Quanto pagano ogni anno per le concessioni demaniali gli stabilimenti balneari
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fonte:
- Corriere della Sera
In media, sui 330 chilometri di costa fra Gaeta e Tarquinia, il grosso degli impianti balneari versa per l`affitto degli arenili somme tra gli 8.200 euro e i 18.000 euro. Cifre alle quali ogni stabilimento deve poi aggiungere una tassa del 15% da versare alla Regione per strutture grandi come un campo da calcio. Nel Lazio a pagare meno sono le suore della scuola elementare Maria Immacolata, a Ostia: 186 euro l`anno per una spiaggetta inutilizzata destinata ai bimbi della colonia estiva. L`esborso massimo è ad Anzio, stabilimento Tirrena: qui il canone versato all`Erario nei 12 mesi è di 38.725 euro. Ma in media, sui 330 chilometri di costa fra Gaeta e Tarquinia, il grosso degli impianti balneari versa per l`affitto degli arenili somme tra gli 8.200 euro e i 18.000 euro. Cifre alle quali ogni stabilimento deve poi aggiungere una tassa del 15% da versare alla Regione per strutture grandi in media come un campo da calcio, con battigie lunghe non più di 100 metri e superfici sui 6.000 metri quadrati. Per il Codacons tariffe “scandalosamente basse, spesso inferiori all`affitto mensile di un appartamento alla periferia di Roma“. Numeri soltanto “da correggere“ secondo molti dello schieramento bipartisan (comprendente An, Fi e Ds) che in Parlamento frena la triplicazione dei canoni demaniali marittimi – cioè l“`affitto“ delle spiagge, possedimenti dello Stato – sollecitata nel 2003 dal vicepremier Giulio Tremonti. Obiettivo, quello di un introito di almeno 140 milioni di euro: decisamente più alto dei 47 milioni incassati nel 2002, “importo di esigua consistenza, se rapportato alla redditività dei beni in questione“ aveva spiegato l`allora ministro del Tesoro. Con l`aumento tout court osteggiato in primis dalle associazioni balneari che prospettano ricadute su affitti di sdraio e lettini, al Senato l`approvazione del progetto di legge è slittata al 15 dicembre. Nel frattempo interverrà la mediazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta chiamato a trovare un equilibrio “tra tariffe che non siano un`accettata per i concessionari ma che nemmeno consentano la svendita delle spiagge“ osserva il senatore An Lodovico Pace. Il sindaco di Santa Marinella e deputato Ds Piero Tidei ha chiesto invece al presidente della giunta regionale Piero Marrazzo di adoperarsi per frenare un aumento “insostenibile per molte aziende. Nel contempo bisogna però valorizzare le coste e promuovere le spiagge libere, divorate da case e impianti che impediscono di raggiungere il mare“. Oggi i canoni marittimi, poi girati all`Agenzia dell`Entrate, vengono riscossi dai comuni costieri, 24 nel Lazio per un totale di 1.577 concessioni rilasciate: tra queste 704 sono per abitazioni a riva, 479 per stabilimenti e il resto per chioschi e circoli sportivi. É del Campidoglio l`incasso maggiore: circa 600 mila euro annuali per un`ottantina di titoli concessori, poi viene Anzio con 270 mila euro divisi tra 62 impianti. Ma le tariffe? A Ladispoli quelle versate dai 22 stabilimenti oscillano da un minimo di 940 euro annui a un massimo di 6.300 euro. Un lussuoso lido come il Gilda on the beach di Fregene, di proprietà del re delle notti romane Giancarlo Bornigia, paga 15.183 euro d`affitto; poco meno il vicino Glauco : 11.352 euro. A Ostia i due presidenti romani di Assobalneari e Sindacato balneari Renato Papagni e Rosella Pizzuti pagano rispettivamente 28.236 euro per le Dune Village (uno dei 9 impianti per cui il Campidoglio ha rilasciato concessioni, caso unico nel Lazio, a 25 anni) e 11.587 euro per Peppino a Mare . A Sabaudia l`uso spiaggia costa all`albergo Oasi di Kufra 2.882 euro annuali (qui le camere “de luxe“ sono affittate a 300 euro a notte) mentre è di 5.359 il canone da Saporetti: cifra che rientra con l`affitto di quattro pacchetti stagionali da 1.500 euro comprendenti ciascuno ombrellone, una sdraio e due lettini. Già da ora, aumento Tremonti a parte, rivedere i canoni sarebbe possibile. Lo prevede la legge 494 del 1993 che ne quantifica l`ammontare. In sintesi: un euro per metro quadrato di arenile; tre euro la superficie con cabine e manufatti. Alle Regioni è demandata l`individuazione della valenza turistica delle località costiere, da classificare in fascia bassa (C), media (B) e alta (A), con le tariffe da differenziare in base alla suddivisione. L`hanno fatto solo Liguria, Sardegna, Calabria e Marche, tutte peraltro non oltre la categoria B. Lazio e le altre sono inchiodate alla fascia di partenza, quella C meno redditizia per l`Erario. “Una dimenticanza da colmare subito – sbotta l`assessore regionale all`Ambiente Angelo Bonelli -, è incomprensibile considerare di basso spessore località come Sabaudia, Sperlonga, Fregene e Ostia, che è la spiaggia della Capitale“.
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