8 Agosto 2005

Sempre più italiani tradiscono le `bionde`

Anche se il Tar del Lazio ha sollevato baristi, ristoratori, gestori di discoteche e di sale Bingo dall`obbligo di denunciare i clienti che violano la legge Sirchia anti-fumo, limitandosi così solo ad esporre i cartelli a norma di legge sul divieto, la lotta contro il fumo passivo continuerà. L`impegno è stato assunto dal ministro alla Salute Francesco Storace, il quale ha ricordato che “sui principi che hanno ispirato la legge antifumo non si può tornare indietro, perché è stata un`intuizione giusta e molto apprezzata dall`opinione pubblica“. “Tuttavia – sottolinea Storace – si tratta solo di trovare il meccanismo giusto su chi deve far rispettare il divieto di fumo“. Per quanto, il ministro si è appellato al senso civico della popolazione spiegando che “oltre alla sanzione, c`e` anche il controllo dei cittadini che a volte è più efficace“. Ma una strada comunque è stata già delineata. A settembre si riuniranno intorno ad un tavolo sia le organizzazioni dei ristoratori ed esercenti pubblici che quelle dei consumatori per trovare il meccanismo giusto su chi deve far rispettare il divieto di fumo nei pubblici esercizi. Intanto, a otto mesi dall`entrata in vigore della legge, il giro di vite sul fumo inizia a dare i suoi frutti: sono state elevate 276 infrazioni, le vendite di sigarette sono scese dal 9 al 18% e 700-800 mila fumatori (la maggioranza sono giovani tra i 15 e i 24 anni) hanno smesso. In particolare, secondo uno studio realizzato dalla Poggi Patners e commissionato dalla presidenza del Consiglio dei Ministri, gli ex fumatori nel Belpaese rappresentano il 17,3% dell`intera popolazione, circa 8 milioni di cittadini. Di questi, il 10% ha smesso nell`ultimo anno, soprattutto i più giovani (36,4%). Due italiani su tre, invece, non fuma né l`ha mai fatto in passato (63%). Il 56,4% degli ex-fumatori ha detto addio alle `bionde` per motivi di salute, mentre il 5,5% ha smesso perché ha avuto un bebè o per paura di danneggiare i figli. Ed ancora. Il 4,9% ha avuto paura delle conseguenze future sulla salute, con un 4,1% che non si vuole sentire schiavo delle sigarette. Ma c`e` anche uno 0,8% degli ex fumatori che ha smesso di accendere sigarette per un `fioretto`. Scende, inoltre, la percentuale degli italiani che, dall`entrata in vigore della normativa, ha ridotto le sigarette: lo ha fatto oltre un fumatore su cinque (21,1%). Buoni risultati. Ma va anche ricordato che ogni anno 80mila persone continuano a morire per patologie legate al fumo e, nonostante ciò, 13 milioni di persone (il 20% della popolazione) continuano a non cedere alla “bionda“, fumando una media di 13,8 sigarette al giorno. Le donne lo fanno meno degli uomini (68% di non fumatrici contro il 56,6% degli uomini) e a testimoniarlo – si legge nel rapporto – è l`attesa media di vita: 6 anni maggiore sui maschi. Ma la legge Sirchia convince gli italiani: l`89% della popolazione si dichiara “molto favorevole“ al divieto e nel novero c`è anche una metà dei tabagisti. La maggioranza degli intervistati è anche contraria all`erogazione di contributi statali per l`adeguamento dei locali, così come alla creazione di locali solo per fumatori. Intanto dopo la sentenza del Tar Lazio sul fumo, è pronta l`offensiva del Codacons che annuncia: “in quei bar o ristoranti in cui si fumerà in barba alle norme, senza alcun tipo d`intervento da parte dei gestori, i clienti potranno non pagare il conto“. L`Associazione dei consumatori chiamando in causa l`art. 1460 del codice civile, spiega infatti che “se il caffé o il pasto sono consumati in presenza di fumo, la prestazione non solo è carente rispetto agli standard minimi di qualità, ma addirittura è dannosa per la salute“. Pronta la replica degli esercenti. “Consumare in un pubblico esercizio, alzarsi e andarsene senza pagare il conto è un reato“. Per questo la Fipe-Confcommercio spiega che quella del Codacons “è da considerarsi un`istigazione priva di qualsiasi ragione“.

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