23 Ottobre 2005

Allerta per il virus dei polli Colombi osservati speciali

Un progetto di contenimento del contagio da virus dell`influenza aviaria ai colombi per poter intervenire drasticamente e con tempestività in caso fossero rilevati focolai. Questa la richiesta presentata venerdì scorso al sindaco di Adria Antonio Lodo dal capogruppo consiliare di An Daniele Ceccarello. L`idea non sembra affatto peregrina, soprattutto dopo i casi di infezione di un pappagallo verificatisi ieri in Inghilterra ed in Russia con la moria di una dozzina di cigni. “La temuta influenza aviaria, indotta dal virus H5N1 – dice Ceccarello, che è anche un cacciatore appassionato – è ormai alle porte dell`Italia. Infatti, studiosi dell`Istituto Nazionale di Avifauna si dicono certi che si debba solo attendere il `quando` e non il `dove`, risultando particolarmente esposte le zone litoranee e lagunari del Veneto“. Il significato della sua iniziativa- “Mentre si concretizzano misure precauzionali per quanto attiene la produzione di volatili a scopo alimentare e per quanto riguarda l`attività venatoria, nulla sembra ancora essere stato prospettato per controllare, ed eventualmente limitare, l`estensione del contagio a quegli uccelli presenti nelle nostre città“. Nello specifico – “La Codacons, si è da poco espressa in favore dell`emanazione di misure che interessino in particolare i colombi di città, che vivono a stretto contatto con l`uomo, ma anche con altre specie di volatili, specie selvatiche quali gabbiani, storni e uccelli da cortile“. Qualcuno, però, la pensa diversamente. “La Lipu ritiene viceversa, che non si debba attribuire peso al rischio di contagio mediato da colombi, in particolare a danno dell`uomo, facendo riferimento a studi condotti a Basilea, che peraltro riguardano malattie diverse dall`influenza dei polli. In questi studi, invece, non risulta alcun dato relativo alla possibilità che il colombo diventi vettore d`infezione verso altre specie di volatili“. Allora? “La particolare attenzione dedicata agli uccelli migratori, soprattutto anatidi selvatici, è giustificata dal fatto che sembrano più resistenti al virus, di cui però diventano vettori. Nulla si sa, invece, sui colombi di città, di costituzione meno robusta e privi di abitudini migratorie“. In conclusione-“E` opportuno tutelare la salute della popolazione, nell`eventualità di una pandemia che non sembra imminente, attuando misure per il contenimento del contagio ai colombi, importanti anche per salvaguardare il patrimonio zootecnico locale costituito dai volatili da allevamento e da cortile“.

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