti complessivi su un`economia molto fragile, ma soprattutto per l`ennesimo colpo al potere d`acquisto di lavoratori e pensionati“. Da notare anche la lievitazione dell`indice d`inflazione armonizzato, che ormai supera ampiamente quello dei paesi nostri più diretti competitori. Ancora Maulucci: “Che il governo ci eviti lo scaricabarile sull`aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi, perchè l`impennata era talmente annunciata da richiedere misure forti di contrasto, quali una tassazione straordinaria degli utili delle società petrolifere da tradurre in riduzione delle tariffe e delle accise sulla benzina. Misure che, ovviamente, non sono state messe in campo“. I sindacati sottolineano la continua perdita di potere d`acquisto da parte dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. E i dati sulla produzione industriale sono l`ennesima conferma della mancanza di una politica industriale. Per l`Intesa dei consumatori il dato sull`aumento dei prezzi è ancora troppo basso, tanto che “viene da chiedersi – si legge in una nota – se le rivelazioni non servono a presentare un`Italia diversa da quella reale, dove la crescita di prezzi e tariffe è sotto controllo e i redditi dei lavoratori crescono più dell`inflazione, in vista della campagna elettorale che si giocherà proprio su questi temi“. “Forse tutto questo benessere che noi non vediamo – chiude la nota – verrà investito nel settore degli immobili, dove gli affari sono raddoppiati e il 20% delle famiglie che non possiede una abitazione soffre il dramma della casa“. I prezzi rialzano la testa, dunque, ma la produzione industriale segna il passo. L`unica variazione positiva riguarda l`energia (+2,9% annuo), una costante ormai da mesi. Per il resto, un disastro. I beni strumentali e quelli intermedi calano del 2,4%, mentre quelli di consumo scendono del 2,2% (-2,5% quelli non durevoli e -0,3% gli altri). Il peso dell`energia emerge chiaramente anche dall`analisi del settore di attività economica: le raffinerie di petrolio registrano una variazione annua del +5,9% e l`estrazione di minerali di +4,4%. Positivo anche l`andamento di alimentari, bevande e tabacco (+2,7%) e di macchine e apparecchi meccanici (+2,3%). Continuano, invece, le forti flessioni dei mezzi di trasporto (-10,7%) e del tessile e abbigliamento (-9,3%).
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