Lo sciopero della spesa piace ma non funziona
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fonte:
- Il Cittadino
Entusiasmo per l?iniziativa di Intesaconsumatori, ma i negozi restano pieni
Rinunciare agli acquisti dalle 11.30 alle 13.30 per protestare contro il famigerato caro prezzi doveva essere l?intento della giornata di ieri promosso dall?Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef, Codacons, Federconsumatori). Ma mentre le associazioni esibivano le loro ragioni sotto il portico di piazza Broletto a Lodi, i consumatori si aggiravano fra le corsie dei supermercati, si mettevano in fila alle Poste e procedevano con gli acquisti di tutti i giorni. «È una politica commerciale in cui noi crediamo molto – ha sottolineato Francesco Castellotti, presidente della Federconsumatori -, questo è il quinto sciopero della spesa che organizziamo e per la prima volta ci sarà anche un black out di protesta contro le bollette elevate». Si è infatti suggerito ai cittadini di spegnere tutto ciò che funziona grazie all?elettricità dalle 11.30 alle 11.35. «L?aumento dei beni è stato nettamente superiore rispetto al resto – ha spiegato Massimiliano Castellone, presidente dell?Adoc -, c?è stata una bolla speculativa che ha interessato molti settori e va sottolineata l?inerzia di chi doveva mettere in moto un sistema di controllo». Le associazioni hanno portato le loro valutazioni in prefettura per dimostrare che anche la città di Lodi si impegna in prima linea a favore dei consumatori. Che nel frattempo, però, si sono comportati seguendo la routine. Il supermercato Dugan di corso Umberto pullulava di casalinghe e pensionati: qualcuno si è completamente dimenticato dell?iniziativa, qualcun altro ne discuteva davanti alla cassa. «La gente protesta ma poi ha bisogno e compra per forza – hanno sottolineato Piera Cardini e Dario Del Miglio. Il dibattito si è subito insinuato fra le corsie: « Alla fine si deve pur mangiare – ha detto Francesco Bonomi -, intanto i prezzi salgono e nessuno fa niente. Il problema è che fra il produttore e il consumatore passano troppe mani». Nonostante il disagio economico, per tutti è impossibile restare senza i prodotti di prima necessità. Però qualcuno ha aderito al progetto. «Abbiamo preso lo stretto necessario ma quasi quasi ci dispiace – hanno detto Colomba Tansini e Agnese Mancini -, speriamo che lo sciopero sia sentito in maniera forte». La sensazione che tutto procedesse come sempre si respirava anche al Gigante, il supermercato di Montanaso. Al centro commerciale Bennet di Pieve Fissiraga la folla sembrava diminuita rispetto agli altri giorni, ma non è chiaro tuttora quale sia la causa. I dubbi sull?utilità della proposta hanno investito anche l?unione commercianti: « Lo sciopero non serve a nulla – ha affermato Marco Barbieri, segretario dell?associazione -, il discorso deve basarsi su una condivisione delle problematiche. Noi stiamo cercando di diminuire i costi delle aziende attraverso una riduzione delle imposte per rilanciare i consumi». Per la Coldiretti di Milano e Lodi, invece, lo sciopero è il chiaro sintomo di un malessere delle famiglie, e il consiglio dell?associazione è quello di acquistare prodotti di qualità ma a basso prezzo rivolgendosi alle realtà territoriali come le cascine. I Lodigiani ascoltano tutte le campane, ma poi la spesa la fanno dove e quando dicono loro. Così di sicuro non sbagliano mai.
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