19 Ottobre 2005

Tranquilli, i piccioni non sono un pericolo

Tranquilli, i piccioni non sono un pericolo

Ma il Codacons chiede il divieto della vendita di mangime nelle piazze di Milano

MILANO – Controlli a tappeto negli allevamenti intensivi, un comitato tecnico di esperti per pianificare strategie anti-pandemia, acquisto di farmaci antivirali da stoccare nei reparti infettivi di prima linea, a cominciare dal Sacco. La Regione si attrezza a contrastare prima ancora di una pandemia il panico. Non si registra solo l`assalto alle farmacie in cerca di antivirali, ma anche qualche allarme sopra i toni. Il codacons invita, per esempio, a vietare la vendita dei mangini nelle celebri piazze italiane, inclusa piazza Duomo. Chiede misure urgenti, perché “sono i volatili più vicini all`uomo, e milioni sono ogni giorno le possibilità di contatto“ e di fermare la caccia. Ma il responsabile del servizio regionale veterinario, Mario Astuti, sdrammatizza: “I piccioni non sono gli untori perché non sono sensibili alle influenze aviarie, sono molto resistenti. E Milano è anche poco attraente per i migratori che hanno bisogno di vere e proprie “stazioni di servizio“ per riposarsi nei loro spostamenti. Si vedono stormi nei cieli della metropoli ma sono gabbiani, non anatre, gli incubatori per eccellenza di virus aviari“. Se un problema c`è, parlando di aviaria, sta negli allevamenti intensivi. “In Lombardia ci sono 49 milioni di volatili, ma le zone di massima concentrazione sono nel triangolo tra Brescia, Cremona e Mantova. Per tre anni abbiamo vaccinato i volatili di allevamento contro il ceppo H7. Da un anno nella zona più a rischio per il numero di animali allevati, Brescia e Mantova, utilizziamo il vaccino bivalente contro H7 e H5“. A confermare che i piccioni non sono untori è il dottor Calogero Terregino, 35 anni, virologo e veterinario in forza al Centro di referenza nazionale per l`influenza aviaria, l`Istituto zooprofilattico di Padova. “Il piccione ha un ruolo molto marginale. È considerata una specie piuttosto refrattaria al virus influenzale. Manifesta resistenza. In città, poi, ha uno stile di vita che difficilmente gli permette persino di venire a contatto con un serbatoio di possibile contagio qual è quello frequentato da migratori selvatici che svernano. Infine, nell`eventualità di un contagio, sarebbe assolutamente molto più facile circoscrivere il fenomeno e intercettare i focolai in una città piuttosto che in un lago paludoso“. Il servizio veterinario, inoltre, precisa che “non attendiamo la segnalazione di un capo ammalato. Noi interveniamo prima. Abbiamo un piano di monitoraggio dal 2000 che prevede visite negli allevamenti con campionamenti di animali. Nella zona dove si vaccinano i volatili, controlliamo prima di tutto che non ci sia malattia e poi che sia efficace il vaccino. Nel 2004 abbiamo esaminato 66 mila e 340 campioni, nel 2005 abbiamo anche sottoposto a check up più di 340 anatre e oche in aziende rurali nel 200. E da settembre a marzo del 2005 abbiamo studiato 106 anatre abbattute“. Di fantasmi parla la microbiologa Maria Rita Gismondo, che dirige il laboratorio del Sacco: “Siamo alla fobia collettiva. Il virus dell`aviaria non esiste. Non c`è notizia di contagio da parte dell`uomo. Il vaccino per l`aviaria non esiste perché non esiste a tutt`oggi il virus. Ma siamo preparati all`evenienza“. A Milano, il 28 ottobre, si terrà un convegno sull`emergenza aviaria e sui modelli di prevenzione. E mentre c`è chi chiede di fermare la caccia, come i Verdi, Roberto Alboni, capogruppo di an, ribatte: “Evitiamo di usare l`emergenza aviaria per attaccare la caccia. Per essere più tranquilli basterebbe richiedere ai cacciatori di fare esaminare le prede catturate alle Asl, come si fa con i funghi raccolti nei boschi“. Un forte invito ad evitare psicosi e allarmismi viene dal presidente della Commissione regionale “Sanità“ Pietro Macconi (AN) e dal presidente della Commissione “Attività produttive“. Carlo Saffioti (FI), che hanno evidenziato come allo stato attuale in Italia non esista alcun rischio di contrarre la malattia. Per spiegare meglio la situazione e per rassicurare i cittadini, la Regione distribuirà nei prossimi giorni 3 milioni di copie di opuscoli informativi che saranno recapitati nelle case dei lombardi. Nel frattempo le varie Asl provinciali stanno inviando a sindaci, prefetti, scuole e farmacie una nota informativa che invita a tranquillizzare la gente. Anche perché, come ha evidenziato Saffioti, la “fobia da influenza aviaria“ sta creando seri danni al settore agro-alimentare lombardo: nell`ultima settimana le vendite di carni di pollo e di suino sono diminuite in Lombardia del 40%, toccando punte del 70% in provincia di Bergamo e del 65% in quella di Brescia. Due province dove peraltro si contano rispettivamente 500 allevamenti e circa 22mila addetti nella bergamasca, oltre 600 allevamenti e circa 25 mila addetti nel bresciano.

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