Un break contro il carovita
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fonte:
- Il Messaggero
Benzina, sigarette e lavatrice: il 75% rispetta il ?black out?
C?è chi per un giorno ha rinunciato a fare lavatrice e lavastoviglie, ma anche chi ha fatto a meno di acquistare il consueto pacchetto di sigarette, ?marinando? caffè espresso e pizza al taglio. Poi, c?è anche chi semplicemente si è organizzato, facendo comunque qualche acquisto rispettando tuttavia la pausa di riflessione indicata dalle associazioni dei consumatori. E sono loro a stimare un?adesione oscillante tra il 75 e l?80%. «Ma non ci interessano le guerre di cifre», precisa subito Salvatore Lombardi, presidente regionale di Federconsumatori. «Il nostro obiettivo era portare la protesta della gente comune a palazzo Chigi e questo mercoledì è successo. L?adesione che si è registrata anche in Umbria è il segnale di una maggiore sensibilizzazione dei cittadini».
Diversamente dagli altri scioperi dei consumi, la protesta di mercoledì era limitata a due ore (dalle 11,30 alle 13,30) nelle quali i cittadini sono stati invitati a rinunciare ad almeno un acquisto, spegnendo tutto per cinque minuti dalle 11,30 alle 11,35. Secondo le stime delle associazioni promotrici dell?agitazione, un utente su tre ha aderito al black out, spegnendo almeno un apparecchio elettrico. E nell?ultimo giorno di vacanza, in molti casi i ragazzi rimasti a casa si sono visti recapitare anticipatamente il sermone di inizio anno scolastico dai genitori, specie le mamme. Racconta la signora Anna da Perugia. «Ho tre figli e mercoledì mattina prima di uscire per andare al lavoro li ho pregati di rinunciare ad accendere personal computer e stereo, televisione e telefonino, dedicandosi in quelle due ore alla lettura di un libro».
Anche tra i giovani, comunque, c?è chi ha seguito il consiglio di Adiconsum, Adoc, Adusbef, Codacons e Federcomsumatori. «Sapevo dello sciopero – dice Valentina, 19 anni studentessa universitaria a Perugia – e pur essendo rimasta senza sigarette, ho resistito comprando solo ieri un nuovo pacchetto». E c?è anche chi ha rischiato di restare a piedi in auto, pur di rinviare di un giorno il pieno di benzina. Poi, qualche supermercato stranamente semi deserto per quasi l?intera mattinata e le decine di telefonate ricevute nelle sedi delle associazioni di cittadini che chiedevano informazioni su come scioperare e quando». La protesta è stata più sentita rispetto alle precedenti proprio perché limitata a due ore». Parla la signora Carla, impiegata a Perugia: «Ho fatto lo sciopero e pur non avendo proprio rinunciato a fare acquisti, mi sono però organizzata in modo tale da rispettare le due ore di break previste».
Segnali empirici che i commercianti, Confesercenti in testa, hanno subito contestato parlando di «protesta fantasma», con «conseguenze impercettibili». Le associazioni, invece, parlano dello sciopero come di un?iniziativa di successo, più facile da verificare nelle due ore nelle quali era concentrata. «C?è stata una buona partecipazione anche in Umbria – fanno sapere dal Codacons – segnale di una insoddisfazione che anche qui si è fatta sentire». Una pausa di riflessione contro il caro vita, dunque, contro prezzi troppo alti e contro tariffe nazionali e locali da rivedere e concertare con le associazioni dei consumatori. «Siamo contenti per i cittadini, le massaie ed i consumatori che hanno risposto senza fare crociate contro nessuno – aggiunge Salvatore Lombardi – ma per cercare di sensibilizzare il Governo e gli enti locali su benzina, tariffe, prezzi e provvedimenti a favore delle famiglie». Rilanciata anche l?ipotesi di un sussidio per le classi più disagiate: un contributo per aiutare i bilanci domestici a sostenere le spese per bollette e servizi di prima necessità.
A livello locale non ci sono state manifestazioni e bandiere in piazza, ma tutti i rappresentanti umbri delle associazioni sono confluiti nella capitale per la mobilitazione verso palazzo Chigi. «Mercoledì c?è stato un incontro positivo con il segretario generale alla presidenza del consiglio che ha ascoltato le proposte dell?Intesa dei consumatori. Abbiamo invitato il governo a muoversi e si intravede qualche spiraglio anche in vista della prossima Finanziaria».
A livello locale sono due i punti caldi sui quali le associazioni si muoveranno presso Regione e comuni: i trasporti e le tariffe idriche. In entrambi i casi è l?omogeneizzazione delle tariffe a far discutere. «Contestiamo l?aumento del 20% praticato dall?Apm – aggiunge Lombardi – e seguito a ruota (ma con percentuali minori) dalle altre aziende di trasporto locali della regione. In futuro, ci piacerebbe che certe decisioni venissero concertate con le associazioni dei consumatori, affinché agli aumenti praticati corrispondano almeno incrementi nella qualità e nell?efficienza dei servizi prestati».
Nel mirino anche il servizio idrico sul quale le associazioni hanno annunciato controlli a tappeto. Dal 1996 ad oggi, viene stimata un?avanzata di oltre il 30% nelle tariffe. Percentuale che in Umbria nasconderebbe anche elementi discriminatori tra territori. «Intendiamo fare incontri con i tre Ato per valutare il sistema tariffario adottato e avviare un percorso di armonizzazione che escluda disparità di trattamento tra territori. In alcuni casi sugli utenti viene riversato (iniquamente) il peso di una rete di acquedotti, nonostante gli interventi predisposti, ancora inefficiente».
«No alle proteste una tantum; si a scelte quotidiane consapevoli». Lo sostiene CittadinanzAttiva, associazione che sullo sciopero non si è schierata ma ha fatto sentire comunque la sua voce invitando Governo, Regione e Province «a fare scelte concrete». Qualche esempio? L?introduzione di detrazioni fiscali, panieri di prodotti a prezzi calmierati e la creazione di comitati provinciali per la concorrenza.
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