5 Novembre 2005

Lo “skinning“ è in agguato

SENIGALLIA – Occhio agli estratti conto: lo skinning è in agguato. In questi giorni tra centri commerciali con Pos manomessi e Bancomat maneggiati i correntisti della spiaggia di velluto hanno alzato la guardia e soprattutto si sono messi a spulciare, cosa che dovrebbe essere fatta abitualmente, la documentazione che illustra i movimenti della propria liquidà. Dunque il materiale che ci invia la banca di fiducia va letto riga per riga. La tecnologia aiuta a vivere meglio, si sa, ma quando a sfruttarla sono malviventi occorre prendere tutte le contromisure possibili. La prima, la più immediata, è prendere una lente di ingrandimento e passare con oculatezza certosina l`estratto conto e segnare ogni spesa dubbia o che non risulti a memoria. In questo caso occorre intervenire con la propria banca e naturalmente bloccare il conto e la carta. Altra cosa importante, anche se può arrecare fastidio, è segnare l`importo e la data della spesa o quanto meno conservare gli scontrini. Altro mezzo per difendersi in breve tempo è controllare di tanto in tanto, utilizzando proprio il Bancomat, la movimentazione degli averi. E proprio su questo punto che insiste anche il Codacons, l`associazione a tutela dei consumatori, che individua nello skinning la nuova frontiera delle truffe. Siamo di fronte ad un problema di difficile controllo – afferma il responsabile regionale del Codacons l`avvocato Corrado Canafoglia – e che sta creando non pochi problemi. Il guaio, se così lo vogliamo definire, è che una volta consumata la truffa è arduo recuperare il denaro. Questa tecnica viene chiamata in gergo skinning che potrebbe essere tradotto in spellare, non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti. Anche i consigli che possiamo dare sono pochi. In primo luogo sarebbe opportuno fare spesa nei negozi conosciuti e quando si tratta di un prelievo servirsi sempre dello sportello Bancomat della propria banca. Come specificato dall`avvocato Canafoglia questa pratica rientra nei reati informatici e viene classificata come una truffa dato che per prelevare il contante altrui viene praticato un artifizio. Preoccupazione anche nelle associazioni di categoria. L`unica difesa – afferma il segretario provinciale della Confesercenti Paolo Luzi Crivellino – è la diffidenza ma credo che questo non sia il giusto rapporto da instaurare con il cliente. La sola indicazione che abbiamo dato ai nostri associati è quella di chiedere il documento a chi non è habitué dell`attività. Il paradosso è che le carte di credito ed i Pos avevano la funzione di salvare i commercianti dalle rapine perché il contante andava, e la tendenza è questa, sparendo. Ora proprio questi supporti elettronici rischiano di far cadere in una truffa la clientela. Dobbiamo mettere allora le telecamere nei negozi?. Un dilemma, quello sollevato dall`esponente della Confesercenti, che sta creando non pochi mal di testa ai giuristi italiani. Il quesito è: la telecamera nei luoghi chiusi ci rende più al sicuro o più controllabili?

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