Soltanto pomodoro fresco spremuto
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fonte:
- Il Mattino
Soltanto pomodoro fresco spremuto, al massimo con un po? di sale o qualche spezia. Altrimenti, non è «passata». Questo ha stabilito il decreto interministeriale – porta la firma dei responsabili di Attività produttive, Politiche agricole, Salute e Politiche comunitarie – pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale che, fissando le regole della vera passata, punta a rendere la «vita difficile» a chi mette in circolazione prodotti contraffatti. Per dirla breve, l?obiettivo è sbarrare la strada alla Cina che ha cominciato a produrre concentrato di pomodoro nel 1990 e oggi ne esporta la metà in Italia, oltre 150mila tonnellate per un valore di 62 milioni di euro. Importato il più delle volte clandestinamente, illegittimamente «diluito» e poi imbottigliato, il concentrato cinese diventa una nostrana, e abusiva, «pommarola». Ma d?ora in poi a vigilare che ciò non avvenga, ci sarà l?Ispettorato centrale repressioni frodi (Icrf) con ispezioni e prelievi a campione nelle aziende del comparto in tutte le fasi della produzione e commercializzazione. In base al provvedimento, operativo già da ieri, la denominazione «passata di pomodoro» deve essere riservata al prodotto ottenuto direttamente da pomodoro fresco, sano e maturo, avente il colore, l?aroma e il gusto caratteristici del frutto da cui proviene attraverso il procedimento di spremitura. Salutato come un prezioso contributo alla valorizzazione del «made in Italy» – il nostro Paese è il secondo produttore mondiale di passata dopo gli Stati Uniti – il decreto «salvasugo», in realtà, rappresenta una vittoria a metà. Nulla vieta, infatti, che la famosa bottiglia venga fatta sì solo con passata di pomodoro fresco, prodotto però, magari, in Cina. Almeno fino a quando non verrà stabilita l?obbligatorietà in etichetta dell?origine della materia prima utilizzata su cui dovrà pronunciarsi la Commissione europea. La Cia, Confederazione italiana agricoltori ha già annunciato che continuerà «la battaglia per l?obbligo di indicazione dell?origine della materia prima». E anche per la Coldiretti il decreto «va completato con l?obbligo di indicare in etichetta l?origine del pomodoro impiegato, senza accumulare ulteriori ritardi, nel rispetto degli impegni assunti». Agguerritissimo il Codacons che ha già annunciato che impugnerà davanti al Tar del Lazio il provvedimento pubblicato ieri: «I consumatori devono conoscere la provenienza dei prodotti che mangiano» – afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi – «non si può continuare a vendere passate di pomodoro in confezioni riportanti l?immagine del Vesuvio, facendo credere a chi le compra di aver acquistato passata di pomodoro ?made in Italy?, quando in realtà il prodotto è stato realizzato con pomodori cinesi».
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