15 Agosto 2005

CARO ALISCAFI, SI ALLARGA IL FRONTE DELLA PROTESTA

Il sentimento affettivo per una volta non c`entra, ma c`entra, quello sì, il vil denaro. Perchè Capri e Ischia diventano sempre più lontane, inaccessibili, causa costi altissimi: rilevato il caro-ristoranti, il caro-ombrelloni, il caro-servizi, il caro-villeggiatura, l`ultima mazzata arriva da un rincaro, quello di traghetti e aliscafi, mai stati di per sè economici. L`aumento di un euro tondo è stato deciso dalle compagnie private, oppresse – si sono giustificate quest`ultime – dall`aumento vertiginoso del petrolio, e quindi della nafta. La stangata partirà oggi in pieno Ferragosto, e il primo gruppo armatoriale ad applicarlo sarà quello che fa capo al gruppo Alilauro, insieme al gruppo Alilauro-Gruson, alla Libera Navigazione del Golgo, all`Alicost. Nei giorni successivi seguiranno a ruota la Medmar e i Traghetti Pozzuoli che fanno capo a D`Abundo. Lo scirocco di polemiche che si è sollevato è tale che rischia di scottare per prime le stesse compagnie di armatori. Che ora accusano chi non li sostiene. “Non ce la facciamo più“, afferma Salvatore Di Leva, amministratore delegato dell`Alilauro-Gruson, collegamenti con Ischia, Capri, isole Pontine e Eolie attraverso una flotta formata da ben 47 mezzi veloci della “Volaviamare“ tra aliscafi e catamarani, e 11 tra navi e traghetti (di cui due che trasportano ifiammabili). “Il costo del carburante è diventato insostenibile: in un solo anno, dal luglio 2004, è schizzato del 48,2 per cento. Un aumento a dir poco vertiginoso. Chiuderemo con un budget annuale in passivo. Se prima sopravvivevamo, le prospettive ora sono tutt`altro che tranquillizzanti“. Di Leva è disposto a farsi fare i conti in tasca. Prendiamo un aliscafo tipo, l`Alikenia, che copre la tratta Napoli-Sorrento, un “kolkida“ di fabbricazione russa da 152 posti. Il biglietto pieno costa euro 8,59. “Facciamo finta che a bordo non viaggi nessun residente o pendolare (e non capita mai), i quali pagano un prezzo infinitamente inferiore – spiega Di Leva – e mettiamo in conto che l`aliscafo viaggi a pieno carico, evento raro, che avviene solo a stagione turistica calda. Ebbene: il ricavato di un viaggio sarebbe pari a 1.292 euro. Lo stesso viaggio costa al gruppo 368 euro di carburante, andata e ritorno, più 18 euro di lubrificante. Quindi ci sono i costi di gestione e operativi, le tasse portuali e l`equipaggio (dieci marinai per due cambi su ogni mezzo ogni giorno): altri 900 euro. Alla fine usciamo in perdita“. Di Leva enumera le difficoltà degli armatori: “Ogni 12 giorni l`aliscafo viene messo a terra e controllato a puntino – spiega – le eliche vengono sostituite, i motori revisionati, come un aereo insomma. Altri costi che nessuno ci rimborsa, tantomeno la Regione. Con quest`ultima abbiamo pattuito delle convenzioni, rispettiamo una serie di obblighi come quella di riservare metà dei posti a residenti e pendolari, ma non riceviamo sovvenzioni di nessun tipo. Meglio andrebbe per tutti se si stipulasse una carta dei servizi che però, adesso non c`è“. Ma i turisti non si curano dei problemi dei gruppi armatoriali, guardano solo nelle loro tasche, che si svuotano sempre di più: “Se guardiamo anche all`aumento indiscriminato del ticket UnicoCampania siamo seduti sull`orlo di un cratere – si indigna il legale del Codacons, l`avvocato Pino Ursini – Anche questo sovrapprezzo non ha una motivazione coerente, ricorreremo al Tar“. E il sindaco di Forio, Franco Regine, che ha dato via a un controllo serratissimo dell`ordine pubblico nel suo comune (addirittura due vigili a bordo di un gommone controlleranno tutte le coste durante tutto il giorno) scrolla la testa: “Quest`aumento non è la colpa di tutto, ma è un altro tassello che contribuisce alla crisi del turismo“.

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