15 Novembre 2005

CALABRIA, TALLINI REPLICA A DI LIETO

CALABRIA, TALLINI REPLICA A DI LIETO

Il consigliere regionale Udeur torna sul delitto Fortugno e ribadisce: non siamo tutti mafiosi

Nel dettaglio la replica del consigliere regionale calabrese dei Popolari-Udeur, Mimmo Tallini, al presidente del Codacons, Francesco Di Lieto, sul caso ?L`Espresso?.
«Non è la prima volta che l`avvocato Di Lieto, presidente del Codacons Calabria, interviene nei dibattiti politici nella nostra regione, utilizzando la sigla della sua organizzazione – che dovrebbe difendere gli interessi dei consumatori – per parlare dei più svariati temi. Non ho mai avuto l`onore di confrontarmi con l`avvocato Di Lieto nelle sedi istituzionali, poiché i suoi tentativi elettorali sono sempre naufragati per le cifre assolutamente irrilevanti e inconsistenti raccolte. Dobbiamo pertanto accontentarci di dialogare a distanza, quasi sempre sui giornali, con una specie di interlocutore virtuale che è sempre pronto a dare lezioni di moralità a tutti. Non mi meraviglia più di tanto che l`avvocato Di Lieto non abbia compreso il senso della mia recente iniziativa, quella cioè di chiedere alla Presidenza del Consiglio regionale di querelare il settimanale ?L`Espresso? per la sua offensiva e vergognosa copertina dedicata alla Calabria. Evidentemente, anche lui – come i redattori del servizio giornalistico – pensa che la nostra regione sia governata da una banda di collusi con la ndrangheta e che l`attuale Consiglio regionale sia formato da ?onorevoli padrini?. Il presidente del Codacons ha cambiato idea, se è vero che solo qualche mese fa si è candidato, con la sua lista, proprio a sostegno di coloro che oggi non intende difendere da queste accuse odiose e inaccettabili. Nella sua ansia di smodato protagonismo, l`avvocato Di Lieto ritiene, probabilmente, che l`unico Consigliere regionale immacolato sarebbe stato, in caso di elezione, solo lui. Peccato che le poche decine di voti raccolti non siano stati sufficienti a portare nella massima assemblea elettiva della Calabria un siffatto paladino della moralità e della legalità.
Ironia a parte, nessuno è disponibile ad accettare lezioni da primo della classe dal presidente del Codacons e quando parla genericamente dei ?parenti illustri?, che affollano i corridoi degli uffici regionali, cercando con questo di fare di tutta l`erba un fascio, sarebbe stato anche opportuno che lo stesso avesse fatto i nomi dei politici interessati alla vicenda ?parentopoli?. Da parte mia posso affermare con assoluta certezza e senza tema di smentita che nelle strutture speciali e negli elenchi delle consulenze a qualsiasi titolo non ci sono miei parenti almeno fino al venticinquesimo grado. Mi auguro che l`avvocato Di Lieto possa fare e dire altrettanto.
Quanto alla mia proposta, devo ancora una volta precisare la sua natura e la sua finalità. Sono del parere che la campagna di criminalizzazione della Calabria sia un ostacolo enorme ad ogni ipotesi di sviluppo della nostra regione. E` una campagna trasversale che sta procurando danni enormi alla già fragile immagine della nostra martoriata terra. Noi chiediamo che si faccia piena luce sull`omicidio Fortugno e sui legami tra la criminalità e settori della politica, ma non possiamo accettare il superficiale giudizio dell`Espresso su tutto il sistema politico calabrese. La Calabria è in ginocchio, subisce un durissimo attacco da parte della mafia, ma proprio per questo ha bisogno di Istituzioni credibili e autorevoli che sappiano guidare un processo di riscatto. Se l`avvocato Di Lieto vuole accodarsi a questa campagna di delegittimazione democratica della Calabria è padrone di farlo. Se vuole rovesciare sulle Istituzioni la sua delusione di candidato non votato, sono fatti suoi. La gente può ben giudicare. Io insisto sulla necessità di tutelare quanto di buono la nostra regione esprime: giovani preparati e studiosi, università come centri di sapere, imprenditori giovani che si ribellano alle estorsioni, professionisti di valore, politici che vogliono fare onestamente la loro parte. Questa Calabria sana è stata accomunata alla mafia da un servizio giornalistico, ma soprattutto da una rappresentazione negativa della copertina, che non esito a definire vergognoso e distruttivo. Nessuno vuole coprire i problemi enormi della nostra regione, né dire che qui viviamo in una specie di paradiso terrestre. Ma non e nemmeno possibile elevare a simbolo della Calabria un cartello sforacchiato dai proiettili o un mitra».

*Consigliere Regionale Calabria Popolari-Udeur

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