Acquabomber a Pescara, quindicenne intossicata
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fonte:
- Il Messaggero
La bottiglia di minerale era forata. In pochi giorni oltre dieci casi in tutta Italia: è allarme
PESCARA – «Che schifo, quest?acqua puzza, ma che è, oddio, brucia. Sto male, aiuto». La paura, la corsa in ospedale per il ricovero, l?allarme, le sirene della polizia.
Mattinata ad alta tensione ieri a Pescara per un presunto caso-Acquabomber. Una studentessa quindicenne, Maria S., originaria di Cugnoli, paesino della provincia di Pescara, è rimasta intossicata in classe dopo aver bevuto due sorsi d?acqua minerale da una bottiglietta naturale della ?Levissima? acquistata in un panificio poco prima di entrare a scuola. Bottiglietta che è stata subito sequestrata dalla polizia con le altre dell?intera fornitura e che, hanno confermato più tardi le analisi dell?Arta, conteneva ?tensoattivi anionici? cioè detersivo. «Molto probabilmente si trattava di un ammorbidente» ha affermato il dottor Nicola Zupo, capo della Squadra mobile che conduce le indagini.
La sostanza potrebbe essere stata inserita con una siringa: un piccolo foro è stato riscontrato sul collo della bottiglietta dunque non ci sono dubbi sulla manomissione e sulla volontà di colpire, di avvelenare chiunque avesse bevuto. La polizia procede però a 360 gradi e con cautela: «Non possiamo escludere nessuna pista – ha spiegato il dottor Zupo – anche se non credo allo scherzo tra compagni di classe e neppure alla manomissione dal fornaio». Il maggior timore della polizia è l?effetto-emulazione. I casi di Acquabomber si sono susseguiti e moltiplicati in ogni parte d?Italia in questi giorni, i più eclatanti quelli di una bimba e di un operaio a Padova, un altro nell?Ascolano. Episodi allarmanti anche a Bologna, Abbiategrasso, Rende, a Laigueglia, Campobasso e Grosseto. Un filone che si estende a macchia d?olio: difficile che abbia una sola matrice, una stessa strategia.
Proprio dalla procura di Pescara è anche emerso che soltanto due giorni prima nel capoluogo adriatico un?altra bottiglietta forata era stata segnalata da un anziano al quale era stata consegnata la spesa a domicilio, acquistata in un supermercato. «Fortuna ha voluto che se ne sia accorto prima di bere». Un particolare inquietante, quest?ultimo, che ha determinato da parte della polizia e della procura un più alto livello di attenzione su tutta la vicenda. L?ipotesi di reato, per il momento è violazione dell?articolo 439 del codice penale: avvelenamento di acque e sostanze alimentari; reato che prevede pene dai 15 anni fino all?ergastolo se la vittima muore. Il Codacons ha chiesto ai Nas di effettuare controlli a campione su confezioni d?acqua in tutta la zona di Pescara.
Ricoverata nel reparto di pediatria dell?ospedale Santo Spirito, la ragazza è stata sottoposta a trattamento con farmaci gastroprotettori e per fortuna ha mostrato subito confortanti segnali di ripresa.
Maria S. frequenta la seconda C ad indirizzo linguistico dell?Istituto Manthoné, sulla Tiburtina. Mille studenti e scuola tra le più apprezzate della città. Come ogni mattina la ragazzina era andata al panificio Bonifacio che si trova proprio di fronte alla scuola. «Maria, accaldata, aveva comprato la bottiglietta da mezzo litro d?acqua naturale direttamente dal frigo self-service di fronte al bancone, frigo che può essere aperto da qualsiasi cliente» hanno raccontato alcune compagne di scuola. Poco prima di entrare in classe ha stappato la bottiglietta ed ha bevuto. Dieci minuti più tardi ha accusato bruciore allo stomaco: è stata soccorsa dal personale della scuola e portata in ospedale dal 118. «Ha portato con sé anche la bottiglietta d?acqua e l?ha consegnata all?agente del posto fisso di polizia dell?ospedale – ha raccontato la preside, Luciana Vecchi -. Non fatemi dire altro – ha aggiunto con apprensione la preside -. L?importante è che la ragazza stia bene, sono già stata rassicurata in proposito».
All?ospedale di Pescara sono subito arrivati il papà e una zia della quindicenne. «Il buco nella bottiglietta c?era, l?abbiamo visto – ha raccontato la zia -. Anche per noi è stato un grande spavento, per fortuna sembra tutto risolto». Per 48 ore la ragazzina dovrà restare sotto osservazione nel reparto diretto dal primario dottor Paolo Visci. Ad occuparsi di lei è stata la dottoressa Antonietta Minniti. «A cinque ore di distanza da quelle sorsate lamentava ancora fastidio all?epigastro – hanno detto i medici – ma sta recuperando bene».
Sorpreso e sconcertato il titolare del panificio, Ernesto Bonifacio: «Non capisco come possa essere successo, ma sono tranquillo» ha detto alla polizia.
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