26 Ottobre 2005

Scajola: Bondi deve restare, ha fatto il miracolo

Scajola: Bondi deve restare, ha fatto il miracolo

La decisione del commissario straordinario Enrico Bondi di candidarsi alla guida della nuova Parmalat risanata raccoglie il plauso del ministro delle Attività Produttive Claudio Scajola. “Bondi – dice il ministro – è stato, agli occhi non solo degli italiani ma del mondo, il simbolo della capacità che ha l`Italia, quando vuole, di fare i miracoli. Dal momento che è stato il pilota dell`operazione, credo sia logico che debba completare la sua opera, anche per chiudere i contenziosi ancora in corso con diversi istituti sparsi nel mondo“. Scajola ha tenuto a sottolineare che “22 mesi orsono Parmalat era in fallimento e ora è riuscita a salvare tutta la manodopera senza perdere alcun posto di lavoro, a rimettersi in Borsa mantenendo i suoi mercati e a far sì, con la quotazione, che già oggi ci sia il rimborso per taluni debiti. è una forma miracolosa“. Conversando con i giornalisti, a margine dell`incontro con il ministro dell`Economia svizzero, Scajola ha affermato che “la cosa più logica che farebbe qualunque persona di buon senso è chiedere a Bondi di rimanere“. Siccome su richiesta dei fondi “lui ha risposto positivamente, spero che ora anche la risposta degli azionisti sia questa“. Consumatori contrari a candidatura Bondi. Sul fronte opposto i consumatori, scesi sul piede di guerra. In una nota, Intesaconsumatori afferma che gli interventi messi in campo da Bondi in favore dei risparmiatori coinvolti nel crack del gruppo di Collecchio sono stati “inadeguati e insufficienti“. L`associazione ricorda di aver già fatto ricorso a suo tempo al Tar contro la nomina del manager a commissario e ora punta il dito contro l`operato di Bondi che, affermano, “avrebbe incassato, a quanto si apprende 90 milioni di euro“, soldi che secondo Intesaconsumatori dovrebbero essere utilizzati per risarcire i risparmiatori traditi. Ieri, 24 ottobre, il commissario straordinario del gruppo di Collecchio ha affermato in un comunicato di aver deciso di “rendersi disponibile“ ad essere incluso in una lista di candidati al cda, per condurre l`azienda, con un mandato “chiaro e forte“, “verso la prossima fase del suo sviluppo, creando valore per gli azionisti attraverso il consolidamento del gruppo come punto di aggregazione italiano nell`industria agroalimentare multinazionale“. Il nome di Bondi figurerà così in una delle liste dei candidati al consiglio di amministrazione che riceverà l`investitura dall`assemblea dei soci del 7 e 8 novembre, rispettivamente in prima e seconda convocazione. La mossa di Bondi scompiglia le carte di Granarolo, che negli ultimi mesi non ha nascosto la propria intenzione di lanciare un`Opa su Parmalat, forte anche dell`appoggio delle principali banche azioniste, prima fra tutte Intesa che detiene nel gruppo del latte bolognese una quota del 20%. “Il ritorno in Borsa – sottolinea Bondi – è stato il culmine di un progetto di 22 mesi per restituire al mercato la possibilità, in tempi adeguati, di trarre pieno beneficio dalle indubbie capacità del gruppo di recuperare e creare valore“. Il rientro a Piazza Affari è stato quindi “il primo passo lungo questa strada, ma resta ancora molto da fare“.

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