21 Settembre 2005

«Chi ha avvelenato mia figlia paghi»







E? tornata a casa ieri pomeriggio, dopo cinque giorni di ricovero nel reparto di pediatria dell`Ospedale di Pescara, e la prossima settimana potrà anche tornare tra i banchi della seconda C dell`Istituto tecnico “Manthoné“. «Nessun danno fisico», è il verdetto dei medici su Maria S., la quindicenne di Cugnoli ricoverata d`urgenza venerdì scorso dopo aver ingerito due sorsi di acqua minerale avvelenata con “tensioattivi anionici“ cioè ammorbidente. Vittima di Acquabomber. Passato lo spavento resta soprattutto la rabbia dei genitori della ragazza che ora chiedono giustizia e temono per la salute di altre persone. Un timore forse infondato forse no, che li spinge a pensare che l`acquabomber pescarese possa agire ancora indisturbato e da questi timori, da questa incertezza si scatena la loro rabbia: «Ora Maria è fuori pericolo ma io sono molto arrabbiata, – sottolinea la madre Sonia -. Vorrei sapere la verità, non capisco perché le forze dell`ordine non riescano a venire a capo di questa storia, addirittura hanno dubitato delle parole di mia figlia pensando che fosse una messa in scena per non andare a scuola. Vorrei capire perché questa persona che mette in pericolo delle vite umane non ha una nome ed è ancora libera di agire. Se potessi averla davanti credo che reagirei con violenza non posso dimenticare quello che ci ha fatto passare. Io so cosa ho provato quando ho saputo che mia figlia era stata ricoverata d`urgenza per un presunto avvelenamento da Acquabombe. Sono rimasta in ospedale due giorni senza mangiare né bere, fumavo di continuo per smaltire lo stress immenso».
Nessun perdono quindi, solo rabbia e disprezzo verso chi ha messo a repentaglio la vita di Maria, una delle tante vittime dei “tranelli“ di acquabomber. Non si nascondono dietro falsi pietismi i genitori della ragazza ed è proprio la mamma che da quel venerdì non si dà pace a rivolgere un appello all`artefice del fatto: «Non penso si tratti una persona sola che agisce in tutta l`Italia, il caso di Maria è forse un tentativo di emulazione. Credo però che questa persona stia seguendo tutta la storia dalla televisione e dai giornali, per questo vorrei rivolgermi proprio a lui, o a loro, vorrei che mi spiegassero cosa può spingerli ad essere delle persone così vigliacche. Devono pagare per quello che hanno fatto perché sono malvagie al punto da prendersela con degli innocenti, addirittura con ragazzini. Non posso perdonarle, queste persone devono essere punite per quello che hanno fatto».
E mentre il Codacons ha lanciato un appello chiedendo ai Nas delle indagini a campione sulle bottigliette d`acqua vendute nei negozi di Pescara con lo stesso marchio di quella incriminata, continuano le indagini della polizia coordinate dal capo della squadra mobile Nicola Zupo che per ora non escludono nessuna ipotesi. Le bottigliette da mezzo litro sequestrate all`interno del panificio nel quale la quindicenne aveva acquistato l`acqua, sottoposte alle analisi scientifiche dei tecnici dell`Arta, sono risultate integre e non inquinate da altre sostanze. Per ora il reato ipotizzato è “avvelenamento delle acque“, per il quale l`articolo 439 del codice penale prevede dai 15 anni di reclusione all`ergastolo se l`avvelenamento porta alla morte di un individuo.





Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this