4 Novembre 2005

Eroi da playstation

Dietro lo show, una struttura drammaturgica ferrea. Fatta di sconfitte, ingiustizia, riscatto di Mauro Covacich Paul London e Chavo Guerrero salgono sul ring contro Hardcore Holly e Charlie Haas. Dopo i primi sbeffeggiamenti partono: una sganasciata uno, una sganasciata l`altro. Poi uno dei secondi riesce a distrarre Holly, London e Guerrero chiudono all`angolo Haas e lo massacrano di calci. “Stush! Haaa!“, dice mio nipote, sei anni, fingendo di accanirsi anche lui, in piedi sul divano, sulla mia coscia sinistra. Sapere che si tratta di un gioco, che si fa finta di fare sul serio – la grande differenza tra due esseri umani e due lupi. Gregory Bateson sostiene che sulla rappresentazione del gioco si coglie lo scarto tra intelligenza simbolica (umana) e animale. Fondamentale per capire il wrestling. Se due giovani lupi maschi giocano alla lotta, cominciano a mordicchiarsi, a spingersi col muso, finché uno dei due fraintende e trasforma l`aggressività simulata in aggressività vera. è dovuto all`uso di un linguaggio analogico, dove l`intensità del segno è direttamente proporzionale all`intensità del sentimento che comunica. Quindi se il lupo è un po` arrabbiato scopre un po` i denti, se è molto arrabbiato li scopre molto. I due lupi cominciano per gioco, ma non sono capaci di dirsi “guarda che sto giocando, guarda che, anche se scopro molto i denti, non sono arrabbiato“ e finiscono per darsele davvero. Anche ai bambini succede lo stesso. Ma due adulti possono, avvalendosi del loro linguaggio discreto, fingere di menarsi di brutto con il tacito accordo di non torcersi un capello. Possono usare un segnale di intensità alta – uno stritolamento, un cazzottone – senza che voglia dire niente di ciò che sembra comunicare. Il trucco è ciò che Bateson chiama `cornice`. I lottatori del wrestling mettono l`aggressività in cornice, ne fanno una pièce. Ad aumentare l`effetto si aggiunge la seconda cornice, quella televisiva, ottenendo così due che si picchiano in un quadro dentro un quadro. Queste spettacolari risse simulate sono doppiamente simboliche: si reggono su un accordo tra atleti-attori e si offrono a milioni di spettatori senza far nulla per nascondere la pantomima. Haas si tira su dal tappeto ristorato come per miracolo dalla gragnola di colpi che ha subito. I due che l`hanno menato sono bestioni di 120 chili, basterebbe uno dei loro calci per mandare all`ospedale chiunque. Ma Charlie si riappropria dell`incontro grazie ai tuffi a bomba e alle chiavi ausiliarie di Hardcore Holly, ha la meglio su Chavo e lo schiena, fine primo incontro. “Vaai! – urla mio nipote – Focch!“, cercando di mettere la testa sotto la mia coscia e poi battere tre volte col braccio sul tappeto e sconfiggersi. Il Codacons è intervenuto contro il wrestling. Eppure il massiccio consumo di questo spettacolo da parte di adulti e bambini dovrebbe far riflettere, a prescindere dalla sua oggettiva connotazione pop, sulla riscoperta del piacere per la recita, dopo l`incontrastato dominio delle trasmissioni `real`. Come si fosse creato un nuovo bisogno di narrazioni televisive mitopoietiche. Così, mentre fioriscono le metastasi del reality-show, nascono trasmissioni `real` ricalcate su serial di successo (da `E. R.` è nato `Real E. R.` e non viceversa), le fiction sono sempre più a rimorchio dell`ultimo fatto di cronaca, ecco spuntare una genia di uomini gommosi, nuovi eroi per un pubblico la cui fruizione estetica è ormai settata su playstation e giochi di ruolo. Perché il potenziale evocativo dei nostri orizzonti è commisurato alla qualità del nostro immaginario, i cui anfratti più sofisticati sono stati abrasi a favore di una mitopoiesi più facile. E allora questi bravissimi figuranti gonfiano gli incontri con ampollose sceneggiature fuori dal ring, con interviste dove si giurano vendetta e risse dove la mettono in pratica. John Cena risponde alle provocazioni di Jbl. Si prendono a mazzate finché dal backstage non arriva l`allenatore di Jbl e immobilizza vigliaccamente Cena – “Nooo, vigliaccoo!“, urla mio nipote – così Jbl può accanirsi in libertà, ma ecco dal backstage Shannon Moore, Funaki, Nunzio che non vedevano l`ora di far volare sedie e arbitri per il palasport. Intanto ovviamente Cena si riprende, spacca la faccia al nemico JBl e lo schiena. “Foccch! Hatooo!“, si esalta mio nipote, in un suo personale giapponese, e si spiaggia sul mio petto. Sempre la stessa struttura drammaturgica: prima una bella lezione, poi l`improvviso riscatto; prima le ingiustizie subite, poi la ribellione; prima la sottomissione fasulla alle regole, poi la liberatoria infrazione; il tutto in attesa del prevedibilissimo colpo di scena. Il lato vincente di questo spettacolo è l`infinita ripetizione del visto. Il che spiega la sua fortuna con i bambini e certo godimento infantile degli adulti nel riassaporare il noto. Quando, negli anni Ottanta, Hulk Hogan saliva sui ring di Tokyo per sfidare il normolineo Antonio Hinochi, si sapeva già che alla fine, dopo aver prevalso per tutto l`incontro, le avrebbe prese. Un po` perché i giapponesi non avrebbero mai fatto perdere uno di loro con un Buffalo Bill, un po` perché il bello stava nel rovesciamento di fronti e nella sofferta prova di superiorità di Davide su Golia. L`immenso Matt Morgan deride il piccolo Funaki per il suo inglese difettoso. So già come andrà a finire. Vedo mio nipote con i pugni in bocca per la rabbia, lo vedo soffrire per un`ingiustizia che lui stesso sa che verrà presto sanata. Penso al lavoro degli sceneggiatori sui personaggi degli atleti, il ricamo di gag, tutto privo di sfumature, cattivi cattivi e buoni buoni. Perché guardare il wrestling non è leggere la `Recherche`, è sfogliare un fumetto, mangiare un cheeseburger. E Funaki sta già mettendo le dita negli occhi a Matt Morgan e Matt Morgan si piega accecato, offrendosi a colpi simulati in modo ridicolo, chiusi da una verticale con sfracellamento finale. Vince Davide, come da copione. “Sììì, scrascch!“, esulta mio nipote, che gode, ma non di quello che vede, di quello che immagina di vedere. Come dice Roland Barthes: “Non dei colpi, ma della citazione dei colpi“. Nel capitolo sul wrestling (allora catch) in `Miti d`oggi`, il pensatore francese ne riconosce una valenza esorcizzante. Il wrestling, moderna variante del teatro classico, assumerebbe i connotati di un rito religioso nel quale venga messo in scena lo spettacolo della sofferenza, con funzioni catartiche. Il che, secondo Barthes, ne farebbe una ripresa della tragedia greca con qualche adattamento alla cultura di massa. Questo quarant`anni fa. Prima che il sistema produttivo-distributivo lo trasformasse in un`altra furba macchinetta mangiasoldi. Ed eccoci all`evento della serata, Kurt Angle contro Booker T. Mio nipote, che non ha ancora letto Bateson né Barthes, si distrae. “Dai zio, facciamo che tu eri Geibìel (Jbl) e io ero Cina (Cena)“, mi dice, in piedi sul divano. Lo guardo un attimo. “No, io ero Cena“, gli rispondo. E prima che si riprenda dal sopruso, lo schieno. prossimamente su questo ring Batista, JBL, The Endertaker, Eddie Guerrero sono alcuni dei lottatori-attori che si esibiranno nelle cinque tappe del tour italiano della WWE, la World Wrestling Entertainment, dal 15 al 19 novembre. Ecco date e luoghi: 15, PalaLottomatica di Roma; 16, Forum di Milano; 17, PalaOnda di Bolzano; 18, PalaRossini di Ancona; 19, PalaAlgida di Livorno. Biglietti da 25 a 100 euro (a Bolzano, minimo 35 euro). Società.

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