31 Ottobre 2005

Siamo il Paese dei farmaco-dipendenti

NE usiamo tanti, male e non badiamo a spese. Siamo il Paese dei farmaco-dipendenti con l`armadietto dei medicinali sempre pieno. Gli italiani non risparmiano sulle cure per la salute e comprano in media 28 confezioni di medicine all`anno di cui 12 acquistate di tasca propria. Un vero record. I dati dell`Osservatorio nazionale sull`impiego dei medicinali dicono che sette persone su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione medica nel corso del 2004. Ma, nonostante l`utilizzo massiccio messo a fuoco dai numeri, il corretto impiego dei farmaci sembra restare ancora un miraggio. Perché nel nostro Paese, si registrano ogni anno dai 70.000 ai 100.000 ricoveri da mettere in relazione con gli effetti collaterali indesiderati provocati dai farmaci. A dirlo sono i dati raccolti dal Codacons, attraverso l`associazione Articolo 32, dedicata ai danni alla salute. Non esistono farmaci buoni e farmaci cattivi, dicono gli esperti. E` il comportamento della persona che usa le medicine che determina se le sostanze vengono usate in modo corretto per una giusta finalità o se c`è abuso. Ad esempio, la comune aspirina è un farmaco che può essere dannoso per alcune persone, perché causa un`irritazione al rivestimento dello stomaco provocando piccole emorragie interne di entità variabile. Questo versamento può essere abbastanza esteso da causare una leggera anemia, soprattutto nelle persone che soffrono di ulcera. Ci sono altri farmaci più sicuri, come il paracetamolo, per calmare i dolori o abbassare la febbre. Ma non sempre il medico dà queste informazioni quando consiglia di prendere una semplice aspirina, dicono dal Codacons. Ciò crea nel paziente l`erronea convinzione che può prendere un`aspirina ad ogni accenno di malessere. E l`uso sbagliato dei farmaci sta raggiungendo dimensioni epidemiche. Lo afferma l`Organizzazione mondiale per la sanità. Secondo un suo recente studio, soltanto la metà dei pazienti si affida ai consigli di medici, farmacisti e foglietti illustrativi. Gli effetti negativi sono tali che, secondo i calcoli degli esperti, i costi provocati dalla cattiva assunzione dei farmaci superano di gran lunga quelli provocati dal fumo. Tanto che l`Oms suggerisce di seguire con maggior attenzione la fase della somministrazione dei farmaci, anche per ridurre le spese della sanità. Una maggior attenzione evidenzia risultati positivi soprattutto nel caso di farmaci complessi. Per fare un esempio, seguire con maggior cura prescrizione e assunzione dei farmaci prescritti a un malato di diabete può fare risparmiare il 25% sui costi sanitari. Nel caso di una malattia come l`asma, il taglio arriva addirittura al 45%. Intanto negli ultimi anni nel nostro Paese il prezzo dei farmaci è cresciuto. La gran parte delle medicine più comunemente usate è salita di prezzo dal 2002 a oggi. Per fare qualche esempio, se il prezzo minimo dell`Aspirina registrato nel 2002 era di 3,51 euro oggi bisogna sborsare 3,95. Il Fastum Gel costava 6,40 euro, mentre oggi arriva a 7,50 euro. Sempre nel 2002 il prezzo minimo registrato per il Levolac era di 7,50 euro, oggi è a 8 euro. A poco è servita dunque l`introduzione dei farmaci generici (ribattezzati farmaci equivalenti) avvenuta in Italia nel 2001. I generici sono quei farmaci che hanno lo stesso principio attivo dei gemelli di marca, ma costano meno perché commercializzati da aziende che ne hanno avviato la produzione a brevetto scaduto. E che quindi devono sostenere soltanto le spese di produzione e non quelle per la ricerca. Tra gli effetti positivi del generico poteva esserci anche quello di fare scendere notevolmente il prezzo del farmaco di marca corrispondente. L`aspirina non di marca che, come tutti i generici, porta il complicato nome del principio attivo che la compone (acido acetilsalicilico) costa 2,58 euro. Il 30% in meno. E se nel nostro Paese si arriva a una riduzione del 40% (per legge deve essere almeno del 20%), in altri paesi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti il taglio è decisamente più consistente e arriva fino all`80% del prezzo pagato per il farmaco di marca. Anche per questo in tutto il mondo si sta registrando un vero e proprio boom dei farmaci generici con un incremento del giro d`affari del 12%, contro un +8% dell`industria tradizionale nel 2004. L`Italia, per quanto riguarda il consumo e l`utilizzo dei farmaci generici, resta clamorosamente all`ultimo posto tra i più Paesi europei. Nel nostro Paese il livello di penetrazione dei farmaci generici si attesta intorno al 3,3%. Una cifra irrisoria se si pensa che questo dato in Olanda raggiunge il 47%, nel Regno Unito il 39%, in Danimarca il 37%, in Germania il 32%. Il motivo va ricercato anche in un prezzo del farmaco generico ancora poco attraente per il consumatore. Inoltre in Italia il generico è ancora difficile da reperire e spesso è trascurato da medici e farmacisti, dicono dalle associazioni di consumatori. E lo conferma il risultato di un`inchiesta condotta recentemente da Altroconsumo da cui emerge che i professionisti in camice preferiscono ancora il farmaco di marca. Da giugno, tuttavia, il farmacista ha l`obbligo di informare il paziente dell`esistenza del generico meno costoso ma dalla stessa efficacia terapeutica. E allora forse bisognerà attendere ancora qualche anno perché la medicina del generico faccia effetto sui prezzi.

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