15 Novembre 2005

Confermato l`aumento del costo della vita ad ottobre

Confermato l`aumento del costo della vita ad ottobre

Balzo dei prezzi, industria in frenata La produzione torna a scendere: -1,6%. L`inflazione al 2,2

ROMA – L`inflazione è in salita, la produzione in calo: con l`estate sono finiti anche i timidi segnali positivi, o almeno di tregua, sull`economia italiana. Il costo della vita, conferma l`Istat, a ottobre ha messo a segno un aumento del 2,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2004 e dello 0,2 rispetto al settembre 2005. La produzione industriale invece, ci dice sempre l`Istat, ha smaltito il piccolo boom di agosto e ingranato la retromarcia: meno 1,6 per cento a settembre rispetto ad un anno fa e meno 1 rispetto ad agosto, quando era tornata a crescere. Ad alzare il tiro sui prezzi sono state soprattutto le bevande alcoliche e i tabacchi (aumentati del 7,3 per cento), ma anche le spese per la casa, l`acqua, elettricità e combustibili (più 6,1) e i trasporti (più 5,2 per cento). A determinare invece la crisi dell`industria soprattutto il settore auto (meno 17,5 per cento a settembre rispetto ad un anno fa) e i mezzi di trasporto in genere (meno 12,4), ma anche il tessile e l`abbigliamento (rispettivamente meno 9,3 e meno 5,8 per cento). Ora, dice sempre l`Istat, visti i buoni risultati di agosto il terzo trimestre si chiuderà in positivo, ma per il prossimo le previsione dell`Isae segnalano un meno 0,4 per cento. Polemiche le reazioni dei sindacati. “I segnali che arrivano sono preoccupanti e il govermo continua a tenere la testa sotto la sabbia. Ha varato una Finanziaria che non affronta i problemi della competitività“ ha detto Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl. Anche per la Uil di Adriano Musi “la politica industriale è assente e le valutazioni entusiastiche di Confindustria per il taglio del costo del lavoro cozzano con questa realtà“. E Paolo Pirani, sempre della Uil, fa notare come la crisi colpisca soprattutto i beni di consumo collegandosi, quindi, alla crisi dei redditi. Interventi pubblici sono chiesti dalla Cgil, ma è anche il leader dei Ds Piero Fassino a parlare di “stagnazione molto grave“. Le polemiche montano pure sul fronte dei prezzi, sebbene Sergio Billè, il leader della Confcommercio, ritenga che “non sia questo il problema principale del paese“. Dietro al dato, sostiene, ci sono due precise cause – la bolletta energetica e i servizi di pubblica utilità “intervenendo di brutto sui due aspetti“ ha detto “l`economia partirà in tempi brevi“. Una analisi la sua che convince il viceministro Adolfo Urso ( “la vera questione è la bassa crescita dei consumi interni“), ma non i consumatori. Se Marigia Maulucci della Cgil parla di “ennesimo colpo al potere d`acquisto dei lavoratori“, l`Intesa prende lo spunto per rilanciare la polemica sull`Istat. L`inflazione italiana, infatti, pur se in crescita risulta sotto la media europea (fissata al 2,5 per cento), ma Adusbef, Codacons, Federconsumatori e Adoc sono convinti che tale virtuosità “sia dovuto solo ai miracoli dell`istituto di statistica che presenta un paese diverso dal reale dove i redditi dei lavoratori aumentano più dell`inflazione“.

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